Dal Billionaire di Flavio Briatore ad un film con Pierce Brosnan, l’attore di 007
«Un giorno torneró in Sardegna ma adesso non è ancora il momento, devo prima passare per Hollywood»
Filippo Carta l’attore italiano che recita in inglese

di Francesco Dominoni

DUBLINO – Lo vedrete accanto a Julianne Moore, nomina a due Oscar e Pierce Brosnan, l’attore di 007. «Ho sempre giocato in attacco, anche nella vita. Forse è un istinto di sopravvivenza». Sbotta Filippo Carta dopo la sua ultima performance. Classe 1976, diploma di laurea in ingegneria. Sardo di nascita ed irlandese di adozione. L’unico suo grande amore? Il cinema. «Mi sento cittadino del mondo – precisa - in Irlanda sono di passaggio. Un giorno torneró in Sardegna ma Adesso non è ancora il momento. Devo prima passare per Hollywood».
In Costa Smeralda ha lavorato al Billionaire, il locale di Flavio Briatore. «Questo mi ha dato la possibilità di vivere da vicino con le star come Anna Falchi, Fiorello, Max Biagi, Prost, Bill Gates, Gerry Cala, calciatori e modella».  Mister Philip, come lo chiamano da queste parti, è atterrato sul suolo della Verde Irlanda un anno e mezzo fa. E ha già all’attivo Fair City, telefilm irlandese con Alan Smyth, Clelia Murphy e Bow wow wow altra serie televisiva. Perché l’Irlanda? «E’ una terra che ha dato alla luce geni della letteratura come Jonatan Swift, Oscar Wilde, George Bernard Show. Ci sono molti attori di fama internazionale. Basti pensare a Michael Collins di Neil, Jordan, Il mio piede sinistro di Jim Sheridan, Cal di Pat O' Connor, In nome del Padre di Jim Sheridan, The commitments di Alan Parker. L' irlandese di Robert Knigthts, con Antony Hopkins, Trevor Howard e Jean Simmons. Senza parlare dei cantanti di fama mondiale come gli U2, Sinead O’Connor, Enya, Cranberries, Westlife».
«Quando hai capito che il cinema poteva diventare un modo per esprimere il tuo talento artistico? «Tutto è iniziato un po’ per gioco. Dopo aver conosciuto La Vita è Bella. Acquistai con i miei risparmi una video camera digitale. Cosi ho cominciato a riprendere feste, cene con amici. Mi sono appassionato. Chiesi un prestito in banca e comprai una stazione di montaggio digitale. Iniziai con video matrimoniali e video aziendali, ricorrenze particolari, lavori con le scuole, documentari di viaggio. Oggi studio cinema e teatro. Un giorno tornando dall’Australia, in Tailandia, ho girato un documentario. Un esperienza fantastica. E’ stata la scintilla che ha acceso il turbo e mi ha fatto fare il giro del mondo: Egitto, Emirati Arabi, Singapore, America, Cuba, Europa. Mi sono sentito un vulcano in eruzione. Un paio d’anni fa mi sono imbarcato per Hollywood.
Quando sono atterrato a Los Angeles mi hanno reimbarcato per la Sardegna. Non avevo i giusti documenti. Arrivato in Sardegna mi sono catapultato al consolato e nel giro di 48 ore ero ad Hollywood». E’ stato difficile lasciare la Sardegna? «A Uri, il paese di tremila anime che porto sempre nel cuore, si respirano i valori della vita. Chi vuole emergere, spaccare il mondo deve avere il coraggio di fare le valige. Mi riferisco alle sconfitte della mia generazione che vedo sempre più triste, disorientata. Purtroppo non siamo stati migliori dei nostri padri e non credo possiamo costituire un esempio attendibile e autorevole per i nostri figli fatto di certezze future».
«Quindi la tua insicurezza diventa carburante per affrontare nuovi progetti? «Esatto. E' importante per me che ci sia sempre un'altra montagna da scalare, un altro progetto. Se non ce l'ho, diventa pericoloso per me. Finché sto impegnato in un progetto, io sfogo tutta la mia aggressività su quello. Do tutto me stesso». Sogno nel cassetto? «Biglietto di sola andata per Hollywood anche se il pericolo dei filmaker in America è la produzione di film che rischiano di essere uno identico all’altro. Un caloroso saluto lo faccio a Peperoncino».


Francesco Dominoni


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