Alice nel paese delle meraviglie

di Lewis Carroll


CAPITOLO 1
Nella tana del coniglio


Alice era ormai stufa di starsene seduta accanto alla sorella maggiore, in riva al ruscello. Aveva sbirciato un paio di volte fra le pagine del libro che sua sorella stava leggendo, ma non vi aveva scorto ne` illustrazioni, ne` parti dialogate. Doveva dunque essere un libro ben noioso, dal momento che non aveva ne` figure, ne` dialoghi! Cosi` almeno pensava Alice.

      Faceva un gran caldo, e Alice sentiva in testa una gran confusione. Stava in ogni caso pensando se valeva la pena di alzarsi per cogliere margheritine e farne poi una ghirlanda quando vide, con sua grande meraviglia, un Coniglio bianco, con gli occhi rossi, passarle accanto tutto frettoloso. Un coniglio che, a differenza di tutti i conigli di questo mondo che camminano sulle quattro zampine, se ne andava ritto su quelle posteriori, vestito con un panciotto!

  Passandole accanto, il Coniglio aveva estratto dal taschino del panciotto un orologio e aveva consultato l'ora. Poi aveva brontolato:"Oh, povero me! Oh, povero me! Ho fatto tardi!". Curiosa come tutte le ragazzine della sua eta` e senza riflettere su quanto poteva succederle, Alice salto` su in piedi e via, dietro al Coniglio che aveva gia` attraversato il campo vicino ed era poi sparito dietro la siepe, in un grande buco.

      Fatto sta che, ad un tratto si trovo` in una grande tana che correva via dritta per un bel pezzo, come una galleria. Improvvisamente pero` la tana finiva e Alice cadde in un pozzo.

      Doveva essere ben profondo quel pozzo, oppure la caduta era tanto lenta che la bambina ebbe tutto il tempo di guardarsi intorno e di pensare dove sarebbe andata a finire. Dapprima guardo` giu`verso il fondo. Eh, si', c'era un buio terribile e non ci si vedeva niente. Allora Alice osservo` le pareti del pozzo. Che cosa strana! Le pareti erano rivestite di scaffali pieni di libri di ogni specie. Qua e la` pendevano carte geografiche e quadri. Mentre cadeva sempre piu`giu`, Alice riusci` a prendere da uno scaffale un vasetto con la scritta "Marmellata d'arancia". Ma, con grande delusione, si accorse poi che il vasetto era vuoto. Che fare ora con il vasetto vuoto? Buttarlo giu`? Sarebbe potuto cadere sulla testa di qualcuno...Passando accanto ad un armadio, Alice riusci` a deporvi il vasetto ingombrante.

      Bene, bene" - pensava intanto la bambina - "dopo una caduta come questa, a casa non m'importera` piu` tanto se cadro` una volta dalle scale. Tutti dovranno constatare che sono molto coraggiosa. Anche se cadessi dal tetto non urlerei piu`." (Forse in questo aveva ragione.)

      E intanto...giu` giu` giu`;..."Ma non finisco piu` di cadere? Chissa` quanti chilometri ho gia` percorso. Il centro della Terra non dovrebbe essere piu` tanto lontano: dovrebbero essere circa seimila chilometri..."(dovete sapere che Alice aveva udito a scuola parlare di queste cose. Ora, anche se nessuno poteva apprezzare in quel momento le sue conoscenze in fatto di geografia, il ricordo era un ottimo esercizio di ripetizione...)

      Poi pensava:"E se attraversassi ora tutta la Terra?" - continuava nelle sue fantasticherie - "arriverei dalla parte opposta, dove la gente cammina con la testa all'ingiu`! Sono gli Anti...Antipatici, mi pare si dica cosi`... Ma certo non era la parola giusta. "Ma appena fuori di qui, mi informero` bene per sapere dove mi trovo...Scusi, signora, mi sa dire se mi trovo in Nuova Zelanda oppure in Australia?" (E qui, Alice, che era beneducata, volle fare un inchino - ma ce la fareste voi a fare un bell'inchino mentre cadete giu` lungo un pozzo a cento all'ora?")

      "No, no, e` meglio che io non m'informi. Ci saranno bene dei cartelli indicatori!" Non c'era ormai nient'altro da fare. Alice continuava a cadere. Allora ricomincio` a parlare da sola. "La mia Micina mi cerchera` questa sera. Chissa` se qualcuno pensera` a darle la sua tazzina di latte...Oh, Micina, cara la mia Micina, come vorrei che tu fossi qui con me! Non vedo nessun topolino intorno, ma forse ci sono dei pipistrelli, che son parenti dei topolini, no? Potresti mangiare qualche pipistrello...oppure il pipistrello potrebbe mangiare te? Oh, che confusione nella mia testa! E che sonno! Non ne posso piu`". Alice si addormento`. E sogno` di andare a passeggio con la sua Micina. E le diceva:"Di' la verita`, Micina, che ne pensi tu dei pipistrelli?". Ma proprio in quel momento...patapunfete! Termino` la sua caduta su di un mucchio di foglie secche.

      Per fortuna non si era fatto male alcuno, cosi` che pote` rialzarsi subito e guardare intorno. Guardo` in su, da dove era venuta. Buio pesto. Ma davanti a lei ecco un altro corridoio lungo e diritto, ed ecco anche il Coniglio bianco che correva e brontolava fra se`:"Per dindirindina, com'e` tardi!" Ma quando gia` Alice pensava di raggiungerlo, quello era gia` sparito all'angolo, ed ella si trovo` nel bel mezzo di una grande sala dal soffitto basso, illuminata da una fila di lampade appese.

      Intorno alla sala c'erano un'infinita` di porte, che pero` erano tutte chiuse. Alice provo` a piu` riprese ad aprirne qualcuna, ma invano. Allora ritorno` mestamente nel mezzo della sala chiedendosi come avrebbe potuto uscire.

      Ad un tratto vide davanti a se` un tavolino di vetro, a tre gambe, e sul tavolino una piccola chiave d'oro. Alice penso` subito che fosse la chiave per una delle porticine. Ma, ahime`, o le toppe erano troppo grandi, o la chiavetta era troppo piccola! Insomma nessuna porta si apriva. Gia` faceva il giro della sala per la seconda volta, quando ecco davanti a lei una tenda alla quale non aveva badato prima. La sollevo` e scopri` che, dietro, c'era un'altra porticina, piccina, piccina. Mise la chiave nella toppa e la porticina si apri`.

      Di la` si entrava in un corridoio stretto stretto e non piu` alto della tana di un topolino. Alice si inginocchio` per guardare dentro e vide, oh, meraviglia, il piu` bel giardino che si possa immaginare. Come avrebbe voluto entrare subito per passeggiare fra quelle meravigliose aiuole e quelle fresche fontane zampillanti! Ma, come fare? Neppure la sola testa avrebbe potuto passare per quella piccola porta. "E se anche passasse la mia testa che cosa faccio poi senza le spalle? Almeno potessi accorciarmi come un cannocchiale! Se almeno sapessi come fare...". Perche`, sapete, ormai ad Alice erano capitate tante cose straordinarie che niente piu` avrebbe potuto sembrarle impossibile.

      Visto che non c'era niente da fare davanti alla porticina, Alice ritorno` nel mezzo della sala. Forse avrebbe trovato un'altra chiave, o magari un libro con le indicazioni su come si deve fare per diventare piccini piccini...Ma la` non c'era nessun libro. C'era, pero`, una bottiglietta che Alice giuro` di non aver visto prima e che portava un'etichetta con la scritta: Bevimi! .

