L' Erba Celeste di Valentina Gebbia
una recensione di Roberto Mistretta
Leggete questo libro e amerete, con noi, la dolcissima Celeste, malata di cancro che si cura con la sua erba della felicità. E con lei potremo dire: “Sai che è un buon modo per avvelenarsi il tempo che ci è dato da vivere? Preoccuparsi di continuo invece che sorridere a ogni nuovo giorno”.
Ameremo il Giullare, ricchissimo architetto che vive da poveraccio (come lo presenta il suo commercialista), e si diletta coi lavori di falegnameria. Ha deciso di regalare agli artisti in pensione il suo baglio fuori città. Un giorno arriva Celeste, vegliarda che offre tè e biscotti alla marijuana agli altri ospiti. Affascinante la storia della cannabis lungo i millenni, citata da Erodono e Diodoro Siculo. Tra il Giullare e Celeste nasce una complicità fatta di sguardi e identico modo di sentire le persone. Ma nel baglio accadono cose strane, un vecchino muore fulminato da un infarto, un altro ci va vicino e a Daniela, che soffre di Alzheimer, rubano un manoscritto che diventa un best-sellers, mentre qualcuno va e viene dal capanno-attrezzi del giullare, e di notte qualcuno va nelle stanze degli ospiti.
Valentina Gebbia autrice palermitana lanciata da Massimo Carlotto, ci regala una nuova chicca che si legge d’un fiato e ci fa meditare a lungo, ricordandoci che non sempre la verità sta da una sola parte e che i pregiudizi ci avvelenano: “Siamo nati per le cose grandi e ci spaventa la piccolezza e la fragilità delle nostre vite”.
Erba Celeste di Valentina Gebbia
Edizioni Viaggidicarta pag.124 10 €