Costantino Filiberto
di Martino De Vita
Costantino Filiberto non sa quanto tempo sia passato dall’ultima volta che sognò di vivere nudo l’esistenza affannosa della sua vita, in quanto vita, o morte raccontata dopo affanni e inutili inseguimenti per lunghi corridoi bui. Porte chiuse, spalancate, risse per strada, risate strafottenti, musi allungati da ombre insolite. Ombre in fuga, annientate dal freddo della ragione guidato da una mente stanca. Le ombre percorrono itinerari imprevisti, le tende si muovono, ha paura, la luce alle finestre delle case mette tristezza. La mente lucida guadagna la sua ragionevolezza in silenzio ma perduta in mille ambiguità. Si sogna e non si sogna. Sogna e non sogna. Dicono che i sogni sono utili se vengono ricordati da svegli. Non è affatto sveglio, ma percosso da un dolore lancinante che per mesi gli impedisce di camminare., Un dolore di provenienza ignota, come i sogni per strada, le parole insufficienti per smarrirsi o ritrovarsi dopo anni di afflati insensati. Viaggia molto. L’ultima volta atterrò in una zona sconosciuta. Quando si viaggia si esplorano terre incolte. L’incoltura dell’ultima terra era più incolta delle altre. Si tuffa in mare aperto e nuota fino ad esaurirsi. Il dolore percuote un fisico provato. Torna a riva, si abbandona al sole. In un attimo si asciuga. Il dolore persiste. La nuotata è stata lunga, il sogno lo aveva avvertito. Presagi, sindrome riflessa in un mare di stanchezza. La nuotata lo ha rigenerato, il dolore non è passato. Non convive affatto col dolore fisico. Vorrebbe eliminare in sé qualsiasi tipo di natura maligna, forze negative, voci sovversive che da anni deviano il suo pensiero naturale e le sue azioni. Agisce d’istinto e la terra incolta lo cattura. Affascinato dalla bruttezza di un viso deturpato continua il viaggio esplorando foreste e corsi d’acqua. È in cerca di una giungla che lo accolga. Finisce la foresta e inizia una città. Macchine e smog, confusione, gente perversa che lo cattura. Docile segue per strada le varie andature, fissa volti indecenti, cerca volti umani. Non ne vede. Si copre gli occhi, il sole lo abbaglia. Cerca compagnia in un bar. Nessuno attacca discorso. In quel bar, o in quella città sono tutti muti. Lui, muto si rivolge alla mente muta, pensante, dicendo che, forse, una dimensione migliore potrebbe sempre attrarlo nel momento in cui tutto il contesto risente di alcool e fracasso. Beve acqua, un litro dietro l’altro, è malato di sete, mangia qualcosa, il dolore non si placa, è malato di fame, ha sempre fame e sete. Di svogliate reminiscenze che sono la sua vita e il suo inferno. Di paradiso non parla. La gente muta legge penetrando il suo viso immobile. Cos’ha da dire a se stesso dopo una lunga nuotata … Guarda il cammino davanti a sé, qualcuno lo sorregge, è finito nell’incubo e si crogiola annientando il lento passare del tempo, che annulla l’esistenza, che allunga la vita, che travolge le sensazioni, che uccide le ambizioni. Era un ambizioso. È un ambizioso, parla di ambizione, non è più muto, il muto è degli altri, di quei visi inespressivi, di quelle lingue tagliate, di quei lunghi coltelli che affilano un istinto impenetrabile.
