Quando la luna deve diventare pianeta

di Rina Brundu Eustace


Penso di appartenere a quella categoria di villanovesi che per qualità anagrafica e un po’ di menefreghismo non si siano mai fermati abbastanza a considerare le cose di casa. Men che meno quelle politiche. Certo, negli anni ’70, un tempo particolarmente propizio per ogni risveglio di coscienza, noi nati alla fine della decade precedente eravamo troppo giovani, mentre gli anni ’80 furono un periodo tutto speciale, talmente proiettato verso il futuro, verso l’idealizzazione del sogno (anche edonistico, e non è un ossimoro) che, di concreto, tra le mani, ti restava quasi niente. Quel nulla, quel vuoto però, a dispetto di ogni visione onirica più o meno probabile, era tangibile e, a ben guardare, non è venuto mai meno. Al contrario, è cresciuto con noi, vive con noi, si nutre dell’essenza ed è in definitiva tutto ciò che rimane di come eravamo.

Un gigantesco buco nero è dunque l’eredità che la mia generazione è stata capace di consegnare ai suoi figli. Un gigantesco buco nero e nulla più. Ad altre latitudini, dove ogni bambino, ogni ragazzo, ogni uomo, è considerato il solo artefice della propria fortuna, la mediocrità del dono non susciterebbe grande preoccupazione, soprattutto inciderebbe poco e nulla sugli affari correnti. Tra le nostre alture assolute, soffocate dalla calura, impedite dal freddo che congela soprattutto ogni intenzione raramente accarezzata, la questione è differente, e quel mancato regalo fa presto a trasformarsi in altro tassello mancante dentro un puzzle per suo destino già minato nella  struttura.

Il problema principale però è dato senz’altro dalla natura stessa dell’eredità passata di padre in figlio. Come ogni buco nero che si rispetti, infatti, quel modesto cadeau è in verità un potentissimo centro di attrazione gravitazionale che tutto brama e tutto divora. Davanti all’inevitabile baratro cosmico, ogni sole, ogni pianeta, ogni luna, ripone le uniche possibilità di salvezza nelle proprie qualità intrinseche. Il tentativo è quello di negoziare un tempo preziosissimo, nella speranza che l’urto accidentale che ne ha segnato il tragico destino, possa venire annullato da un controurto altrettanto fortuito che restituisca infine la libertà, faccia  dono della vita. Una volta ancora.

Lo spirito di sopravvivenza d’ogni granello di roccia vagante nello spazio ne determina dunque il destino, alla stessa maniera in cui la forza interna d’ogni individuo ne modella il futuro. Nello specifico, sarà la forza interna di una intera comunità, ovvero della comunità di Villanova Strisaili, a dover impedire che quel buco nero diventi la propria tomba. E, tanto più forte sarà la capacità di resistenza dimostrata, tanto più grandi saranno le possibilità di salvezza.

Fuor di metafora, il discorso ci riporta ancor più direttamente alle cose di casa e quindi anche alle cose politiche di casa, ovvero a quegli affari correnti che la mia generazione si è fatta scrupolo di non guardare, prima fra tutte, la questione dell’autonomia amministrativa del nostro paese. Col senno di poi, sono pure portata a credere che molta della disattenzione civica mia e dei miei coetanei, nasca da una innata attitudine a pensare lo status quo come immagine delle cose che furono, specchio dell’unica realtà che poteva essere, e sintomo importante delle cose che sarebbero venute. Quindi, fondamentalmente immutabile! Anche in questo abbiamo sbagliato! Come non bastasse, abbiamo peccato di sufficienza, perché in verità sarebbe bastato poco per verificare che, le cose presenti, non erano riflesso di ciò che era stato e che, allo stesso modo, il nostro futuro non era necessariamente scritto.

Con questo voglio dire che, se anche una qualsiasi patologica carenza educativa, fosse alla base della nostra incapacità di guardare a noi stessi e alla nostra comunità, come elementi politici attivi e  dunque capaci di mutare e di cambiare il mondo intorno a noi, questo non giustificherebbe la mancanza di serietà e la superficialità con cui abbiamo sempre fatto punto di leggere la nostra Storia.