     "Bevimi!" e` presto detto. Ma la furba Alice penso` :"Un momento, prima devo guardar bene se, per caso, non ci sia un'altra etichetta con scritto "Attenzione veleno"; poiche` ella aveva letto e sentito parlare di bambini che si erano bruciati o che erano stati sbranati dalle bestie feroci, o che erano incorsi in altre sventure perche` non avevano seguito i consigli dei grandi. Per esempio, si sa che se si tiene a lungo in mano un attizzatoio arroventato, ci si bruciano le dita, che se ci si taglia un dito, esce il sangue, e che, se si beve anche solo un sorso del liquido di una bottiglietta sulla quale c'e` scritto“Veleno”, si puo` andare all'altro mondo...

     Beh, sulla bottiglietta che Alice aveva trovato non c'era scritto "Veleno". Percio` la bambina si fece coraggio e ne bevve un sorso, poi un altro e un altro ancora, poiche` il contenuto era ottimo: aveva il sapore di una torta di ciliege, di ananas, di gelato alla vaniglia, di pollo arrosto, di panini freschi, di tutto insieme. Che bonta`! In men che non si dica, la bottiglietta fu vuotata.

      "Che sensazione strana! - si disse ad un tratto Alice - Mi pare proprio di accorciarmi come un telescopio!".

      Ed era proprio cosi`. Era diventata piccina, piccina, alta non piu` di una spanna. Ne fu felice perche` cosi` avrebbe potuto entrare in quel meraviglioso giardino. Pero` volle aspettare ancora un momento. Si disse:"Se divento ancora piu` piccola, puo` capitare che mi spenga, come la fiamma di una candela. E allora che ne sara` di me?". A questo pensiero sentiva accapponarsi la pelle.

      Ma, dopo un po', visto che niente di straordinario capitava, decise di entrare nel giardino. Ma, ahime`, arrivata alla porticina si accorse di aver dimenticato sul tavolino la chiavetta d'oro. Allora ritorno` sui suoi passi. Pero` ora il tavolino era troppo alto per lei cosi` che non arrivava a prendere la chiave. Tento` di arrampicarsi su per le gambe del tavolo, ma non ci riusci`. Allora, stanca e sfiduciata, si sedette sul pavimento e si mise a piangere.

      "Smettila di piangere, - disse con forza a se stessa - e` inutile. Ti consiglio di finirla, e subito anche!" I consigli che Alice era abituata a dare a se stessa erano in generale buoni (ma non sempre li seguiva...). A volte arrivava persino a sgridare se stessa sul serio. Aveva tentato nientemeno che di darsi uno scapaccione una volta che aveva barato al croquet. Era una strana bambina e si divertiva un mondo a far finta di essere due persone diverse. "Ma adesso non mi serve il far finta di essere in due. Quello che rimane di me, cosi` piccina, basta appena per una persona come si deve!”.

      Ad un tratto il suo sguardo cadde su di una scatolina di vetro che si trovava sotto il tavolino. L'apri` e vi trovo` una tortina con le uvette e la scritta:"Mangiami!". "Certo che mangero` questa torta: se mi fara` diventare grande, potro` prendere la chiave che sta sul tavolino; se mi fara` diventare ancora piu` piccina potro` sgattaiolare sotto la porticina. In un modo o nell'altro, o grande o piccina, entrero` nel giardino."

      Mangio` dunque un boccone della torta chiedendosi preoccupata:"Ma cresco o divento ancora piu` piccola?". E cosi` dicendo metteva la manina sulla testa per constatare se cambiava statura. Ma, con sua meraviglia, non ci fu nessun cambiamento. Purtroppo, per un po' di torta, non succede niente di straordinario. Ma Alice era ormai cosi` abituata alle cose straordinarie che quelle ordinarie le sembravano noiose e stupide addirittura.

      Allora continuo` a mangiarsi la torta finche` non ne rimase piu` nemmeno una briciola.


CAPITOLO 2
Lo Stagno di Lacrime

Oh, miracolo! - grido` Alice - adesso mi allungo come il piu` grande telescopio che si sia mai visto! Vi saluto, piedini miei!" esclamo`! (Giacche`, guardando in giu` verso quelli che erano stati i suoi piedini, li vide lontani, lontani, quasi sprofondati nel vuoto). "Poveri piedini miei, chi vi calzera` ora calzini e scarpette? Io no sicuramente. Come potrei farlo, tanto siete lontani da me ora? Dovrete arrangiarvi in qualche modo. Pero`...pero`...devo essere gentile con loro, altrimenti non mi porteranno piu` dove voglio io. Beh, regalero` loro per Natale un paio di stivali nuovi".

      "Glieli faro` portare dal commesso del negozio. Che strana cosa mandare un regalo ai propri piedi! E l'indirizzo? Scrivero` cosi`:

  EGREGIO SIGNOR
     PIEDE DESTRO DI ALICE
         TAPPETO DAVANTI AL PARACAMINO
            (CON I MIGLIORI SALUTI).

      Oh, ma quante stupidaggini sto dicendo!
      In quel mentre, era tanto cresciuta che batte` con la testa contro il soffitto della sala. Allora prese la chiavetta e corse verso la porta del giardino.

      Povera Alice! Anche buttandosi per terra in orizzontale, poteva appena scorgere con un occhio il meraviglioso giardino. In quanto a entrarvi, quella era un'altra faccenda. Si sedette sul pavimento e ricomincio` a piangere.

      Dopo un po' disse a se stessa:"Vergognati! Una bambina grande come te che piange di nuovo! Finiscila una buona volta!". E giu` a piangere, come una fontana. Pianse tanto che presto si formo` intorno a lei uno stagno di lacrime, alto circa dieci centimetri, che occupava tutta la sala.

      Dopo un po' di tempo udi` avvicinarsi dei passetti. Si asciugo` le lacrime per poter vedere di chi erano. Erano i passi del Coniglio bianco: esso era tutto vestito a festa e portava in una mano dei guanti di pelle e, nell'altra, un grande ventaglio. Era arrivato li` in tutta fretta e brontolava fra se` e se`:"La Duchessa! La Duchessa! Come si arrabbiera` se arrivo tardi!". La povera Alice era talmente disperata che avrebbe chiesto consiglio a chissa` chi, nella sua disperazione. Si fece dunque umile, umile e chiese con voce sommessa:"Oh, Signore caro, la prego, potrebbe...". Il Coniglio interpellato si spavento` talmente che lascio` cadere guanti e ventaglio e se la diede a gambe nel buio.

      Alice raccolse guanti e ventaglio e, poiche` nella sala faceva un gran caldo, comincio` a farsi aria con il ventaglio, mentre pensava:"Ma guarda un po' che cosa mi capita oggi! Mi va tutto alla rovescia. Eppure fino a ieri tutto andava a gonfie vele! Ma che io sia stata scambiata questa notte? Eppure stamattina mi pareva di essere quella di sempre. Ma se non sono piu` quella di ieri, chi sono dunque ora? Ecco il mistero ! E intanto andava con il pensiero alle bambine della sua eta`. Forse era stata scambiata con una di quelle!

      Sono forse Ada ora? No, no, Ada ha tanti bei riccioli, e io non ne ho...Forse sono Mabel? No, no, quella non sa proprio niente, e io invece so un po' di tutto...E poi, lei e` lei e io sono io...Ma, Santo Cielo! Chi ci capisce qualcosa? Vediamo un po' se mi raccapezzo...quattro per cinque fa dodici, e quattro per sei fa tredici, e quattro per sette fa...no, no, non va cosi`. E poi le caselline? Che importa se non le so piu`? Passiamo alla geografia. Londra e` la capitale di Parigi, e Parigi e` la capitale di Roma e Roma... ma no... e` tutto sbagliato. Si vede proprio che sono diventata Mabel. Ora proviamo con le poesie: e con una vocina debole e strana comincio` a recitare:

"La vispa Teresa
  avea su una fetta
di pane sorpresa
  gentile cornetta;
e tutta giuliva
  a chiunque l'udiva
gridava a distesa:
- L'ho intesa, l'ho intesa! -"


"Ma no, sono una gran confusionaria. Non era cosi` la poesia della Vispa Teresa...". La povera Alice non la ricordava piu`. e dispiaciutissima si mise a piangere di nuovo, sospirando:"Si`, si`, sono proprio diventata Mabel che non sapeva mai niente a scuola. E dovro` abitare nella sua brutta casetta, senza giocattoli...E avro` un mucchio di cose da imparare che non so...Dio mio, Dio mio - sospiro` fra un singhiozzo e l'altro - fa che qualcuno guardi giu` in questo buco. Non ce la faccio piu` a rimanere qui tutta sola!".
      Guardandosi poi per caso una mano, vide che si era infilata, senza pensarci, un guanto del Coniglio. "Allora sono ridiventata piccola!", riflette`. Corse al tavolino per misurarsi e constato` che la sua statura era ridiventata quasi normale. Penso` che fosse colpa del ventaglio che teneva ancora in mano. Allora lo lascio` cadere, ancora in tempo per non ridiventare troppo piccola. "Questa mi e` andata bene!" penso` Alice e, felice del cambiamento, corse verso la porta del giardino. Ahime`, la porticina era chiusa di nuovo. E la chiavetta? Quella era ancora la` sul tavolino di vetro, come prima. E Alice non poteva prenderla, perche` era ormai troppo piccola.