L’istinto e le ombre lo guidano attraverso il buio e la luce. La foresta immaginata, la lunga nuotata lo riporteranno a costruire strategie dinamiche. La passività del momento non può impedire a Costantino Filiberto di vivere le sue notti. Sogno o non sogno, la mente nuda, la mente silenziosa, gli fa paura. Ne ebbe terrore fin da ragazzo. Ma ancora è giovane, pieno di volontà creativa e di sogni inventati. Affascinato dalla psiche mediata dalla mente (nuda o muta), attraversa la città fantasma restando invisibile. I volti della gente sono cattivi. Costantino Filiberto si crede un cattivo, è in cerca di altri come lui. Si intrufola non visto tra gente sconosciuta. Quella gente taglia teste e mani, taglia boschi e giardini, uccide cani e gatti randagi, beve acqua di fogna, non è amichevole. Il dolore lancinante aumenta. Dorme su un fianco, si gira nel suo letto mille volte in una notte. L’insonnia lo assilla, il dolore accentua il disagio, la mente è in subbuglio. Silenzio assoluto nella notte Accende la luce, avverte il respiro del suo cane che si è accucciato sul tappetino. Va in bagno, torna in camera, non vuole svegliare il cane. Se si sveglia, poi lo deve portare fuori. Il suo cane ha l’abitudine di uscire dopo il suo legittimo sonno, Costantino Filiberto non ha voglia di accompagnarlo, mettergli il guinzaglio, uscire nella notte, fargli fare due corsette verso il muro preferito da tutti i cani della zona. Lui è un uomo pigro, il dolore non passa mai; tre antidolorifici al giorno, qualcuno gli dice che sono troppi, che potrebbe risentirne il cuore. Il suo cuore batte e ribatte, extrasistole da fumo e stress…
Ripensando agli ultimi cinque anni…ma il tempo non esiste per Costantino Filiberto. Esiste quel malessere, il dolore che lo assilla da mesi. È in pericolo la sua salute, forse sta per morire, non si è fatto mai analisi mediche in vita sua, non va dal dottore da anni. Non ce n’è bisogno, io odio i dottori, gli ospedali gli infermieri, i portantini, le siringhe, garze, ferri, camici, odore indefinibile di malato terminale, ultimo stadio…riflette sulla morte. Che mi sta succedendo…dimagrisco, non sono mai stato grasso, devo fare dei controlli? non mi va, e sono pigro, burocrazia, il medico di base, l’ospedale, gli specialisti, poi il ricovero…no, no, no. Sogno di essere per strada a intervistare volti anonimi. Io non sono come loro. Loro vanno all’ospedale, io no. Loro stanno male, io no. Mamma e babbo sono andati all’ospedale e ci sono rimasti, ma mamma e babbo erano molto anziani…è la legge naturale delle cose. Io no! Rifiuto ogni tipo di malattia, persino un raffreddore. Non accetto…non è possibile che sia malato, il mio corpo rifiuta lo stato di malessere. Il dolore lancinante esiste, ma dopo la nuotata nell’onirico o nel Mar dei Caraibi sto decisamente meglio.
Non è affatto vero. Costantino Filiberto sta male. Lui, l’immortale come sempre si è definito. Sono comparse macchie strane sull’addome, là dove avverte il dolore, sempre più lancinante…Devo morire? Che non soffra troppo, mi dispiace, proprio ora…no, io non muoio, muoiono gli altri…Considerazioni piene di paura. Ha una fifa blu, vorrebbe andare dal dottore? Lo obbligheranno. Domani andiamo dal dottore! Va bene, ma il dolore lo sopporto. Non sopporti nulla, il dolore non sarà grave, le macchie scure farebbero pensare a… Facciamo delle analisi? Bene dottore, facciamole…
Fesserie, io sto bene, il dolore lancinante passerà…con la volontà…Non basta, occorrono cure. Ma mica voglio impazzire. Ma già un po’ pazzo sei. Non aver mai fatto un’analisi medica fino ad ora. Ma se le facessi passerei dalla parte dei lamentosi…che devo fare? Non voglio sapere. Costantino Filiberto non vuol prendersi cura di se stesso, non vuol bene a se stesso, solo ai suoi magnifici sogni, incubi, volti coperti o scoperti, foreste vergini, città tentacolari. Il suo è il mondo dell’impossibile, del sensibile e dell’ottuso. Le ombre lo seguono di giorno e di notte, non sa dire a quelle di farsi da parte.. Con loro va a cavallo…e si diverte, come possa farlo non è possibile sapere. Intervista le sue ombre come intervista i volti mascherati, anonimi, della gente silenziosa per strada, intervista i suoi silenzi. Grattacieli, smog, macchine, periferie abbandonate, degrado di immigrati africani, ha dato lavoro ad extracomunitari disonesti, quella badante cingalese che avrebbe dovuto accudire la mamma anziana…
