Sa proposta Bolognesi de S’istandard
di Roberto Bolognesi
La domanda «quale sardo si deve usare adesso?» che regolarmente viene posta ai linguisti, è finora rimasta senza risposta. La complessa serie di fattori che finora hanno impedito di dare una risposta a questa domanda fondamentale, e di cui va tenuto conto per poter proporre un'unificazione grafica del sardo, possono essere riassunti nel modo seguente.
La tradizione
Se il sardo ancora non possiede una grafia standard questo dipende principalmente dal fatto di possedere due diverse tradizioni grafiche. Da una lato abbiamo la tradizione che corrisponde al Logudorese Illustre, dall’altro abbiamo il Campidanese Illustre che si fonda in gran parte sul Saggio di Grammatica di Vincenzo Porru.
La tradizione di un uso colto del sardo è stato uno dei fattori fondamentali che hanno permesso la resistenza della lingua sarda in questi anni. Per i parlanti di una qualunque varietà l’esistenza della poesia scritta e estemporanea, come anche delle molto meno numerose opere in prosa, ha costituito un elemento importante di orgoglio e di identificazione con la lingua sarda. Una stan stardardizzazione del sardo che prescindesse interamente da questa tradizione rischia di essere vissuta da chi ha attivamente partecipato al processo di resistenza e di costruzione del futuro del sardo come rottura con la propria memoria storica.
Contemporaneamente, e paradossalmente, è però proprio l'esistenza di questa doppia tradizione ad intralciare il processo di unificazione della lingua sarda. Rispetto alla lingua scritta, infatti, gli argomenti contro la standardizzazione presentati in diverse occasioni dai colleghi Massimo Pittau e Eduardo Blasco Ferrer sono in gran parte validi. Se è vero che per la lingua parlata è assurdo parlare di due varietà del sardo, l’esistenza di due diverse varietà della lingua scritta è invece in gran parte una realtà. E scegliere l'una a svantaggio dell'altra è semplicemente improponibile: si andrebbe incontro ad un rifiuto da parte di moltissimi parlanti del sardo.
La polarizzazione che esiste a livello del sardo scritto riflette un'effettiva polarizzazione antropologica: gli storici due capi della Sardegna (Cabu 'e sus e Cabu 'e josso) sono per molti sardi una realtà.
È chiaro che per arrivare ad un'unificazione grafica del sardo occorre trovare un terza via rispetto alle due tradizioni esistenti, la quale, se da una lato deve tener conto di Su Connottu, dall’altro deve portare ad un suo superamento. Questa terza via non può consistere di un semplice ibrido fra Logudorese Illustre e Campidanese Illustre e deve risultare accettabile alla grande maggioranza dei parlanti del sardo.
La lingua parlata
La lingua scritta deve avere un rapporto chiaro, oltre che il più naturale possibile, con la lingua parlata. Se, per le ragioni che esporrò più avanti, è improponibile per la nostra lingua un sistema di scrittura che riproduca la pronuncia effettiva, d’altra parte il rapporto fra grafemi e pronuncia deve essere il più possibile logico, coerente e naturale. La scrittura deve guidare alla corretta pronuncia della lingua per mezzo di convenzioni grafiche che esprimano in modo univoco il rapporto fra grafemi e la pronuncia effettiva nei contesti che poi determinano le varie pronunce.
Inoltre è fondamentale che le stesse convenzioni grafiche siano altrettanto coerentemente untilizzabili per quante più possibili fra le varianti che esistono nel sardo parlato.
Oltretutto, proporre in questo momento una pronuncia standard del sardo costituirebbe un fatto estremamente negativo: questa pronuncia non verrebbe e non potrebbe neanche essere accettata, tranne che dai pochissimi che già conoscono più varietà del sardo. L'unificazione dello scritto deve quindi esprimere l’esigenza di porre tutte le varianti del sardo sullo stesso piano. Non si deve nuovamente commettere l’errore di distinguere fra figli e figliastri linguistici. Questo scontenterebbe la maggior parte dei sardi e riaprirebbe immediatamente la porta ai contrasti e alle divisioni.
Inoltre, ormai tutti i sardi parlano l’italiano e, data la situazione di diglossia esistente nell'isola, si sono abituati ad usare il sardo soltanto nell’ambito familiare e con la cerchia degli amici più stretti, mentre l’italiano viene usato in tutte le occasioni più o meno pubbliche. Il sardo (il dialetto locale) è diventato per la maggior parte dei parlanti la lingua dell’intimità che si usa in famiglia e con gli amici. Proporre una pronuncia standard del sardo comporterebbe per la maggior parte dei parlanti la perdita dell'identificazione del sardo (cioè del dialetto locale) come lingua dell’identità più intima.
