Eclisse di sole

Il nuovo attentato terroristico a Sharm El Sheik, ha definitivamente raffreddato l’aria di vacanza e di festa. E la sabbia, diventata pesante, appiccicosa sulla pelle, sul cuore, procura, dentro, uno strano timore...

di Rina Brundu Eustace


La verità è che cominciamo ad avere paura. Tutti quanti. Noi che siamo costretti a spostarci in aereo, in treno, in metropolitana, noi che corriamo incontro all’autobus che arriva, noi che per ogni ragione ci avventuriamo in luoghi affollati, noi che dopo un altro anno di lavoro pensavamo di potere finalmente godere di  qualche ora di mare.

Ed è proprio questo nuovo, strano sentimento di apprensione che ha infine indotto centinaia di turisti in partenza per l’Egitto e per le altre località “a rischio”, a rinunciare alla vacanza programmata da tempo, e quindi a dirottarsi verso lidi più sicuri.

Più sicuri? A questo punto occorre porsi seriamente il problema se questi luoghi esistano veramente o se non si tratti invece di proposizione astratta propinata ad hoc per infondere nel cittadino esasperato un qualche sentimento di fiducia, prima che il panico prenda il sopravvento.

Solo un paio di giorni fa, dopo la seconda ondata di attentati a Londra, hanno continuato a dirci che non dobbiamo avere paura. Il messaggio era rimbalzato fortissimo in Internet dopo il 7 Luglio, grazie al sito www.werenotafraid.com. L’idea, semplice ma efficace, dello studente universitario che lo aveva creato era quella di fare di tale angolo virtuale un catalizzatore di quel sentimento un pò eroico, un pò sbruffone, un pò goliardo che comunque continuava ad esistere dentro ciascuno di noi.

Il sito ha ricevuto, e continua a ricevere, migliaia di contributi da tutto il mondo (un numero altissimo dall’Italia). Si tratta per lo più di scatti di interni, di facce sorridenti, di creazioni comiche, di ricordi di avventure in quel di Londra, con il tratto comune di riportare in bella vista, in carattere gigante, molto spesso colorato, la dicitura “I am not afraid” (Io non ho paura).

Il rito scaramantico, ha dunque trovato la sua ragione di essere, cogliendo il lato leggero che immancabilmente si propone pur dentro le più grandi tragedie. Non bisogna dimenticare però che dietro questa operazione pubblicitaria vincente, non c’è una catena di frigoriferi o il marchio di un’altra macchina di lusso. Qui si sta parlando di decine di morti, di centinaia di feriti, di migliaia di persone annichilite dal terrore.

Solo un paio di giorni fa, hanno continuato ad assicurarci che il terrorismo non cambierà il nostro stile di vita. Che il fanatismo non avrà il sopravvento, che non detterà legge nelle nostre città civili, mondate da ogni colpa.

La rinuncia, da parte di moltissime persone, al tanto atteso momento rigeneratore sotto il cielo d’Agosto, ci dice però che così non è. Volenti o nolenti ci siamo dovuti piegare e il terrore, almeno una parziale vittoria, la ha già avuta. Di fatto, sulle nostre spiagge affollate, è in corso un’invisibile eclisse di sole.

Da cogliere è pure la contraddizione ossimorica che scaturisce dal contesto schizofrenico: da un lato dobbiamo andare avanti con le nostre vite come se niente fosse, dall’altro la Farnesina allunga la lista di località che sarebbe opportuno evitare.

La verità è che, per noi Italiani soprattutto, questo nuovo sentimento di paura è condito da una ulteriore vena isterica. Dopo New York, Madrid, Londra, Sharm El Sheik, l’impressione che il cerchio si stia stringendo, diventa più forte ogni giorno che passa e produce ulteriore preoccupazione.

Apprezzabile è dunque il fronte comune fatto da maggioranza e opposizione, condivisibile è l’idea di rifuggire la tentazione di imporre uno stato di guerra (non si capisce per esempio quale retaliation si aspetti una Francia non interventista ma che si affretta ad erigere muri e barriere!), auspicabile è un rafforzamento delle misure di prevenzione e di sicurezza, ma l’impressione che il lato sfacciato della democrazia non ci protegga, resta comunque fortissima.

O forse si tratta solo di un altro curioso effetto del vento d’eclisse che, giocando sulla spiaggia, si fa beffe di noi!



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