Costantino Filiberto ha deciso che, per il momento, non ha nessuna voglia di farsi togliere sangue dalle vene. Vene piccole, capillari quasi invisibili…Occorre che mi faccia una cultura medico-scientifica… Fatti quelle analisi! Gli ripete ogni giorno la sua legittima consorte. Sì, le farò. Che non sia già tardi…Tardi per cosa? Non si sa mai, potresti avere…di tutto…sei così magro…dimagrisci ogni giorno di più e mangi, mangi…Ma sarà l’ansia… sai che sono un tipo emotivo. E poi devo somatizzare tutto? Ma che somatizzare. Tu hai di sicuro una vera malattia. Costantino Filiberto si rifugia nei suoi incubi notturni. Va alla ricerca delle foreste in fiamme, della sua città tentacolare. Piccola città ma piena di insidie. Traffico bestiale, incontenibile e assurdo entro le mura urbane. A lui piacciono le piccole città, ama la sua città. Piccola ma ricca di storia. Si confonde tra i vicoli, sale su una torre. Non vuol precipitare. I sogni sono altre congetture, gli incubi di notte si fanno pressanti, il suo corpo scompare, un Tir minaccioso lo investe. Si ritrova in una dolce distesa d’erba e di fiori nell’altro mondo. Non sono malato, ripete sempre fra sé. Mi farò le analisi. Ho paura del sangue. Ho paura che mi trovino un tumore. Ho paura di morire. Lo confesso, ma solo a me stesso.
Dopo la confessione il martirio. Costantino Filiberto è un uomo integro, non accetta compromessi fra la vocazione e il lamento. Vive e lascia vivere compresi quelli che sono malati. Sono tutti malati, parlano tutti di malattie, di diete, di cibo, di prevenzione. Prevenire cosa…l’uomo è già di per sé un pre-venuto. Rivelazione iniziale, o inziatica, non si sa, riflette su argomenti metafisico-religiosi, forse perché la malattia incombe su di lui. Quale? Niente analisi, niente diagnosi. Se ne va in giro col dolore lancinante sull’addome e tra le costole. Tumore? No, forse un banale mal di pancia. Che ho mangiato a pranzo, o a cena, o a colazione? La malattia è un’ombra come tutte le altre, si convive con le ombre. Non è affatto vero Costantino Filiberto. Non dire queste cose, non dirle a te stesso. Tu sai che devi farti le analisi, te l’ha detto anche il dottore. Da quando sei nato sarebbe la prima volta. Quel dolore è acutissimo, tu dici di star bene, ma non ti sei sentito mai così male. Vero, ma ho paura. Non avere paura, affronta la prova, va’ al distretto e fa’ il prelievo. Mica avrai paura di un piccolo ago. Poi le cure, la chemioterapia, i capelli che cadono, la certezza di non farcela… Costantino Filiberto sta per diventare paranoico da quell’uomo equilibrato che era. Parlare di malattie lo rende invivibile. Non posso più fare nulla, quello che avrò sarà grave…in tutti questi anni ho sempre goduto di ottima salute…
Lui credeva. Da quanto tempo incombe la minaccia? Non si sa …sicuramente morirò…oh, no, è un peccato, l’umanità perderebbe uno dei tanti suoi protagonisti. “Hai dato piccole lezioni di letteratura…” Parole di qualche adulatore o parole sincere? Cosa fa nella vita Costantino Filiberto? Un bel niente. Si diletta a passare il tempo elucubrando molto su se stesso e poco sugli altri. Da quando han buttato giù le Torri Gemelle dorme male e gli incubi sono aumentati. Si diceva di paranoia sopraggiunta in virtù di paure esistenzial-ospedaliere. Ma sarebbero tutte congetture…ricoveri nessuno, analisi mediche rimandate, e saranno numerose. Tutto ciò che non ha fatto prima, recupererà in fretta. Ma perché sono subentrate paure e malattie? Mistero della vita, anche i misteri possono essere fatali per un “immortale”.
