Infelicità
di Elisabetta Bertozzi
Nei momenti in cui il tempo e la vita sfuggono vi è un rifugio, una breve realizzazione di serenità quando si concentra nella scrittura, o quando si immerge completamente nel paesaggio e nella natura: qui si ferma il tempo, qui il movimento lo spazio e il dolore non esistono più.
In effetti Kafka ripete all'infinito che lo scorrere del tempo e il movimento gli risultano penosi e lo stordiscono: il suo ‘ascetismo’ fu, al di là di ogni posizione filosofica, una necessità fisica.
Come il tempo anche lo spazio si allunga e dilata, dato che percorrerlo è arduo e un breve tratto di strada assomiglia a una lunga maratona, mentre quattro passi corrispondono allo sforzo di conquistare una meta agognata. Allora le strade si allungano, l’orizzonte si allontana sempre più e i paesaggi mutano all’improvviso nell’impossibilità di trovare in essi il proprio posto. Alla luce di quanto detto diventano comprensibili le prime frasi di Essere infelici: “Quando giunsi a un punto proprio insopportabile...” (1) . L’insopportabilità è forse dovuta al “vuoto della stanza” (2)? E’ questo la stanza vuota o è un vuoto metaforico che sparisce quando egli riesce a trovare un significato vitale e “una nuova meta” nel “fondo dello specchio” (3)?
Un uomo estraneo alla vita - svuotato di energia vitale - corre nella stanza spaventato alla ricerca di un po' di energia e di uno scopo alla propria esistenza, per non abbandonarsi al senso del nulla e alla paura del non-essere. Correre, urlare nel vuoto: “...e gridavo, solo per udire il grido cui nulla risponde”(4) , per aver la sensazione di essere vivo: ma ciò che resta è che, come il movimento è un vuoto giro su se stesso, così il grido è già diventato un urlo metafisico: la vita negata dissocia il “gesto” dal suo referente, il significante dal significato, e di essi resta solo il segno: “gesto” e segno nucleo della scrittura kafkiana.
Ciò pone il problema della lingua, o metalinguaggio apparentemente scisso dalla vita ma in realtà in continuo rapporto di compenetrazione e di antitesi con essa. La lingua crea un'altra dimensione come alterità al mondo quotidiano che assume però essenza dal contrappeso della normalità.
Per questo la lingua di Kafka non è né lingua costruita né alienata: il richiamo prepotente della vita risuscita la vitalità dimenticata che, non potendo attuarsi nella sua compiutezza, si traduce in immagini: il bambino, i cavalli, l'acrobata etc.
Inutile dire che questa fantasia doveva essere particolarmente fertile come sempre avviene quando il corpo perde una delle sue funzioni e ne potenzia un'altra: essa era spesso accentuata nel dormiveglia e nelle ore notturne, durante le quali l’insonnia lo tormentava ma gli consentiva di scrivere.
La vitalità evocata e negata si esprime nel bambino che compare simile ad un “fantasma”. Certe figure letterarie a volte assumono significato per la loro contrapposizione a un concetto non espresso, ma solo vagheggiato: è il caso del bambino di questo racconto che lo visita presentandosi come “spettro” della vita e dell'infanzia. Ma non è questo, ci dice Kafka, il problema centrale del racconto, che è invece “l'origine dell'apparizione”, la causa che genera uno “spavento” che non cessa mai: "Il vero spavento è quello per l'origine dell'apparizione” (5) , cioè il senso di vuoto e di assenza di vita di cui dicevo all'inizio, che lo terrorizza al punto da farlo correre all'impazzata per la stanza.
(1) F. Kafka, Essere infelici, Mondadori, 1991, p. 137.
(2) Ibidem.
(3) Ibidem.
(4) Ibidem.
(5) Ivi 140.
da
FRANZ KAFKA. LA SCRITTURA IMMANENTE
di Elisabetta Bertozzi
Il saggio Franz Kafka. La scrittura immanente è un'attenta e minuziosa rilettura delle opere dell'autore praghese. La tesi del saggio è che l'affiorare, in maniera conscia, della malattia in Kafka faccia sì che il tutto si riversi, catarticamente, nella sua penna trasformando così il suo malessere da fisico in psichico. Davvero ammirevole è il modo in cui l'autrice rielabora, da questa nuova prospettiva, l'intera vita e l'opera dell'autore, ricostruendo così un complesso quadro dal quale emerge una nuova immagine di Kafka, la cui vita artistica fu fortemente segnata dalla malattia che sarà la causa della sua morte. Il saggio rappresenta dunque una nuova chiave di lettura, capace di offrire nuovi spunti critici per la comprensione e l'interpretazione dell'opera kafkiana