      Ma questo e` tremendo! Che rabbia !" esclamo` Alice.

Cosi` dicendo mise un piede in fallo e cadde nell'acqua salata che le arrivava fino al mento. Il suo primo pensiero fu quello di essere caduta in mare, per via dell'acqua salata. "Meno male - penso` - dal mare potro` ritornare col treno." (Alice era stata una volta al mare ed era arrivata alla conclusione che al mare ci sono sempre treni che trasportano i bambini che giocano con la sabbia...) Ma dovette constatare che non si trattava del mare. Ella nuotava nello stagno formato dalle lacrime che lei aveva versato quando era alta tre metri.


      "Almeno non avessi pianto tanto - penso` mentre annaspava per uscire dall'acqua - ma questo e` sicuramente il castigo perche` ho pianto troppo, e ora mi tocchera` annegare nelle mie lacrime. Se questo non e` strano ...ma oggi e` tutto strano!".
      Allora, si accorse che poco lontano qualcosa si muoveva nell'acqua. Si avvicino` nuotando e gli parve di vedere un animale grosso come una balena o un ippopotamo. Ma poi riflette` che lei stessa era diventata tanto piccina per cui vedeva tutto piu` grande del normale: si rese conto che chi nuotava verso di lei era un topolino caduto, anche lui, nell'acqua.


      Se mi rivolgessi a questo topolino? - penso` - Quaggiu` succedono cose cosi` strane che non mi meraviglierei se sapesse parlare. Provare non costa niente". "Signor Topo - balbetto` - mi puo` dire come posso uscire da questo stagno? Sono stufa di nuotare senza scopo." (Alice, in verita`, non aveva mai rivolto la parola ad un topo, ma si ricordava che suo fratello, che studiava il latino, recitava: Il topo - del topo - al topo - il topo). Il Topo, nel frattempo, la sbircio` di traverso, ma non disse nulla.

      Forse non capisce l'italiano - penso` Alice - forse parla francese ed e` arrivato qui con Napoleone" (Alice era brava in storia, pero` non rifletteva che Napoleone era morto da un pezzo). Allora provo` a parlargli in francese:"Ou` est ma chatte?", chiese al Topo (questa era la prima frase del suo libro di francese). A questa domanda, il Topolino salto` fuori dall'acqua con un balzo e si mise a tremare come una foglia. "Oh, mi scusi tanto - disse Alice temendo di averlo offeso - dimenticavo che a lei non piacciono i gatti!".

      "Non mi piacciono i gatti, dici tu? - urlo` il Topo - Vorrei vedere te al mio posto!

      Non arrabbiarti per questo - rispose Alice che aveva capito di aver sbagliato...(ora gli dava gia` del tu) - Se tu vedessi la mia Micina, sono sicura che cambieresti opinione. Vedessi quanto e` carina e tranquilla! E com'e` bella, quando se ne sta vicino al caminetto e si lecca il pelo e fa le fusa, ed e` cosi` brava nel prendere i topi...Oh, scusa, mi e` sfuggito." A queste parole, al povero topolino si erano rizzati tutti i peli. Alice, questa volta, l'aveva proprio offeso. Percio` aggiunse:"Senti, non parliamo piu` di gatti, va bene?.

      Come sarebbe a dire "non parliamo" piu` di gatti! Come se io ne volessi parlare. Nella nostra famiglia odiamo i gatti, capisci? Questa razza di bestie schifose e malvage. Che io non ti senta piu` parlare di gatti, mai piu`!" urlo` il Topo tremando di rabbia fino alla punta della coda.

      No, no - si affretto` a promettere Alice cambiando discorso - e i cani, quelli ti piacciono? Non lontano da casa mia, c'e` un cagnolino che vorrei farti vedere. E' un piccolo terrier, sai, di quelli che hanno gli occhi intelligenti e i riccioli marrone. E poi, se tu lanci un sasso, te lo riporta, e fa l'ometto, ritto sulle zampe posteriori per avere il suo cibo, e sa fare tante altre cose e appartiene ad un contadino che non lo venderebbe nemmeno per mille franchi perche` dice che e` utile e bravo perfino a prendere i ratti..."Oh, Dio mio, ecco che ti ho offeso di nuovo!". Infatti il Topo, offesissimo, se ne ando` nuotando cosi` di furia, che tutte le acque dello stagno sembravano in burrasca.

      Alice gli grido` dietro:"Topolino, caro Topolino, ritorna, dai, ti prometto che non parlero` piu` ne` di gatti ne` di cani". Il Topo allora ritorno` verso Alice. Era pallido in viso (dalla rabbia, penso` Alice) e disse con voce tremante:"Nuotiamo verso la riva, ti raccontero` la mia storia e allora capirai perche` io odio cani e gatti".

      Era tempo che i due uscissero dallo stagno, il quale si stava riempiendo di uccelli delle specie piu` varie: c'era un'Anatra, un Marabu`, un Aquilotto e altri uccelli, uno piu` strano dell'altro. Alice si mise in testa alla comitiva e tutti nuotarono verso la riva.


CAPITOLO 3
Una maratona e una lunga storia

Era veramente un assembramento molto strano quello che si formo` sulla riva dello stagno quando tutti gli animali ne furono usciti. Gli uccelli avevano le piume appiccicate alla pelle, i quadrupedi grondavano acqua, tutti erano malconci e di cattivo umore.

      L'importante, per il momento, era il fatto di potersi asciugare in qualche modo. Si discusse la questione, e Alice trovo` del tutto naturale di poter conversare con quegli animali, come se li conoscesse da sempre. Ci fu una disputa abbastanza accesa fra Alice e il Marabu`, che asseriva di saperne piu` di lei, perche` era piu` vecchio. Ma siccome il Marabu` non voleva dire quanti avesse, non se ne parlo` piu`.

     Per finire, il Topo, che sembrava godere il rispetto generale, decreto`:"Sedetevi e ascoltate. Al modo di asciugarvi penso io". Tutti gli si sedettero intorno, in circolo, e Alice non distolse gli occhi da lui, poiche` era sicura di buscarsi un bel raffreddore se non si fosse asciugata subito.

      Dunque, dunque - incomincio` il Topo con voce tonante - siete tutti pronti? Quanto sto per dirvi e` la storia piu` asciutta che io conosca. Silenzio e state bene attenti. Dunque, gli uomini di Uri, Svitto e Unterwalden, che volevano essere liberi come gli avi e dovevano sopportare ogni sorta di umiliazioni da parte dei duchi d'Austria..."'

      "Uhmmm!" esclamo` il Pappagallo rabbrividito.

"Brr!" fece il Marabu` che tremava dal freddo.

      "Cosa hai detto? - chiese il Topo corrugando la fronte, ma in tono cortese - Hai detto qualcosa?