Nessuno è immortale? Sicuramente, ma Costantino Filiberto è un immortale. Qualsiasi malattia si sarebbe presa non sarebbe la sua, lui crede Non è un malato, non ha nulla a che fare con le vittime della salute, lui crede. La sua è sempre stata perfetta. Perché essere malato, sentirsi malato, sottoporsi a noiose terapie, diete, astensioni dal fumo, passeggiate…certe situazioni potrebbero degenerare, colpire altri organi sani…non può vedersi malato, non lo sopporta. E che vuoi che sia, gli dice Rosa Priscilla, sua moglie, la sua fedele e affezionata compagna sempre solerte in visite mediche, analisi, ospedali, controlli preventivi al seno, all’utero, al cuore, alle gambe…Io convivo con il colesterolo. Io no, non convivo con queste cose, sono condizioni a me sconosciute. Ma vatti a fare una bella passeggiata e non fumare… Fumo, non cammino, mangio e bevo, ho i miei incubi, non vorrai che a quelli vecchi ne sopraggiungessero dei nuovi e di nuova natura, vero? No certo, le risponde Rosa Priscilla, ma è inevitabile per tutti, a una certa età poi…ma mica è obbligatorio, no. E che vuoi che a te, solo perché ti definisci immortale, venga risparmiata la condizione di paziente? Sono impaziente di non ammalarmi, faccio di tutto per non cadere in trappola…non fai niente e ti ammalerai. Hai perso troppi chili in questi ultimi tempi…
Costantino Filiberto non è più lo stesso uomo di qualche mese fa. Queste conversazioni con Rosa Priscilla lo stressano. Sono malato di stress, non mi stressare Rosa Priscilla. Tu mi stressi sempre…Non è vero Costantino Filiberto, lo dico per il tuo bene. Ma tu, Rosa Priscilla, non sai qual è ancora il mio bene? Non è che mi conosci da un giorno. Il mio bene, e te lo ripeto, è: non voglio seccature, neppure per una malattia, neppure se tu, amorevolmente, mi ricordassi di prendere una pasticca… E’ il tuo dolore che ti spossa? Ma quello passerà. Io non so che cosa sia, da dove provenga, perché esista…devi farti vedere…al più presto, ci andiamo insieme, devo farmi prescrivere altre cure…
Devo curarmi, non so che fare, da dove cominciare, la cura è lunga e noiosa…cambiare abitudini, dieta, controanalisi…una vita d’inferno. CF ha sempre vissuto bene, senza malattie, ospedali, medici, provette. Sangue, sangue, sangue…rincorre, in una città malata, la sua solitudine di uomo sano. Nessuno lo è in questa città, e nelle altre città, e nel mondo intero. Unico superstite in una folla ammalata… di che? La salute è la prima cosa, si dice in giro. La salute di CF è di ferro. Il dolore lancinante…lo preoccupa un po’, ma passerà, dovrà passare e tutto ritornerà come prima. CF riacquisterà la sua salute e non sarà più stressato da RP, la sua legittima consorte, sua moglie, una donna unica. Va tutto bene RP, non stare in ansia per me. Ma no, CF è malato nell’anima, è malato di solitudine, è malato nei suoi sogni e nella sua mente. Insegue chimere, facce stolte, facce di gesso, facce di bronzo, sputa su quelle facce, ride e straride, torna a sognare, sogna ospedali verdolini, infermiere bianche, medici bianchi, letti bianchi. Lo ossessiona il colore, torna in sé, è disperato, non vuole che RP lo veda malmesso. Si ricompone, si deterge le lacrime, o le trattiene, si guarda allo specchio del bagno, si dà una rinfrescata e poi si presenta da lei con un gran sorriso. Sto bene, mai sentito meglio RP. Se lo dici tu…Lo dice, ma non lo pensa…non sa a che pensare, dal medico non ci va. Il suo dolore è insopportabile specie la notte, si rigira nel letto, si alza, esce di camera, si sdraia sul divano della stanza accanto, accende la tv, trasmissione sulla salute, dieta e prevenzione. Cuore, polmoni, prostata, vie urinarie… fegato, pancreas…cambia canale: cuochi blasfemi che cucinano a quell’ora…la trasmissione è in diretta, due di notte…per chi…il potere medianico dei nostri giorni. Sprofonda sul divano, si copre la faccia con i cuscini, il cane sta dormendo proprio accanto a lui, nella sua