Mancanza di serietà e superficialità di cui non possiamo accusare le passate generazioni di villanovesi che, sebbene figlie di un Dio minore (come quasi sempre accade in Ogliastra!), e di un tempo ancora legato a tradizioni agro-pastorali, hanno saputo scriverLa quella Storia. Pensiamo, per esempio, a quegli uomini e a quelle donne che, sul finire degli anni cinquanta, hanno riproposto con forza il problema dell’autonomia da Villagrande e che, dopo quasi un ventennio di battaglia politica, sono arrivati a un passo dal conquistarla.

Ma, se conoscere il nostro passato è conditio sine qua non per vivere bene il nostro presente in vista della costruzione di un futuro sostenibile, rimuginare troppo a lungo sulle occasioni perdute potrebbe diventare deleterio. Allo stesso modo, se prendere coscienza delle nostre pecche generazionali è passo fondamentale nel processo di maturazione intellettuale, farsi scudo di quei vecchi peccati per giustificare l’immobilità dell’oggi, sarebbe addirittura criminale. Come nani sulle spalle di giganti, dobbiamo invece aguzzare l’ingegno e la vista per guardare avanti e pianificare il nostro destino.

Il futuro è infatti ancora nostro (sì, anche di noi nati nel sessantotto!), dei nostri figli e di tutti i villanovesi di buona volontà i quali, mettendo da parte interessi di partito e circostanze personali, sapranno farsi carico delle proprie responsabilità e avranno il coraggio di fare l’indispensabile primo passo in avanti.

Questo primo indispensabile passo non può prescindere, tuttavia, dalla condivisione dell’ideale che vuole il NOSTRO destino dipendere interamente e solamente dalla NOSTRA capacità di tenere ben salde nelle NOSTRE mani, le redini dell’amministrazione del NOSTRO territorio e delle NOSTRE future azioni e intenzioni. Ovvero, non può prescindere dalla ricostituzione del Comune di Villanova Strisaili! A volte, infatti, non basta il desiderio di farlo per fuggire un’orbita maledetta. A volte per salvarsi una luna-satellite DEVE saper diventare pianeta!

Questo è sicuramente il caso del nostro paesello-frazione-satellite che potrà ritrovare una compiuta libertà, una nuova dignità, ma soprattutto una decisiva speranza di sopravvivenza e di futuro cambiamento, solo nel momento in cui opterà con fermezza e convinzione per una ipotesi politica autonoma, ma anche possibile, sostenibile e sicuramente legata alla specificità di un primitivo nucleo culturale rispetto al quale saprà modellarsi. Perché sarà solo attorno a questo nucleo che le mille sfaccettature della nostra identità potranno felicemente coagularsi e, strato dopo strato, permettere quella crescita intellettuale, civile, morale, necessaria per fare il salto di qualità.

Il Comune di Villanova Strisaili DEVE essere RICOSTITUITO! La mia speranza di elemento pentito di una generazione distratta, è che questo processo di rinascita possa iniziare al più presto, anche attraverso la continuazione del lavoro portato avanti dal COMITATO PROMOTORE per l’autonomia da Villagrande creato a suo tempo . A tale programma, nessun villanovese che si senta veramente tale, dovrebbe negare il suo appoggio. Il sostegno esterno arriverà quando gli altri si accorgeranno della serietà delle intenzioni e dello spirito pacifico che le anima.

Auspico infatti che questo importante progetto politico-amministrativo villanovese, si possa portare avanti insieme a Villagrande e non contro Villagrande. Insieme ai villagrandesi di buona volontà (e sono tanti, tantissimi!) e non a dispetto di quelli. E quindi, sedendosi ad un tavolo, gli uni davanti agli altri, ognuno a raccontare le proprie ragioni, ognuno disposto ad ascoltare le ragioni dell’altro, una, dieci, mille volte se necessario, fino a scorgere, dietro l’angolo, quel punto d’incontro che non si fa mai desiderare quando veramente cercato.

Una eventuale intesa politica diventerebbe, per forza del suo stesso esistere, modello del fare da proporre con orgoglio dentro il più complesso processo di risveglio civile ed economico che riguarda l’Ogliastra intera. Perché, diceva Giovanni Falcone “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”, proprio come noi giovani nani, sulle spalle dei vecchi giganti…..


Dublino, Marzo 2006
© Rina Brundu Eustace


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