      No, no... rispose il Pappagallo.

      Mi pareva...Ma sentite cosa accadde. Gessler fece piantare un palo in piazza con un cappello in cima, e ordino` che tutti quelli che passavano dovevano fare un inchino. Guglielmo Tell trovo` che...

      Trovo` che cosa? - chiese incuriosita l'Anatra - Io, per esempio, trovo rane e vermi. Ma Tell che cosa poteva trovare?"

      Risentito per la sciocca interruzione dell'Anitra, il Topo continuo`:"Tell trovo` che era meglio passare accanto al palo facendo finta di non aver visto il cappello. Ma gli sgherri di Gessler gli furono subito addosso, lo legarono e lo portarono via. Come ti senti adesso piccina mia?" disse ad un tratto il Topo rivolgendosi ad Alice e interrompendo il suo dotto discorso.

      Bagnata come prima - rispose Alice tristemente - la tua storia non mi ha asciugata per niente.

      Il Marabu` prese allora la parola:"In queste condizioni domando che sia interrotta l'assemblea. Soltanto con iniziative intelligenti si puo` portare rimedio ad una situazione cosi` precaria".

      Ma parla italiano! - disse l'Aquilotto - Io non so che cosa significhino le tue dotte parole. Situazione precaria...che cosa vuol dire? Forse non lo sai neppure tu!". E intanto abbassava il becco per nascondere un sorriso ironico. E anche altri uccelli si misero a sghignazzare apertamente.

      Volevo dire - si corresse il Marabu` - che la miglior cosa per asciugarsi sarebbe una maratona-caucus.

      E che cos'e` una maratona-caucus ?" disse Alice, non perche` volesse saperlo, ma siccome tutti gli altri tacevano, ella doveva pur dire qualcosa.

      Il miglior modo per spiegare in che cosa consista una maratona-caucus e` quello di farla", rispose il Marabu`.

      E detto questo comincio` a tracciare una pista circolare (almeno approssimativamente), poi dispose i concorrenti lungo la pista a loro piacere. Senza nessun "Uno, due, tre..." tutti si misero a correre intorno alla pista. Ognuno poi si fermava quando voleva, cosi` che non si poteva dire quando la maratona era finita. Dopo circa una mezz'ora di corsa disordinata, tutti gli animali erano asciutti. Allora il Marabu` ordino`:"Fine della corsa!". Ansanti i concorrenti gli si affollarono intorno per chiedergli chi fosse il vincitore.

     Il Marabu` allora, si mise a pensare e per concentrarsi si toccava con l'indice la fronte. Tutti intorno aspettavano il verdetto. Finalmente l'uccello proclamo` solennemente:"Tutti sono vincitori, e a ognuno spetta un premio!".

      Ma chi li da` i premi? - chiesero in coro gli animali presenti.

      Naturalmente lei!" disse il Marabu` indicando Alice. E tutti circondarono Alice sbraitando:"I premi, i premi!".

      Alice non sapeva come fare. Al colmo dell'imbarazzo, cavo` di tasca un cartoccio di caramelle alla frut|a che l'acqua salata non aveva guastato e le distribui` come premio. Ne tocco` proprio una per ciascun concorrente.

      Ma anche Alice deve avere un premio", aggiunse il Topo.

      Giusto", annui` il Marabu`. E rivolto ad Alice le chiese:"Che cosa hai d'altro in tasca?"

      Soltanto un ditale", rispose Alice umilmente.

      Fuori il ditale! - disse il Marabu`.

      E, di nuovo, tutti si affollarono intorno ad Alice. Il Marabu`, prese dalle mani di Alice il ditale e glielo restitui` pronunciando solennemente queste parole:"Accetta benevolmente questo bel ditalino, da parte di tutti noi!". Scrosciarono gli applausi.

      Alice trovo` un po' sciocca questa soluzione, e le venne da ridere. Ma, visto che tutti erano seri, fece buon viso a cattivo gioco fingendo di essere contenta.

      Si trattava ora di mangiare le caramelle. E qui nacque un pandemonio. Perche` gli uccelli dal becco grosso si lamentavano di non aver nemmeno sentito il gusto della caramella, e quelli dal becco piccino dicevano che la caramella si era fermata nel gozzo e non potevano piu` respirare. Finalmente tutti si placarono, sedettero di nuovo in cerchio e pregarono il Topo di continuare la sua storia.

      Mi hai promesso di raccontarmi la tua storia - disse Alice al Topo - e di spiegarmi perche` tu odi i C e i G. Sai di chi parlo, vero?" gli sussurro` all'orecchio per non farlo arrabbiare di nuovo.

      La mia storia e` ben triste, sapete - disse il Topo - e siccome sono di natura un Topo dalla coda lunga, temo che anche la mia storia non sara` tanto breve".

      Per quello che riguarda la tua persona - disse Alice - puoi avere ragione", e intanto ne sbirciava la lunga coda, "Ma anche la tua storia ha una coda lunga?". Senza badare alla domanda della bambina, il Topo, dopo un lungo sospiro, incomincio`:

"Un gattaccio impertinente
vide un topo sulle scale:
"Or con me, immantinente,
vieni insieme in Tribunale
che ti voglio condannare"
"In Tribunale, ma perche`?"
disse il Topo spaventato.
"Poi, il giudice non c'e`,
ne` giurati che io sappia,
tu il processo non puoi fare!"
"Niente affatto, caro mio
il solo giudice son io
e giurato e accusatore
d'un si` vile roditore.
E nessun m'impedira`,
pur se cio` non ti par vero,
d'emanare una sentenza
di morte in tuo confronto".

      Ma tu sei distratta - disse severamente il Topo ad Alice - Dove sei con i tuoi pensieri?"


      Oh, scusami tanto - rispose Alice - ero rimasta al quinto verso".

      Macche` quinto verso! - brontolo` il Topo. Forse ho perduto il filo." disse sommessamente Alice. Filo o non filo, ne ho abbastanza dei tuoi stupidi discorsi." E cosi` dicendo il Topo se ne ando`.

      Ma io non l'ho fatto apposta!" si scuso` Alice, "e tu sei cosi` suscettibile! Torna indietro, dai, e racconta come va a finire la tua storia!".
Anche gli altri animali gridarono:"Torna indietro". Ma il Topo, scuotendo la testa, affretto` il passo.

             Peccato che non sia rimasto qui! - commento` il Pappagallo, e un vecchio Granchio approfitto` dell'occasione per dire a sua figlia Ricordati figlia mia, non lasciarti mai prendere dalla collera! Chiudi il becco! rispose la Granchiolina Con te perderebbe la pazienza perfino un'ostrica.

      Se almeno Micina fosse qui! - disse Alice - Lei l'avrebbe riportato subito!".

      E chi e` Micina, se la domanda e` permessa?" chiese il Marabu`.

      "Micina e` la mia gattina. Vedeste com'e` brava nella caccia ai topi. Non solo, caccia anche gli uccelletti".

      Queste parole provocarono un certo disagio nella compagnia. Tutti gli uccelli se ne andarono con un pretesto. Cosi`, a poco a poco, Alice rimase sola.

      Almeno non avessi parlato di Micina! Probabilmente nessuno qui le vuole bene. E si` che e` la piu` bella gattina del mondo. Oh, chissa` se la potro` rivedere...". A questo pensiero Alice ricomincio` a piangere e singhiozzare. Dopo un po' di tempo udi` dei passettini che si avvicinavano. Spero` che fosse il Topo, deciso a ritornare per raccontarle la fine della sua storia.