cuccia, gli tira un cuscino, si sveglia, lo guarda allibito, gli salta al collo e lo morde. Sangue! È quello del cane, CF se l’è mangiato in un boccone. La povera bestia guaisce, ha poco tempo per vivere. CF è malato, il cane sta esalando il suo ultimo respiro. Povero cane! Non è colpa tua, sono arrabbiato, che dovevo fare? Fatti le analisi e lascia stare Baruc che dorme. Gli si avvicina amorevolmente RP e gli sussurra all’orecchio queste parole. Torno a letto presto RP, grazie per le tue attenzioni. CF è impazzito, sta impazzendo, sta divorando un osso del suo cane, sogna di sbranare un leone, un po’ più cattivo del cane…CF sogna sempre, ma è malatissimo, come fare per guarire, si rivolge al cielo, il cielo non risponde, allora a tutti i santi che conosce, ne conosce pochi, prega poco, non sa come pregare e a chi pregare e come pregare e perché pregare…si tocca un po’ per tutto il corpo, non sa come toccarsi, cosa toccarsi, se ne ritorna a letto, nel suo letto, quello che da anni divide con RP, brava ragazza RP, la sua compagna fedele. Lui non le è stato del tutto fedele nel corso della loro vita coniugale, ma non importa, pensa CF se non ci fosse stata RP chissà dove sarei andato, con chi vivrei adesso…ai bordi (border line) di una società agognata? Sbranate anche me…
Così sbranato CF conduce la sua vita da derelitto e da malato senza ammetterlo. Ma è veramente malato? I malati non si contano, si contano solo le malattie, pensa. Il pensiero non è affatto profondo, questo pensiero, ma di profondità CF se ne intende abbastanza. Pensieri profondi lo hanno accompagnato fin da quando era piccolo, in solitudine, nei suoi giochi infantili. Ed infantile è rimasto. Da adulto il suo infantilismo si è trasformato in goliardia, insieme al suo più caro amico di origine siciliana e nobile: Saro Sgomento La Roccia. Sembra che i suoi avi fossero baroni e latifondisti, praticamente disoccupati, ovvero nullafacenti e sfruttatori. CF è sempre stato sensibile ai problemi socio-economici, nonché politici del suo paese. Ha una buona cultura, legge molto, si nutre di libri, non fa altro tutto il giorno. CF, anche lui di origine nobile, sembra, discende da una famiglia della media borghesia, presente sul territorio lucchese da prima della guerra. Suo nonno era un contadino benestante del sud, suo padre fu giudice e poi avvocato, sua madre maestra elementare. Insegnò per due anni, poi si sposò. Questo è quello che ufficialmente è noto…
Ma anche le origini di CF sono piuttosto ambigue…ma perché lacerarsi. RP gli porta il caffè a letto, e poi la colazione. Ma prima devi prendere la medicina…no, RP non prendo niente…chi ti ha detto che devo prendere la medicina? Prendila che ti fa bene…a cosa mi dovrebbe far bene? È Viagra? No, non ne hai bisogno. Meno male, sto bene, non ho bisogno di cure. Vai dal dottore, fatti segnare le analisi, sei smunto, dolorante…ma efficiente, no? Macché, neppure quello…da quanto tempo è che…ma lascia stare…non ti ricordi…è da poco: Sono anni CF, anni….Anni? non è vero, esageri, io…io…certe volte mi sento così debole…è la tua malattia…ma ci farebbe bene…consumare un po’ più spesso. Eppoi uscire, prendere aria…Sì, RP, hai ragione, ma sono pigro…penso molto alla mia pigrizia, sai? Ma se non fai altro tutto il giorno…no, scrivo, leggo, penso mi lamento…ma solo in solitudine…solo in solitudine. Bravo! Sono bravo, lo so, dimmelo ancora, ho bisogno di conforto, tanto conforto. Di un paio di schiaffi … di quello hai bisogno. Ma cosa dici RP, me ne vado…bravo, ecco, vattene…e non tornare. Mai più! E l’hai voluto tu. No, non l’ho voluto io, sei tu che hai distrutto il nostro rapporto. Rapporto? Era un rapporto il nostro? Ma non sono la tua mogliettina tanto cara, indispensabile, amorosa…Ma sì, lo sei, ma io me ne voglio andare. Ho da scoprire tutta quanta una città, scoprirò un posto nuovo dove stare e ti chiamerò quando avrò veramente sperimentato il luogo. Non ti abbandono che per poco tempo, mi dovrai sopportare per l’eternità. Non credo, caro. Vai dal dottore. No, le analisi no. Ma va’ al diavolo. Devo andare proprio al diavolo …? come vuoi, levati di torno. Me ne vado…prendo la mia roba, ne ho poca, sono povero, mi basta un fagotto. Ma levati dai piedi …ma… a coscienza…RP…che dici mai…
