Uno scritto di Don Mazzolari

Molti hanno scritto di Grazia Deledda, critici e letterati, ma noi preferiamo ricordarla con le parole proprio di Don Primo Mazzolari che meglio di molti la conobbe e che le dedicò un capitolo intero del suo libro "Tra l'argine e il bosco" che pubblicò nel 1938, due anni dopo la scomparsa della scrittrice.

- Domani vien la Grazia.
Il mio parroco ascolta e non capisce.
- Si, la Grazia, la moglie di Palmiro, quella sardignola che scrive tanti libri.
Adesso capisce anche il parroco. Nel parlare rivierasco le gararchie non esistono: i cuori semplici e larghi danno una casa a tutti.
Il comm. Palmiro Madesani, marito di Grazia Deledda, è del mio paese, e la moglie, con compiacenza poco insulare ma tanto amabile, parlando e scrivendo, lo chiamava il mio paese.
Ci veniva non tutti gli anni: ora vi ritornava dopo un’assenza più lunga del consueto. Una spolverata sulle cose care fa bene anche alla fantasia e al cuore dei letterati.
Il paese la rivedeva volentieri senza dimostrarglielo. Da, gente soda e usa a vedere uomini di rango: l'aspettava come s’aspetta uno di casa. Altrove sarebbe stato un avvenimento: da noi era non più di un lusinghiero episodio preceduto da un breve particolare e da una segreta compiacenza da contar fuori. Credo che neanche il parroco si sia messo in allarme per la venuta della nuova parrocchiana, né abbia pensato di ritoccare il vangelo domenicale nel caso capitasse in Chiesa, come avvenne di fatto.
Prese posto vicino ai banchi dei piccoli come una buona nonna venuta a rendersi conto dei nipoti non molto savi. Il parroco, come sempre, parlò più ai piccoli che ai grandi, a due passi da lei che ascoltava, la testa soffocata da un cappello larghissimo e senza gusto. Appena muoveva il capo le brillavano gli occhi bellissimi in un volto che non fu mai bello, ma che l’età componeva amabilmente all’ombra de’ capelli tutti bianchi.
Pochi giorni dopo parroco e parrocchiana si ritrovarono a colazione in una delle tante case ospitali del paese. Per levarsi quegli occhi che lo scrutavano il parroco le avrebbe volentieri parlato anche di libri, dei suoi, che non conosceva affatto; infine, finì per chiedere: - Come trova il paese?
- Assai cambiato, cominciando dal parroco. Qui non avrà trovato agnelli. Vedo però che sa prenderli. Anch’io ci sto bene.
Parlava pochissimo: frasi brevi, seguite da interminabili silenzi, che mettevano a disagio i vicini, che non sapevano a quali argomenti appigliarsi per farla discorrere. Ella doveva seguire i suoi fantasmi e dimenticava di aver gente intorno.
Si diceva da qualcuno che essendo a corto di motivi sardi fosse venuta a razziare sul Po. Infatti era piena di piccole curiosità: fermava per la strada certi tipi, interrogava volentieri i vecchi mugnai di acqua, si faceva portare in barca da Pinon in lunghi giri senza meta: osservava, chiedeva, fissava cose e persone con strana insistenza. C’era chi la schivava per non farsi fotografare da quei suoi due occhi. Avevan paura di finire sul libro, com'era capitato ad altri.
Per trovar tipi s’assoggettava all’ardua impresa dei desinari interminabili, perché da noi quando si vuol bene a uno lo si fa bere e mangiare, genere di cordialità tutta mantovana, sopportabile se uno ha buon stomaco e tempo da buttar via.
Spesso, dopo una di queste imprese conviviali, me la vedevo capitare in casa
- Vengo a respirare un po’. Mi tiene ?
E si buttava stancamente sopra una sedia di fronte alla Madonna del Borgognone. Dietro la quale rideva in trasparenza un paesaggio scarno e tenue.
Eran discorsi discontinui con lunghe pause e riprese lontane: un’anima fuori dal comune che sentiva il bisogno d’aprirsi all’ultimo prete di campagna
-Mio marito si occupa molto religione: io mi accontento di credere alla maniera dei miei.