CAPITOLO 4
La casetta del coniglio

Chi veniva innanzi a passettini leggeri era il Coniglio, che si guardava intorno con occhi spaventati e sembrava cercasse qualcosa. Alice udi` che sospirava:"La Duchessa! La Duchessa! Oh, le mie belle zampine! La mia pelliccia bianca e i miei bei baffi! Mi fara` tagliar la testa, com'e` vero che una vipera e` una vipera! Ma dove li avro` smarriti?” Alice indovino` subito che il Coniglio aveva smarrito i guanti di pelle e il ventaglio. E, buona com'era, si mise anche lei a cercarli. Ma i guanti e il ventaglio non si trovavano. D'altra parte, tutto era cambiato intorno a lei, dopo il bagno nello stagno di lacrime. La sala, con il tavolino di vetro e le piccole porte, era scomparsa.

      Il Coniglio si accorse della presenza di Alice e vide che cercava qualcosa:"Marianna! - urlo` con voce stizzosa - Che cosa cerchi qui fuori? Corri subito a casa a prendere un paio di guanti e il mio ventaglio! Ma spicciati!". Alice si spavento` talmente che, senza chiedere spiegazioni, corse subito via nella direzione indicata dal Coniglio.

      "Mi ha preso per la sua domestica - penso` camminando - rimarra` di stucco quando si accorgera` chi sono io! In ogni caso pero` i guanti e il ventaglio glieli voglio riportare, cioe`, se li trovo, ovviamente". Era arrivata cosi` davanti ad una bella casetta, pulita, con una targhetta di ottone sulla quale stava scritto: C. Bianco. Senza bussare, Alice entro` e sali` in fretta le scale, perche` temeva di incontrare la vera Marianna che l'avrebbe cacciata fuori di casa, prima che avesse trovato quanto cercava.

      "Che strana cosa fare commissioni per un coniglio. - disse Alice a se stessa - Probabilmente in futuro dovro` farne anche per la mia Micina". E gia` si immaginava la scena:"Signorina Alice, qui, per piacere! E' l'ora della passeggiata!". "Eccomi qui, zia! Ma dovrei badare che non scappi il topolino dal buco, finche` non torna Micina". "Pero` non credo - penso` Alice - che Micina potrebbe stare ancora in casa nostra se comandasse cosi`".

      Nel frattempo era arrivata in una bella cameretta, ordinata e pulita, con un tavolino vicino alla finestra. E sul tavolino ecco ( come aveva previsto Alice) il ventaglio e due o tre paia di guanti di pelle. Prese dunque un paio di guanti e il ventaglio; stava per uscire dalla camera, quando vide, vicino allo specchio, una bottiglietta sulla quale non si vedeva la solita etichetta "BEVIMI!". Alice la sturo` ugualmente e l'accosto` alle labbra. "Ormai so che anche stavolta capitera` qualcosa di interessante, come sempre quando bevo o mangio qualche cosa. Voglio proprio vedere che effetto mi fa questa bevanda. Spero mi faccia ridiventare grande, perche` sono stufa di andare in giro cosi` piccina!”.

      E infatti l'effetto fu immediato. In men che non si dica, appena Alice ebbe bevuto l'ultima goccia, divento` cosi` alta che la testa batteva contro il soffitto della cameretta e la bambina dovette curvarsi per non farsi male. Rimise in fretta la bottiglietta al suo posto e disse:"Basta ora con la crescita. Gia` non posso uscire dalla porta. Almeno non avessi bevuto cosi` tanto!".

      Ma ormai era troppo tardi. Alice cresceva, cresceva e presto dovette inginocchiarsi, poi stendersi addirittura sul pavimento, con un gomito contro la porta e l'altro braccio sotto la testa. E quando non ebbe piu` posto nella camera, fu costretta ad allungare un braccio fuori dalla finestra e una gamba su per la cappa del camino. Che ne sara` di me?” si chiedeva intanto.

      Per fortuna, finalmente l'effetto della misteriosa bevanda cesso`. Ma intanto la bambina era talmente cresciuta, che si domando`, spaventata come mai avrebbe potuto uscire da quella stanzetta. Immaginarsi la sua tristezza!

      "Si stava proprio meglio a casa - pensava - la` almeno non continuavo a crescere e a diminuire di statura,e non c'erano ne` conigli ne` topi che mi comandassero a bacchetta. Almeno non fossi entrata nella tana del Coniglio...eppure...eppure...la vita che conduco qui e` strana ma interessante. Mi piacerebbe proprio sapere che cosa mi e` successo. Una volta, quando leggevo le fiabe, pensavo che certe cose non possono accadere, che sono frutto della fantasia. E ora, eccomi proprio nel bel mezzo di una fiaba. Si dovrebbe scrivere un libro sulle mie avventure, davvero. Quando saro` grande lo scrivero` io il libro!".

      “Quando saro` grande? Ma sono grande! Piu` di cosi`...non potro` diventare...Gia` , ma allora non diventero` nemmeno piu` vecchia di adesso? Beh, e` gia` una consolazione il fatto di non dover diventare una vecchia signora...D'altra parte, allora dovro` continuare a studiare, e questo non mi piacerebbe affatto!”

             Alice continuo` ancora per un pezzo a chiacchierare con se stessa, esaminando il pro e il contro della situazione nella quale si trovava, allorquando udi` una voce, fuori della casetta. Stette in ascolto.

      "Marianna! Marianna! - diceva la voce - Portami subito i miei guanti!". Ed ecco dei passetti sulle scale. Poteva essere soltanto il Coniglio, che la cercava. Dalla paura, Alice incomincio` a tremare come una foglia, tanto che tutta la casetta traballava. La sciocchina non rifletteva che non c'era motivo di aver paura del Coniglio. Ormai lei era diventata mille volte piu` grossa di lui.

      Intanto il Coniglio era arrivato alla porta della cameretta e avrebbe voluto aprila. Ma non ci riusciva, poiche` il gomito di Alice, dall'altra parte, la teneva chiusa. Il Coniglio disse allora:"Entrero` dalla finestra."

      "Vediamo un po' se ci riesci", penso` Alice. Quando ebbe calcolato che il Coniglio poteva essere arrivato sotto la finestra, allargo` la mano che teneva fuori per acchiapparlo. Ma aveva annaspato nel vuoto. Pero` udi` un piccolo grido e, subito dopo, un tintinni`o di vetri rotti. Da cio` dedusse che il Coniglio doveva essere caduto sui vetri di una serra.

      Poi udi` la voce piena d'ira del Coniglio:"Battista! Battista! Ma dove sei?". E una voce ignota rispose:"Sono qui, Eccellenza, a pungere le mele!".

      "A pungere le mele? Che cosa e` questa storia? - grido` il Coniglio arrabbiatissimo - Invece di correre in mio aiuto!" (E si senti` ancora il tintinni`o dei vetri.)

      "E ora, Battista, mi sai dire che cos'e` che pende fuori dalla finestra della mia camera?"

      "Ma, Eccellenza, e` un blaccio!" (Battista non sapeva pronunciare la r.)

      "Un braccio? Asino che non sei altro. Non esiste un braccio cosi` grosso. Non vedi che riempie tutta la finestra?"

      "Eppule, Eccellenza, si tlatta ploplio di un blaccio."

      "In ogni caso, la cosa non mi garba. Va subito a togliere quel braccio!".

      Il povero Battista non se la sentiva di ubbidire e cercava mille scuse. E il Coniglio, sempre piu` infuriato, lo copriva di invettive:"Fa' quello che ti dico! Vigliacco!". Nel frattempo Alice allargo` di nuovo la mano nell'intento di afferrare il Coniglio, ma non ci riusci`. Stavolta udi` pero` due strilli e un nuovo fracasso di vetri rotti. Penso`:"Ma quante serre ci sono qui? E che cosa faranno adesso? Tenteranno di tirarmi fuori dalla finestra? Almeno ci riuscissero! Non vorrei rimanere qui eternamente!"

      Intanto, di fuori, si udivano voci affannose ed eccitate, e rumore di ruote. "La scala! Dov'e` la scala a pioli? Quella lunga! Guglielmo, Guglielmo, porta la scala allungabile! Appoggiala alla finestra, su da bravo. Sali sul tetto! Scosta le tegole! Attenzione! Chi scende ora per la cappa del camino? Tu? Io, no! Guglielmo, sei tu che devi scendere per la cappa del camino, capito? L'ha detto il padrone!".