Non dico un bel nulla, solo di andartene e di non tornare…Lo sai che non posso abbandonarti e neppure tu lo vuoi veramente…Sei un malato incurabile…
CF riflette su quest’ultima espressione…incurabile…oddio muoio, me l’ha detto lei, RP, ma forse l’ha detto così, perché è arrabbiata…aiuto! Muoio…Sono immortale, come farei a morire. CF non scherzare, fatte le analisi…allora non vado via…no, vai dal dottore. Sì, sì, domani stesso ci vado e poi vado al distretto socio-sanitario del quartiere e mi faranno i prelievi. Fallo, davvero. Lo farò, te lo prometto, non faccio più fagotto, rimango con te, tutta la vita. Se non fai quello che ti ho detto avrai vita breve. Non è possibile, io sono un immortale, non muoio mai, non morirò, moriranno gli altri, io no. Io ho paura di morire, chi ha paura di morire, non muore, ma perché dico di dover morire, io non muoio, lo ripeto sempre fra me e me. Bravo, dovresti ripetere altre cose, promettere a RP di darti più da fare, lei è una donna…e io sono un uomo, no? Non trascurare la tua dolce metà…dolce poi…insomma sai quel che devi fare. Andare dal dottore, farsi i prelievi, curarsi, star bene, se vuoi bene a RP, sì. Ti voglio bene, RP, prometto tutto ciò che vuoi, anche la luna. Promettere la luna è un po’ azzardato, CF non può spingersi a tanto.
Contempla la città da scoprire, sogna posti ignoti, legge sulle facce della gente l’infelicità, lui non è proprio felice, ma insomma, si arrangia, però dicono che è malato e allora non è poi così felice e la sua faccia è come quelle che osserva camminando, un po’ gobbo, per la città da scoprire. Si dispera un po’, dice a RP che questa non è la sua vita…Vorrei che la mia vita fosse diversa, RP, tu che dici? Mah, la vita è tua… no, è nostra, non stiamo insieme? Non lo so CF, non lo so…Ma tu vorresti vivere lontano da me? Non lo so…non lo so…
Balbettando CF cammina per la città ignota, onirica, inesplorata. Ma che scopre nella città invisibile. Nulla che gli interessi veramente. Le facce sono sempre le stesse, e che se ne farebbe di quelle facce? Ombre di gobbe malefiche come la sua gobba, od ombra. CF è un sognatore impenitente ed un pensatore profondo. Non morirà mai, mai nessuno gli ha detto che dovrà morire. Sono immaginazioni, pensieri profondi ma contorti e allucinanti. Forse è malato nei suoi pensieri… Ombre in fuga annientate dal freddo della ragione… ma che utilità avrebbe la Morte? CF ne è ossessionato, lui, l’immortale, il terribile terrore l’assale, va per strada confessando a se stesso che non dovrà morire, che la malattia non esiste, che non ha paura…che…RP è troppo apprensiva. Telefona al suo amico d’infanzia Saro Sgomento, più sgomento di lui per ragioni ignote. Saro Sgomento non dice mai niente di preciso, fa solo intendere, Saro Sgomento usa il linguaggio dei picciotti, fa le linguacce, a volte parla non aprendo le labbra, occupate da un mezzo sigaro biasciato. Anche CF impara a biasciare il sigaro, come passatempo, per non fumare letali sigarette ed aspirarne il fumo con voluttà e passione. Un gran bel personaggio Saro Sgomento, ma anche RP non è da meno. Le facce osservano CF, quelle della città fantasma, quelle dei sogni. Si gode la gente di città lungo il corso, fino in fondo alla vasca. Poi torna indietro, incontra una ragazza, è RP da giovane e se ne innamora. Bella faccenda. Innamorarsi, forse per la prima volta. Ma CF è giovane, RP è giovane, Saro Sgomento è giovane nei suoi sgomenti. Sgomita per il corso, va a raggiungere RP, l’abbraccia, quella gli dà una gomitata, inavvertitamente, non si accorge che è lui ad abbracciarla, comunque si innamorano. Anche Saro Sgomento è contento.