Poiché una pronuncia standard risulterebbe più o meno estranea rispetto al dialetto locale, i parlanti sardi si ritroverebbero, in misura maggiore o minore, nella stessa situazione di disagio e timore di commettere errori in cui si trova chiunque non padroneggi una lingua a sufficienza. Il sardo standard dovrebbe inoltre competere, come lingua veicolare, con l’italiano che i sardi ormai padroneggiano in modo più che soddisfacente. Chiunque possa scegliere tra una lingua che gli offre sicurezza e una che lo rende insicuro, sceglie ovviamente per la prima: il sardo standard sarebbe condannato in partenza.
Il sistema di grafia proposto
• Morfologia verbale
Per la grafia unificata del sardo si propone l'adozione del paradigma verbale del logudorese comune, in quanto linguisticamente centrale rispetto a tutte le altre varietà del sardo, e per evitare di introdurre un sistema ibrido, non corrispondente ad alcuna varietà realmente parlata. Il paradigma verbale del logudorese comune va comunque modificato leggermente secondo i criteri introdotti dal collega Corraine: (i) rappresentando nelle terze persone plurali dei verbi anche la T finale che ormai non viene più pronunciata nei dialetti centro-settentrionali (es.: andant, benint); (ii) limitando le forme del gerundio a una (-ende).
• I prestiti
Seguendo la tendenza moderna a non adattare i prestiti da lingue straniere alla pronuncia e alla grafia della propria lingua, e per evitare inutili complicazioni per il sistema di grafia unificata del sardo, i prestiti recenti da altre lingue conservano la grafia originale. È ovvio però che quando un prestito contiene dei suffissi presenti anche nel sardo, questi vadano rappresentati secondo la grafia del sardo. E così pure nel caso dei verbi: questi vanno coniugati segondo il paradigma verbale del sardo (es. forwardadu).
Rispetto al problema di stabilire se i prestiti vadano introdotti di peso o tradotti letteralmente (es. telefono ~ faedda attesu), ritengo che non sia compito della commissione risolverlo.
Si tratta di un problema connesso ad un atteggiamento linguistico generale nei confronti dei prestiti e delle lingue straniere, derivante da meccanismi storici e sociali che vanno ben oltre la portata di una commissione di linguisti.
• Il lessico
Ritengo non sia compito della commissione (o dei linguisti in generale) procedere ad una standardizzazione del lessico. Le differenze lessicali esistenti fra le varietà del sardo vanno accettate come sinonimi. Per cui, per esempio, le varianti como e immoe sono da considerasi entrambe corrette, così come in italiano ora e adesso, parole che ugualmente hanno un'origine storica e geografica diversa. Col tempo, sarà eventualmente la comunità linguistica nel suo complesso a privilegiare certe varianti al posto di altre.
La limitazione dell'unificazione del sardo alla forma scritta
Questa forma scritta va individuata dalla commissione, adottando una serie di soluzioni che permettano di soddisfare in modo ottimale i bisogni del sardo unificato. La varietà effettivamente parlate di cui tener conto per la proposta di sardo scritto unificato sono quelle indicate al punto seguente.
Rispetto al parlato, lo scritto dovrà essere sufficientemente astratto da permettere di scrivere le parole in un modo unico e costante, oltre che permettere di superare le divergenze riscontrate a livello della pronuncia effettiva.
Nel caso le due varietà contrastino in modo inconciliabile e si debba operare una scelta, questa deve essere basata su criteri oggettivi e neutri. I criteri chiave saranno:
1.
la fedeltà alle rappresentazioni lessicali astratte che costituiscono l'input al quale si applicano le regole di pronuncia tipiche di ciascuna varietà;
2.
l'individuazione di un'etimologia precedente comune a entrambe le varietà, quando la prima soluzione non sia applicabile.
Roberto Bolognesi, Universidade de Amsterdam
Roberto Bolognesi est unu fonologo linguista chi faghet traballiu de chirca e insenniamentu in sas universidades de Groninga e Amsterdam in Olanda. Est istadu garrigadu, impare cun ateros, dae sa regione sarda a isolver su problema de sa grafia de sa limba Sarda. Sa regione Sarda at formadu unu comitadu pro sa lingua cun su dissinniu de chircare de dare a sos sardos unu sistema de grafia aunidu.
Roberto Bolognesi at presentadu in custu comitadu una proposta de aunimentu de sas barias faeddadas chi amus in Sardigna.