Mille Volti Dell'amore di Serena Accascina Polizzi
una recensione di Rina Brundu Eustace
In un tempo in cui l’universo famigliare e quello femminile si contraggono e si espandono, sotto l’effetto di nuove forze minanti, leggere Mille volti dell’amore, il nuovo saggio di Serena Accascina, può diventare un’occasione unica di riflessione pacata su temi fondamentali.
Soprattutto, questi mille sguardi dentro il detto ed il non-detto di alcune gemme letterarie della narrativa e del teatro europeo dei secoli appena passati, possono trasformarsi in un benvenuto promemoria di quel come eravamo quanto mai importante quando si tenta di comprendere le cause del come siamo e le ragioni del come saremmo.
Ovvero, le ragioni del come evolverà l’istituto famigliare nel tempo a venire, nonchè il nuovo ruolo della donna all’interno dello stesso. Perchè non vi sono dubbi che la dimensione-famiglia narrata dentro le opere di Flaubert, Wilde, Chechov, Shaw, Ibsen, Wolf, Pirandello, per citare solo alcuni dei maestri chiamati in causa dall’Accascina, sia una dimensione lontana dall’idillio. L’analisi testuale, rivela infatti un approccio impietoso, pragmatico, spesso sofferto, da parte dell’autore di turno.
Nel migliore dei casi, il vincolo famigliare diventa altra occasione di sacrificio dell’Essere, mentre rari sono i contesti in cui non sappia trasformarsi, quasi per tristo incantesimo, in catena di piombo, vincolo soffocante, parrocchia bigotta, vicinato pettegolo, conquista del nulla.
E così è scritto, perchè così era la realtà contingente all’epoca di chi l’ha narrata e così è scritto, perchè così è la nostra realtà quotidiana; in simile maniera, così sarà il nostro prossimo futuro, se gli uomini e le donne che abitano questo universo destabilizzato, non sapranno scrollarsi di dosso le nevrosi del perbenismo pseudo-religioso e sentimentaloide, in grado da sole di soffocare anche il bello famigliare che meriterebbe invece altro destino.
Ripeto, mai come in questo momento storico una riflessione sul tema risulta appropriata. Soprattutto, mai come in questo momento storico vogliamo coltivare la speranza che i pensieri degni di tanti uomini e di tante donne di buona volontà, sappiano infine partorire una visione nuova di un istituto atavico, comunque destinato a rinascere dalle sue stesse ceneri, ma che nel processo di ricostituzione, dovrebbe saper cogliere ogni opportunità per proporsi migliore.
Cominciando dalla magica trasformazione di qualunque catena di piombo in legame sentito e profondo, nella convinzione che optare per la “famiglia” non significhi accettare di firmare un eterno contratto capestro, quanto piuttosto scegliere in maniera libera e felice di intrecciare il proprio destino con quello di ogni altro spirito determinato a percorrere il nostro stesso cammino e a trarre insegnamento dalle comuni esperienze di vita.
A mio avviso però, la lettura di questo saggio, induce anche ad altre riflessioni, forse più intimamente legate a quell’universo femminile che si muove nel background. Per esempio, una considerazione che si propone spontanea, ci ricorda (se mai ce ne fosse bisogno!) che le ossessioni libere delle casalinghe (così come delle donne in carriera) disperate dei giorni nostri, vivono e possono esistere, dotate di dignità socio-culturale, solo grazie alle esperienze di vita dolorose, tragiche, melanconiche, molto spesso eroiche di milioni di donne sconosciute che in ogni tempo hanno saputo affrontare il loro percorso, qualunque fosse, con grande coraggio.
Milioni di donne sconosciute destinate ad essere dimenticate se ad immortalare la loro esperienza non avessero concorso gli alter-ego letterari. L’Accascina ripropone quindi le storie esemplari della insoddisfatta Emma, della determinata Candida, della virtuosa Lady Chiltern, della distaccata signora Ramsay, insieme a mille altre storie, anche per ricordarci che ogni piccola vittoria di quel pur determinato esercito in gonnella non ha mai risparmiato vittime sul campo di battaglia.
In barba alle nevrotiche esagerazioni mediatiche moderne, il rispetto è dunque il sentimento che comandano queste nostre madri, nonne, bisnonne le cui azioni passate hanno scritto il nostro presente e continueranno a modellare il nostro futuro per molto altro tempo ancora. Donne grandi dunque, donne fiere, donne guerriere, donne donne.
Donne libere, soprattutto, ma anche donne pronte a discutere il loro nuovo ruolo all’interno di un istituto famigliare diverso che, fuse le catene di piombo, sia stato capace di rinascere sostenuto da vincoli d’affetto. E d’amore. Da mille vincoli d’amore.
Mille Volti dell'Amore
di Serena Accascina Polizzi