Do you Miss Italia?
Parlano per lo più un Italiano stentato, alcune soffrono di fulminante nostalgia per la madrepatria (quella vera), altre mascherano a fatica una cert'aria di superiorità, in parecchie hanno capito tutto e tessono elogi sperticati degli italiani che guardano
Sono le ragazze di Miss Italia nel mondo, distanti anni luce dal Paese che vorrebbero rappresentare ma di cui forse (e purtroppo) incarnano l'immagine (se non l’essenza) più vera
di Rina Brundu Eustace
Un giorno, guardandole, potrei scoprire mia figlia tra loro.
Fatti i debiti scongiuri non posso escludere questa possibilità, ma resta il fatto che non mi procurano entusiasmo alcuno. Invece, provo nei loro confronti un istintivo senso di fastidio (non verso le persone, quanto verso gli emblemi del fasullo modello culturale di riferimento). Non c'è nulla di elevato in un simile atteggiamento di cui sconsiglio vivamente ogni imitazione.
Resta il fatto che, dentro di me, questo sentimento esiste e non ritengo sia opportuno soffocarlo senza provare almeno a spiegarlo e quindi a capirlo. Credo infatti che lo stesso derivi da una fobia di fondo che in qualche modo accompagna il percorso di coloro che per amore o per forza convivono con un’esperienza di vita spezzata, come avviene quando si nasce e si cresce all’interno di un determinato ambiente e poi ci si ritrova, a volte senza capire bene perché, sbattuti in un mondo altro: alieno e diverso.
Ma facciamo un passo indietro: di quale fasullo modello culturale di riferimento parlo?
Dell’idea nazional popolare che gli Italiani all’estero esistano come gruppo coeso, monolitico, fiero, che guarda con ammirazione e incurabile nostalgia alla madrepatria. Non è vero, non è così.
Vero è che ci sono tanti vecchi emigrati di prima generazione che vorrebbero tornare a morire nella terra natale, vero è che ce ne sono altri che si danno da fare per promuovere l’immagine del Paese e sono quelli le cui vite gravitano (per grazia ricevuta!) intorno agli ambienti delle ambasciate, vero è che alcuni hanno creato circoli, club, associazioni diffuse più o meno capillarmente nel dato territorio, con lo scopo di favorire gli incontri tra simili e ad un tempo mantenere un più forte legame con il Paese di origine.
Vero è anche che molti connazionali amano profondamente l’Italia. E’ indubbio però che a coltivare ideali patriottici sia solo una sparuta minoranza, con il numero che si restringe in maniera esponenziale se guardiamo ai figli (e alle figlie!) di emigrati di seconda e terza generazione. Per questi ultimi infatti, il Bel Paese diventa quasi in automatico un’immagine tanto più svanita quanto più grande è la distanza spaziale. Ma non solo.
Roberto (NDA nome di fantasia), padre fiorentino, madre spagnola, ragazza italiana, lo conobbi molti anni fa. Era un tipo alto, con un bel viso maschio e una criniera di capelli neri tagliati corti. Era pure simpatico, nonchè capace di ragionare sulle cose e di discuterle in Italiano perfetto lui che aveva sempre vissuto tra l’Italia e la Spagna.
Dopo l’esperienza irlandese (come tanti altri prima di lui) avrebbe dovuto decidere su un futuro ancora tutto da immaginare, velato dalla nebbia, impedito dai dubbi ma con una sola certezza: si sarebbe trasferito definitivamente in Spagna – Perchè? – gli chiesi più volte mai soddisfatta dalle motivazioni addotte. Era infatti allora che la sua capacità di vedere chiaro affogava dentro un mare di storie abusate, per la maggior parte frutto di esperienze che non gli appartenevano e che richiamavano improbabili situazioni di vita vissuta. Tanto bastava però.
Tanto bastava anche perchè l’universo, apparentemente neutro che lo circondava in quel di Dublino, non solo quelle posizioni le condivideva ma, non rinnegandole, le faceva più vere.
Non so se i sogni solamente accarezzati da Roberto si siano infine avverati, per certo è diventata realtà quell’unica certezza. E’ pure molto probabile che i figli parleranno un giorno un italiano stentato, guarderanno alla Patria paterna con molta freddezza, salvo approfittarne se si dovesse presentare una buona occasione.
Ed è innegabile che un concorso di bellezza internazionale sia pure una buona occasione, se non altro per allargare gli orizzonti di chi vi partecipa. Nello specifico, il concorso di Miss Italia nel mondo, non esecrabile in sè (anche di momenti frivoli si nutre una esperienza di vita!), può comunque continuare a non procurare piacere dentro. Non escludo tuttavia che quel fastidio associato all’evento sia in realtà generato per riflesso.
Forse perchè l’entusiasmo contenuto delle ragazze (che pure l’aspetto fisico marca fortemente come cittadine del mondo - non di una regione di quello) nei confronti del campanile dei padri, le pecche linguistiche, il senso di sufficienza, la furbizia e la prontezza nell’approfittarne sono comunque peccati conosciuti. Ci appartengono. Ci caratterizzano nell’immagine e nell’essenza.
Ci rappresentano... Proprio come ogni vero istante italiano che approdato ad una qualunque latitudine smanaccia per farsi vedere e a domanda si affretta a rispondere (perchè nella vita non si sa mai!):
Do you.... Miss Italia? I do.
Rina Brundu Eustace