      "Ah - penso` Alice - chi e` questo Guglielmo che deve scendere per la cappa del camino? Glielo faccio vedere io a quello li`! Si prendera` un bel calcio nel sedere!"

      Ritiro` come pote` la gamba dal camino e si preparo` a mollare il colpo all'intruso. Quando udi` dei rumori su per la cappa, aspetto` che quel non so che fosse a portata del suo piede e..."Toh, questo e` per te!", gli sferro` un calcio potente.

      Segui` un grande silenzio. Poi, giu` nel giardino si udirono voci concitate:"Guardate, guardate, Guglielmo vola sopra il camino!". Difatti, il povero Guglielmo, spinto dal calcio di Alice, era volato fuori dal camino ed era andato a finire sbatacchiato contro la siepe. "Sollevategli la testa! - urlava il Coniglio - Portate un po' di cognac...eh, adagio, altrimenti si ingozza...Beh, poverino, come va? Che cosa ti e` capitato? Racconta!".

      E il povero Guglielmo, con una vocina flebile, flebile:"Che ne so io? Si`, sto meglio, ora. Ma sono talmente spaventato che non posso raccontare...So soltanto che quando ero quasi in fondo al camino, una specie di diavolo mi ha lanciato in alto, come un razzo...Che spavento!".

      "Davvero...poverino!" dissero gli altri.

      "Dobbiamo incendiare la casa!" disse il Coniglio. Allora Alice urlo` con quanta voce aveva:"Se fate questo, badate, chiamo subito la Micina!".

      A questa minaccia segui` un silenzio di tomba. "Ora sono proprio curiosa di sapere cosa faranno", penso` Alice. "Se fossero un po' intelligenti, scoprirebbero il tetto, no?". Dopo un po' si udi` un gran tramesti`o giu` in giardino e la voce del Coniglio che diceva:"Ma una carriola bastera`.".

      "Una carriola di che cosa?” penso` Alice. Si accorse poi subito che cosa aveva trasportato la carriola, perche` le piovve in camera una fitta sassaiola. Alcuni sassolini la colpirono proprio in faccia. Allora grido` minacciosa:"Se non la piantate, guai a voi!". Di nuovo silenzio di tomba!

     Con grande meraviglia Alice si accorse che alcuni sassolini che giacevano sul pavimento si erano trasformati in altrettanti pasticcini. "E se ne mangiassi uno? - disse fra se` e se`- Tanto, piu` grande e grossa di cosi` non posso diventare. Forse, invece, diventero` di nuovo piccina."

      Mando` giu` un pasticcino e subito noto` che si sentiva diventare piu` piccola. Allora continuo` a mangiare pasticcini fino a che si accorse di essere ridiventata piccina piccina. Pote` cosi` uscire dalla porta della camera e da quella di casa. Sulla soglia si vide attorniata da una quantita` di animaletti e uccelletti. Nel mezzo della brigata c'era la povera Lucertola (era Guglielmo) che Alice aveva mandato a gambe all'aria col suo calcio ben centrato, povero Guglielmo! Aveva l'aspetto sofferente e due porcellini d'India dovevano sostenerlo, mentre gli somministravano un cordiale. Tutte le bestioline si lanciarono contro Alice, che si vide costretta a fuggire a gambe levate verso il bosco.

      "Prima di tutto - riflette` Alice vagando fra gli alberi - devo trovare il modo di riacquistare la mia statura normale. Poi ritrovare la strada che conduce al giardino".

      Il suo piano era eccellente. Pero` c'era una difficolta`. Come realizzarlo? Mentre cosi` rimuginava, passando un po' ansiosa fra le piante del bosco, ecco, sopra il suo capo, un abbaiare tutt'altro che invitante.

      Guardo` su e vide fra i rami un grosso cucciolo che allungava la zampa verso di lei. "Ma che cosa fa qui il mio cucciolino?" chiese Alice in tono affettuoso, perche`, a dir la verita` aveva una paura da matti. Poteva darsi che il cucciolo avesse una gran fame. E allora, povera Alice, avrebbe anche potuto divorarla.

      Senza riflettere oltre, Alice prese un bastoncino e incomincio` a giocare con il cucciolo, che saltava di qua e di la` per afferrare il bastone. Il cane faceva certi salti che, se avesse investito la bambina, quella sarebbe andata a gambe all'aria. Percio`, per prudenza, ogni volta che il cane spiccava un salto, Alice si nascondeva dietro un cardo. La bambina si aspettava ogni momento di essere calpestata dall'animale. Il cucciolone finalmente, stanco per il gran correre e saltare, si fermo` ansante, con la lingua penzoloni e gli occhi chiusi.

      Questo sembro` ad Alice il momento buono per svignarsela. Via dunque di corsa attraverso il bosco, lontano il piu` possibile, finche` la voce del cane si spense del tutto.

      "Pero`, in fine dei conti, era un simpatico cagnolino - disse Alice appoggiandosi ad un ranuncolo e facendosi aria con una delle sue foglie - Gli avrei insegnato tante cose, se avessi avuto la giusta statura. Toh! Avevo quasi dimenticato che dovrei riavere la mia statura normale. Ma, come fare? Dovrei di nuovo mangiare o bere qualcosa. Ma...cosa?".

      Ecco il gran problema! Si guardo` intorno alla ricerca di roba mangereccia...Fiori, foglie, erbe...Pero`, un po' piu` lontano, ella scorse un fungo, grande piu` o meno come lei, e, dopo averlo osservato di sotto, volle esaminare che cosa c'era sul cappello.

Alzandosi in punta di piedi, si affaccio` all'orlo del fungo, e il suo sguardo si fermo` su di un grosso Bruco azzurro che se ne stava seduto tranquillamente nel centro con le braccia conserte e fumava una lunga pipa pacifico come un re.


CAPITOLO 5
Il Consiglio del bruco

Alice e il Bruco si guardarono l'un l'altro in silenzio per un po' di tempo. Finalmente il Bruco, togliendosi la pipa di bocca, si rivolse ad Alice e, con voce stanca e strascicata, le chiese:"Chi sei tu?".

      Come principio per una conversazione, certo non era molto invitante. Alice titubo` un momento, poi disse:"Io...io non so piu` esattamente chi sia, dopo tutto quello che mi e` capitato oggi...So chi ero stamattina, ma poi sono diventata un'altra e questo per parecchie volte...".

      "Che cosa intendi dire? - chiese in tono severo il Bruco - Spiegati!".

      "Temo che non potro` spiegarmi - rispose Alice - perche`, vede, io non sono piu` io!".

      "Non ho capito niente!" disse il Bruco.

      "Mi spiace - spiego` Alice gentilmente - ma non so esprimermi altrimenti. Non so che cosa mi sia capitato, ma oggi continuo a cambiare di statura...ora sono grande grande, ora piccina piccina. E' veramente strano, io non capisco piu` nulla."

      "Strano? Niente affatto!", obietto` il Bruco.

      "Eppure, signor Bruco, anche lei trovera` strano di vedersi un giorno trasformato in crisalide e poi in farfalla, o no?".

      "Non credo proprio!" replico` il Bruco.

      "Dipende dalla propria sensibilita` - disse Alice - Per me sarebbe sicuramente molto strano."

      "Per te - disse il Bruco - Ma chi sei tu in fin dei conti?!?"

      Si era ritornati cosi` al principio della conversazione. Quella domanda ripetuta non andava proprio giu` ad Alice che si rivolse quindi in tono severo al Bruco e chiese:"Mi sembra che dovrebbe dirmi lei prima chi e`?!"

      "E perche` mai?" borbotto` il Bruco.

      Siccome Alice non sapeva che cosa rispondere a una tale domanda, e il Bruco le sembrava di cattivo umore, penso` bene di svignarsela.

