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Provincia: Ogliastra

Viaggio nel territorio di Villagrande e di Villanova Strisaili. Ad un anno (o quasi) dall’alluvione, poco è stato fatto e molto resta da inventare. Ma qualcosa è pure cambiato: la provincia ed il suo capoluogo, o meglio: i suoi capoluoghi

di Rina Brundu Eustace

Il 6 dicembre 2004 è giorno impresso nella memoria degli abitanti del comune di Villagrande Strisaili e della vicina frazione di Villanova. Così come restano particolarmente impresse nel loro ricordo e in quello di tutti gli ogliastrini, le poche ore di esasperazione meteorologica che bastarono a scaricare sui due paesi e le zone limitrofe, l’equivalente delle precipitazioni di un anno.

L’alluvione portò nuovo lutto, un dolore diverso, generò fobie, danneggiò strade, fece crollare ponti, sradicò alberi, segregò numerosi centri montani, isolandoli dal resto del mondo. Per un verso. Per l’altro, non si può negare che fu invece proprio questa disastrosa calamità naturale a proiettare l’Ogliastra alla ribalta della cronaca nazionale, come mai era accaduto nella sua storia di secoli.

Le immagini di una Villagrande prostrata aprivano i telegiornali, mentre titoli a quattro colonne la salutavano dalle prime pagine di ogni quotidiano. L’attenzione dei media non mancò dunque, così come non mancò la prevedibile, affannosa corsa della politica al capezzale del malato grave. Soprattutto, non venne meno l’aiuto dei mezzi e degli uomini della Protezione Civile e la solidarietà di una nazione.

E’ indubbio però che a fare la differenza, rispetto alle modalità di risoluzione delle altre, troppe, calamità che ogni anno si abbattono sul territorio della Repubblica, abbia contribuito, primariamente, la maniera diffidente di guardare sia al domani che ad ogni provvidenziale intervento de is istrangios (NDA, i forestieri), tipica delle popolazioni della Sardegna interna.

Da sempre abituati a fare da soli, gli ogliastrini, non hanno infatti esitato a rimboccarsi le maniche e a tornare al lavoro per ripristinare la viabilità ordinaria, mettere in piedi soluzioni provvisorie al problema dei ponti crollati, ripulire le case, liberarsi dal fango. Così facendo, sono bastate solo poche settimane per allontanare la paura e guardare al futuro con rinnovata speranza.

Visitando quelle stesse zone, parecchi mesi dopo i fatti di Dicembre, viene quindi quasi spontaneo ritrovarsi a pensare che il territorio ed i suoi abitanti siano passati indenni attraverso il disastro alluvionale. Ma quanto è corretta questa impressione? E quale è il vero volto dell’Ogliastra di oggi?

Affermare che in Ogliastra nulla sia cambiato dopo quei momenti di eccezionale difficoltà, equivale a raccontare una mezza verità, in mezzo a tante bugie. Vero è, per esempio, che dopo le elezioni del maggio 2005, il comune di Villagrande Strisaili, così come molti altri comuni, non si trova più in provincia di Nuoro, quanto piuttosto nella nuova provincia d’Ogliastra. Appunto.

E mentre è vero che come sede provvisoria degli uffici è stata scelta Lanusei, è pure vero che la decisione ha suscitato parecchie perplessità tra le fila dei sostenitori della candidatura di Tortolì a diventare capoluogo di provincia. La battaglia politica infuria e scommesse si accettano sulle sorti ultime del neonato segmento territoriale.

E’ sicuramente falso invece affermare che, dopo l’alluvione, siano cambiate le dinamiche legate alla gestione del territorio e che l’apparente velocità con cui sono state rimarginate le ferite superficiali procurate dall’esondazione dei molti fiumi, sia figlia di una ben oliata e ben pensata politica territoriale. Niente di più sbagliato.

Il mezzo miracolo locale, in perfetto stile italiota, è in realtà dovuto, solo e soltanto, a quella innata vocazione degli ogliastrini a badare a se stessi nella certezza che nessun altro lo farà per loro. Benchè encomiabile, occorre però aggiungere che tale pronta reazione, ha avuto il demerito di gettare fumo davanti agli occhi e quindi di contribuire a nascondere in maniera significativa le innegabili pecche amministrative, i vizi di mille anni, le malattie perniciose che da sempre affliggono la Sardegna tutta e che neppure una qualche virtù terapeutica per miracolo insita nella furia delle acque sarebbe mai stata in grado di mendare.

Vero è perciò che viaggiando nell’Ogliastra di questi tempi, diventa quasi impossibile per chiunque ignorare le ragioni del disagio. Per esempio, del disagio cronico degli allevatori, così come di quello degli ultimi contadini che, nei mesi appena trascorsi, hanno pure assistito perplessi al rigoglioso germogliare di piantine di marijuana tra quelle più familiari di cavoli e fagiolini. Senza dimenticare poi il disagio e la frustrazione di chi protegge un territorio bellissimo, per sua natura destinato a fare da vittima sacrificale alle imperscrutabili ragioni di ogni ricco forestiero desideroso di soddisfare la bizza del momento.

Non è neppure troppo sussurrato il malcontento degli ogliastrini onesti che loro malgrado assistono impotenti ad una impunita recrudescenza della spirale violenta, proprio mentre caserme e casermette chiudono baracca e aumenta la distanza relazionale tra chi necessita di protezione e chi quella protezione dovrebbe darla. E che dire del disagio del turista qualunque che volendo visitare alcune perle locali, quali il lago Flumendosa e la vecchia colonia di Bau Muggeris, si ritrova davanti allo scempio e allo sfascio?

Mille e più di mille sono dunque i tasselli che compongono l’odierno puzzle ogliastrino, ma coglierli tutti quanti, o coglierne la maggior parte, è condizione imprescindibile per avere idea davvero chiara di quale sia il vero volto dell’Ogliastra di oggi. Così come è condizione indispensabile per capire come mai le mezze verità si confondano con le bugie nel territorio alluvionato dalla pioggia. Ma non solo.

Tutto deve sembrare mutato, perchè nulla è davvero cambiato. E nulla è davvero cambiato perche nulla potrà mai cambiare. Nei secoli dei secoli. Nella certezza che il ritratto appena abbozzato, il ritratto dell’oggi, continuerà ad essere immagine delle cose per molto altro tempo ancora.

Di sicuro, continuerà a raccontare l’Ogliastra almeno fino al momento in cui non si deciderà di intervenire con una seria e decisa politica di risanamento socio-territoriale tesa a mettere l’interesse pubblico davanti a quello particolare. Per una volta. Nella vita.

Rina Brundu Eustace

Dublin, 19/11/2005

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