Non so di preciso che intendesse ; mi pareva di capire che anche in religione si lasciava vivere abbandonandosi al profondo istinto della sua razza e della sua terra: senza scegliere ne legare. E’ una maniera poco raccomandabile specie per chi scrive libri e ha un mondo di lettori che leggono a un qualche modo e che a un qualche modo capiscono: ma io ebbi l’impressione, confermatami più tardi dalla lettura, che con quel suo naturale la Deledda non avrebbe saputo far molto diverso. In certuni l’unica forza è il grezzo, un grezzo che a purgarlo e a incivilirlo ci vuol più di una esistenza. In Grazia Deledda la scrittrice non mi pareva congiunta né alla sposa né alla mamma, ma a qualche cosa di primigenio. Come coltura, sapeva tanto e non sapeva niente perché le molte cose che apprendeva si fondevano nel colore della sua anima oppure non esistevano neanche. Non ho mai trovato una scrittrice così poco colta e nello stesso tempo così capace di servire una coltura e arricchire le lettere di un paese.
Il mondo dei suoi libri ella forse non lo visse mai. Le usciva non so da dove, senza volerlo bene, un dono spontaneo, irruente. Chi non l'ha sentita vivere non immagina quanto poco rappresentavano il suo mondo le creature dei suoi libri, quanta e incolmabile fosse la distanza.
-Mi giudicano superficiale e correntista perché schivo ai miei personaggi le astruserie e le complicazioni interiori. Non val la pena gravar la mano su chi ha già tanta soma da portare. La vita non è facile neanche alle creature di carta.
E mentre parlava aveva sulla faccia uno sconforto ineffabile. Le anime s’assomiglian tutte. L‘ultima quando parlava da quella, sedia dei suoi guai, non aveva una faccia diversa.
Di quel soggiorno in parrocchia ne venne fuori un libro, Annalena Bilsini, né bello né limpido. Aveva promesso di mandarmelo, poi dev' essersi accorta che non era un dono per il parroco e non me lo spedì: attenzione di buona parrocchiana che m'è piaciuta. Sarebbe stato meglio che il libro avesse avuto un'altr’aria. Da alcune parole in confidenza ho la presunzione che lei stessa non fosse contenta di certe cose, ma per non volerle davvero le abbisognava una diversa preparazione cristiana. -Vi sono tradizioni religjose che servono a ben morire più che a ben vivere, Se la Deledda fosse rimasta laggiù o qui, semplice parrocchiana, la lampada avrebbe avuto olio bastevole per il vivere quotidiano. Dotata di una legittima vocazione letteraria, la provvista tradizionale non le bastava piu. Ella, invece di cercare, soffiava provvisoriamente sulla lampada nelle ore del travaglio letterario, onde avere un po' di luce sui suoi passi di donna e di madre nunc et in hora mortis.
Nel '27, quando le assegnarono il premio Nobel - davanti al mezzo milione anche i miei scopai cominciarono a stimare il mestiere di scriver libri - mandai a nome di tutti i parrocchiani due parole di contento.
Ecco la risposta.
«Nonostante la fatica e la baraonda di questi giorni non voglio tardar oltre a ringraziarla, pregandola di essermi interprete dal suo Santo Altare, presso il popolo della mia Cicognara, di tutta la riconoscenza ed il mio amore. Evviva Cicognara!»
La mia buona parrocchiana non è più di quaggiù. Quasi tacciono anche le Gazzette e la fama sta per fissarsi in una notizia breve nella storia delle lettere. Ma l’altare della sua Chiesa, ove ella volle essere ricordata, nell’ora della fuggevol rinomanza, non la dimentica e nel vicino 2 novembre il nome di Grazia verrà ripetuto con pietà familiare accanto ai nomi degli ignoti parrocchiani passati, durante l’anno, a miglior vita e scortato presso la Misericordia divina che vale più della fama e dà l’unica vera gloria.»


Cortesia Antonio Leoni e www.vascellocr.it
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