      "Torna indietro! - comando` il Bruco - Devo dirti una cosa importante."

      Alice, allora, si avvicino` di nuovo al fungo.

      "Devi controllare meglio la tua ira!" disse il Bruco.

      "E' tutto quello che mi devi dire?" chiese Alice soffocando un moto di rabbia.

      "No", rispose il Bruco.

      Alice penso` che era meglio aspettare pazientemente, tanto non aveva altro da fare, e forse il Bruco aveva proprio qualche cosa di interessante da dirle. Dopo alcuni minuti di silenzio, il Bruco si tolse la pipa di bocca, allargo` le braccia e disse:"Bene, bene, tu credi dunque di essere diventata un'altra?".

      "Veramente lo temo, caro signore, poiche` non mi ricordo piu` delle cose di una volta, e non passa un quarto d'ora senza che io diventi o piu` grande o piu` piccina...", rispose Alice impressionata.

      "Che cosa non ricordi, per esempio?” volle sapere il Bruco.

      "Le poesie...Volevo recitare la vispa Teresa e non sono piu` stata capace. E si` che, a scuola, la sapevo per benino!"

      "Allora prova a recitare la poesia del nonno Battista" le suggeri` il Bruco.

      Alice obbedi` e comincio`:

      "Sei vecchio, caro babbo - gli disse il ragazzino - sulla tua chioma splende, quasi un candore alpino; eppur costantemente cammini sulla testa: ti sembra per un vecchio buona maniera questa?"
"Quand'ero bambinello - rispose il vecchio allora - temevo di mandare il cervello in malora; ma adesso persuaso di non averne affatto, a testa in giu` cammino piu` agile d'un gatto."


"Sei vecchio, caro babbo - gli disse il ragazzino - e sei capace e vasto piu` d'un grosso tino: e pur sfondato hai l'uscio con una capriola; dimmi da quali acrobati andasti, babbo, a scuola?"
"Quand'ero bambinello - rispose il padre saggio, per rafforzar le membra, io mi facea il massaggio sempre con quest'unguento; un franco alla boccetta, chi comperarlo vuole, fa bene se s'affretta."


      "Sei vecchio, caro babbo - gli disse il ragazzino - e tu non puoi mangiare che pappa nel brodino; pure hai mangiato un'oca col becco e tutte l'ossa Ma dimmi ove la pigli, o babbo, tanta possa?"
"Un di` apprendevo legge - il padre allor gli disse - ed ebbi con mia moglie continue liti e risse; e tanta forza impressi alle ganasce allora, tanta energia che, vedi, mi serve bene ancora."


      "Sei vecchio caro babbo - gli disse il ragazzino e certo come un tempo non hai piu` l'occhio fino: pur reggi in equilibrio un pesciolin sul naso, or come cosi` desto, ti mostri in questo caso?"
"A tutte le domande, io t'ho risposto gia`, e finalmente basta! - risposegli il papa`: "Se tutto il giorno poi, mi vuoi cosi` seccare, ti faccio con un calcio, le scale ruzzolare".


      "Non l'hai recitata molto bene. - osservo` il Bruco - Ma lasciamo stare". Poi, dopo qualche minuto di silenzio, vedendo Alice piuttosto umiliata, riprese:"Dimmi, quale statura vorresti avere?".

      "Beh, non saprei esattamente - disse Alice - solo non vorrei cambiare cosi` spesso. Che ne pensa, lei?"

      "Io non penso niente", rispose il Bruco.

      Alice tacque. Quel signor Bruco era uno spirito di contraddizione fenomenale. In vita sua non era stata mai tante volte contraddetta, e non ne poteva proprio piu`.

      "Sei contenta di come sei adesso?" volle sapere il Bruco.

      "Vorrei essere un tantino piu` alta, se non le spiace. - rispose gentilmente Alice - Una statura di 8 centimentri e` un po' meschina".

      "Otto centimetri fanno una magnifica statura" disse il Bruco collerico, rizzandosi come uno stelo mentre parlava (egli era alto esattamente otto centimetri).

      "Ma io non ci sono abituata! - si scuso` Alice in tono lamentoso. E poi penso` fra se`: "Questa bestiolina s'offende per nulla!".

      "Col tempo ti ci abituerai", disse il Bruco, e rimettendosi la pipa in bocca ricomincio` a fumare.

      Questa volta Alice aspetto` pazientemente che egli ricominciasse a parlare. Dopo due o tre minuti, il Bruco si tolse la pipa di bocca, sbadiglio` due o tre volte, e si scosse tutto. Poi discese dal fungo, e se ne ando` strisciando nell'erba, dicendo soltanto queste parole:"Un lato ti fara` diventare piu` alta e l'altro ti fara` diventare piu` bassa."

      "Un lato di che cosa? E l'altro lato di che cosa?” penso` Alice fra se`.

      "Del fungo.", disse il Bruco, come se Alice lo avesse interrogato ad alta voce e subito scomparve.

     Alice rimase pensierosa un minuto guardando il fungo, cercando di scoprirne i due lati, ma siccome era perfettamente rotondo, trovo` la cosa difficile. A ogni modo allungo` piu` che le fu possibile le braccia per circondare il fungo, e ne ruppe due pezzetti dell'orlo a destra e a sinistra.

      "Bene, e adesso?" si chiese. E intanto provo` a mangiare il pezzo di fungo che teneva nella mano destra. Immediatamente senti` un gran colpo sotto il mento. Era caduta sul proprio piede.

      Naturalmente si spavento` di questo rapido cambiamento, ma non c'era tempo da perdere poiche` si sentiva rimpicciolire a vista d'occhio. Cerco` allora di mangiare il pezzetto di fungo che teneva nella mano sinistra. La cosa le riusci` molto difficile perche` quasi non poteva piu` aprire la bocca, tanto il mento premeva contro il piede. Finalmente pote` mandar giu` un bocconcino.

      "Meno male! Ora posso almeno muovere la testa!" esclamo`. Ma, ahime`, dove erano andate a finire le sue spalle? Per quanto abbassasse lo sguardo non riusciva a vedere le spalle. Collo, nient'altro che un lunghissimo collo! Sembrava uno stelo che spuntava dalle erbe.

      "Ma che cos'e` questa roba verde?” disse Alice. "Per l'amor del cielo, dove sono le mie spalle? E perche` non posso piu` vedere le mie mani?” E intanto cercava di muovere le mani, cosi` lontane da lei, ma non vedeva che il muoversi delle erbe in basso.

Siccome le sue mani non arrivavano alla testa, penso` che forse la testa sarebbe arrivata giu` alle mani, se avesse provato a chinarla. Subito noto`, con grande piacere, che il lungo collo era molto flessibile e si muoveva di qua e di la`, come un serpente. Lo piego` graziosamente verso il fogliame per nascondersi, quando fu sorpresa da uno sbattere di ali e un grosso piccione le volo` sul viso.       

      "Serpente!" urlo` il Piccione.

      "Ma io non sono un serpente!” disse Alice indignata. "Lasciami in pace!"

      "Serpente, dico! - ripete` il Piccione, ma con tono piu` dimesso, e aggiunse singhiozzando:"Ho cercato tutti i rimedi, ma invano".

      "Ma io non so nemmeno di cosa parli!" disse Alice.

      "Ho tentato in una radice, ho tentato sulla riva del ruscello, in una siepe - si lamento` il Piccione - ma e` tutto inutile. Oh, questi serpenti! Non sono mai contenti!".

      Alice sempre piu` confusa, penso` che sarebbe stato inutile dir nulla, fino a che il Piccione non avesse finito.

      "Come se fosse poco disturbo covare le uova - disse il Colombo - Bisogna vegliarle giorno e notte! Sono tre settimane che non chiudo occhio!"

      "Mi dispiace di vederti cosi` sconsolato!" disse Alice, che cominciava a capire.