In questo bel quadro idilliaco e di memoria CF dimentica la sua attuale condizione. Sono malato? Si chiede tra sé. Non sono assolutamente malato. Questa è una condizione nuova. Sarei malato davvero? E di che? Vediamo: oggi le malattie di moda sono… ed elenca una quindicina di patologie, più o meno letali, ma a lui non accusa nulla. Ci vuole la prevenzione. Si autopalpa tutto il corpo: le ascelle, l’inguine, le gambe. Si guarda gli occhi, se li stropiccia, si guarda in bocca,. Tira fuori la lingua, si tocca da altre parti…tutto a posto. Legge da una rivista medico-divulgativa: per il mal di schiena è consigliata la tecnica osteopatica. Poi, sfogliando legge: peperoncino superstar. Poi ancora: cancro, i progressi. L’apoptosi o suicidio della cellula. Son certo belle notizie! CF è terrorizzato, lo dice a RP: RP ho paura di tutte queste prevenzioni. Io non sono un prevenuto. Non fare giochi di parole, curati, sei malato. Non è vero, lo dici per spaventarmi. Pesi un etto e mezzo e mangi come uno sfondato. Bevi ettolitri di acqua minerale gassata. Tu hai certamente qualcosa. Non dirmelo, per favore, ti prego, godo ottima salute, se bevo tanta acqua è perché mangio un po’ saporito. Non mi stancherò mai di ripetere: va’ dal dottore, ti potrebbe dare qualcosa per il tuo forte dolore…sei pallido…certe volte mi preoccupi…sta tranquilla…e va bene, andrò dal dottore…in effetti il dolore è forte…
CF resiste. Per lui è una questione di record. Mai andato dal dottore, mai un’analisi. Non mi convinci RP, e neppure il dottore se ci andassi veramente. Sei un malato…nella testa CF, fa’ come ti pare. CF soffre tantissimo, il suo dolore là, nella parte dello stomaco-pancreas non accenna a diminuire, anzi, aumenta sempre di più. Lui è sanissimo, se lo dice tra sé molto convinto. Non ho nulla, sto benone, passerà di sicuro. Quando è solo, lontano dagli occhi indiscreti di RP si piega in due dal dolore. Soffre soffre soffre. La sofferenza è tutto, è persino arte. L’arte dello star male, lui dal dottore non ci va, lo devono trascinare a forza. Poi dà uno sguardo fuor di finestra (CF è chiuso nella sua stanza da giorni) e vede una carrozzella. Hanno rubato una carrozzella da infermo? No, è quella di sua madre inferma e rattrappita sulla carrozzella da infermo diversamente abile? Ma allora…come mai… sarà abile a fare qualcos’altro? Forse riesce a muovere un braccio, una mano, un dito, una gamba…che altro? È sconvolto. Butta giù la tapparella e si butta sul letto, a curarsi del suo dolore di cui non sa assolutamente l’origine. Si illude o non si illude? Chi lo sa. E di che, non si sa. Resiste, esiste, poi confida a se stesso, nei suoi monologhi oltre tomba che non ce la fa proprio più, che sono comparse certe macchie sospette nella zona colpita. Cosa avrò mai contratto in questi giorni è una semplice intossicazione. Da che, che ho mangiato sono allergico a qualche alimento? Oggi sono tutti allergici, le allergie sono, sembra, derivate dall’apparato immunitario deficiente… a che, non lo so…Dunque, vediamo: non sono allergico a niente…niente a che fare con l’immunologia. Se fossi medico mi dedicherei alla ricerca, non avrei voglia di curar pazienti noiosi e in fin di vita o con un raffreddore da fieno. Allergia. Allergico alle prevenzioni, io CF, mai caduto in disgrazia per poca salute. Ho una salute di ferro…e porto bene i miei anni, me lo dicono tutti. Però mi dicono che sono pallido, dimagrito, che mi si legge la sofferenza in faccia. La mia faccia non si allunga come le ombre di notte, loro mi vedono così perché mi vogliono morto. Io non muoio né mi ammalo, io no!
Martino De Vita