      "E adesso che avevo trovato l'albero piu` alto del bosco per fare il mio nido e deporre le uova, ecco che un serpente arriva giu` dal cielo! - grido` il Piccione esasperato - Brutto serpentaccio che non sei altro!".

      "Ma ti ripeto che io non sono un serpente! - disse Alice - Io sono...io sono..."

      "Su dillo! Chi sei? Come se non si vedesse che stai inventando una bugia", la interruppe il Piccione.

      "Io sono una bambina." disse Alice un po' incerta dopo tutti i cambiamenti che aveva fatto.

      "Ma brava! Ah, tu sei una bambina? Io ne ho viste tante di bambine nella mia vita, ma nessuna aveva un collo lungo come il tuo!" urlo` il Piccione. "No, no, tu sei un serpente e le tue bugie non stanno in piedi. Ora vorrai anche farmi credere che tu non sai che cos'e` un uovo e che non l'hai mai mangiato!".

      "Certo che ho mangiato un uovo. Devi sapere che le bambine piccole mangiano uova cosi` come i serpenti."

      "Non ci credo - disse il Piccione - e se ne mangiano, vuol dire che sono una specie di serpenti, e basta!"

      Questa idea parve cosi` nuova ad Alice che rimase in silenzio per uno o due minuti; il Piccione allora colse quell'occasione per aggiungere:"Tu vai a caccia di uova, questo e` certo, e che m'importa, che tu sia una bambina o un serpente?"

      "Ma importa moltissimo a me. - rispose subito Alice - Ad ogni modo non vado in cerca di uova; e anche se ne cercassi, non ne vorrei delle tue; crude non mi piacciono".

      "In ogni caso, via di qui!" ordino` il Piccione. E intanto si accomodo` di nuovo sopra le sue uova. Alice volle piegarsi sotto gli alberi, ma le riusciva molto difficile, perche` il collo, cosi` lungo com'era, si intricava fra i rami e lei faceva fatica a districarlo.

      Dopo qualche istante, si ricordo` che aveva ancora nelle mani i due pezzettini di fungo, e si mise all'opera con molta accortezza addentando ora l'uno ora l'altro, e cosi` diventava ora piu` alta ora piu` bassa, finche` riusci` a riavere la sua statura giusta. Era da tanto tempo che non aveva la sua statura giusta, che dapprima le parve strano; ma vi si abituo` in pochi minuti, e ricomincio` a parlare fra se` come al solito:"Ecco sono a meta` del mio piano! Sono pure strani tutti questi mutamenti! Non so mai che diventero` da un minuto all'altro! Ad ogni modo, sono tornata alla mia statura normale: ora bisogna pensare ad entrare in quel bel giardino... Ma come faro`?" E cosi` dicendo, giunse senza avvedersene in un piazzale che aveva nel mezzo una casettina alta circa un metro e venti. "Chiunque vi abiti - penso` Alice - non posso con questa mia statura fargli una visita; gli farei una gran paura!" E comincio` ad addentare il pezzettino che aveva nella mano destra, e non oso` avvicinarsi alla casa, se non quando ebbe la statura d'una ventina di centimetri."


CAPITOLO 6
Il maialino e il pepe

Alice per un po' si mise a guardare la casa, e non sapeva che fare, quando ecco un valletto in livrea uscire di corsa dalla foresta (lo prese per un valletto perche` era in livrea, altrimenti dal viso lo avrebbe creduto un pesce) e picchiare energicamente all'uscio con le nocche delle dita. La porta fu aperta da un altro valletto in livrea, con una faccia rotonda e gli occhi grossi, come un ranocchio; ed Alice osservo` che entrambi portavano delle parrucche di riccioli incipriati. Le venne la curiosita` di sapere di che si trattasse, e usci` cautamente dal cantuccio della foresta, e si mise ad origliare.

 

Il pesce valletto cavo` di sotto il braccio una lettera grande quasi quanto lui, e la presento` all'altro, dicendo solennemente:"Per la Duchessa. Un invito della Regina per giocare una partita di croquet." Il ranocchio valletto rispose nello stesso tono di voce, ma cambiando l'ordine delle parole:"Dalla Regina. Un invito per la Duchessa per giocare una partita di croquet."

      Cosi` dicendo si fecero una riverenza talmente profonda che le due parrucche si ingarbugliarono.

     Alice scoppio` in una gran risata, e si rifugio` nel bosco per non farsi sentire, e quando torno` il pesce valletto se n'era andato, e l'altro s'era seduto sulla soglia dell'uscio, fissando stupidamente il cielo.
      Alice si avvicino` timidamente alla porta e busso`.


      "Non val la pena che tu bussi - disse il domestico - e cio` per due motivi: primo, perche` io sto dalla stessa parte della porta dove stai tu; secondo, perche` qua dentro fanno un baccano tale che nessuno ti puo` sentire". E, infatti, si udiva urlare e starnutire insieme e, ogni tanto, un rumore di cocci sul pavimento.

      "Ma allora scusi, come posso entrare in casa io?" chiese Alice.

      "Il tuo bussare avrebbe un significato - continuo` il valletto senza badarle - se la porta fosse fra noi due. Per esempio se tu fossi dentro, e picchiassi, io potrei farti uscire, capisci..." E parlando continuava a guardare il cielo, il che ad Alice parve proprio un atto da maleducato. "Ma forse non puo` farne a meno - disse fra se` - ha gli occhi quasi sull'orlo della fronte! Potrebbe pero` rispondere a qualche domanda...Insomma come devo fare per entrare?" disse Alice ad alta voce.

      "Io rimarro` qui fino a domani" fu la risposta del valletto.

      In quell'istante la porta si apri`, e un gran piatto, lanciato dall'interno, volo` verso la testa del valletto, gli sfioro` il naso e si ruppe in cento pezzi contro un albero.

      "...o forse fino a dopodomani" continuo` il valletto come se nulla fosse accaduto.

      Per la terza volta Alice chiese:"Come faccio ad entrare in casa?"

      "Prima di tutto bisogna sapere se tu debba veramente entrare in casa..." disse allora il valletto.

      Aveva ragione ma ad Alice diedero fastidio quelle parole:"E' spaventoso - mormoro` fra se` - il modo con cui discutono queste bestie. C'e` da impazzire!"

      Il valletto allora colse l'occasione per ripetere l'osservazione con qualche variante: " Io me ne staro` seduto qui per giorni e giorni."

      "Ma io che devo fare?" domando` Alice.

      "Quel che ti pare e piace" rispose il valletto, e si mise a fischiare.

      "E' inutile discutere con lui! - disse Alice disperata - E' un perfetto imbecille!". Cosi` dicendo apri` la porta ed entro`.

      La porta conduceva direttamente in una vasta cucina, da un capo all'altro invasa di fumo. La Duchessa sedeva su uno sgabello a tre piedi, e teneva un bambino in braccio; la cuoca era di fronte al fornello, e stava rimestando in un calderone che pareva pieno di minestra.

      "In quella minestra ci deve essere troppo pepe" disse Alice fra se` con un fragoroso starnuto.

      Effettivamente c'era troppo pepe nella aria. Anche la Duchessa starnutiva qualche volta; e quanto al bambino non faceva altro che starnutire e strillare senza un istante di riposo. I soli due esseri che non starnutivano nella cucina, erano la cuoca e un grosso gatto, che se ne stava accoccolato sul focolare, ghignando con tutta la bocca, da un orecchio all' altro.

      "Per piacere - domando` Alice un po' timidamente, perche` non era certa che spettasse a lei cominciare a parlare - perche` il suo gatto ghigna cosi`?"

      "E' un Ghignagatto - rispose la Duchessa - ecco perche`. Maialino!"

      Ella pronuncio` l'ultima parola con tanta energia, che Alice fece un balzo; ma subito comprese che quel titolo era riferito al bambino e non a lei.

      Cosi` si riprese e continuo`:"Non sapevo che i gatti ghignassero a quel modo: anzi non sapevo neppure che i gatti potessero ghignare."