Quel ramo del lago di Patrizio Pacioni

prefazione di Mirella Floris


Riportare ai nostri giorni una continuazione dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni è l’idea-guida dello scrittore Patrizio Pacioni, messa in atto con fantasia e perizia in un romanzo sorprendente.
Quel ramo del lago mostra personaggi che, pur mantenendo sostanzialmente il proprio imprinting, una volta immersi nel mondo attuale, vivono con intenti e comportamenti profondamente diversi da quelli del grande romanzo manzoniano.
Renzo e Lucia si muovono e pensano come ciascuno di noi, soggetti a contraddizioni e passioni che potrebbero essere le nostre; gli ambienti che li circondano sono quelli invasi dal traffico e occupati dai supermercati; le passioni politiche sono ridotte, senza il privilegio di grandi disegni, ad azioni di quotidiana crudeltà, dettate dal desiderio egoistico della ricchezza o del potere.
Così i “bravi” agiscono secondo criteri di una mafia moderna, arrogante quanto spietata; Geltrude diventa una maitresse, che lucra insieme al Griso, portando alla rovina, nel perverso gioco della prostituzione, malcapitate fanciulle; Don Abbondio esprime la propria ondivaga personalità e vive esperienze contraddittorie tra programmi televisivi e gerarchie ecclesiastiche, occupate in intrighi messi in opera da chi è più potente di lui.
Dietro vicende e passioni quotidiane, il Potere manovra; sullo sfondo un diffuso malessere sociale, manifestazioni no-global e scontri con la polizia. Un autentico cammeo quello del vecchio Papa malato, ingenuo e commovente per la sincerità di una profonda fede cristiana, che conclude la sua vita nello sforzo di rimediare al male che personaggi insospettabili, ambiziosi e corrotti, tramano nell’ombra.

Il grande affresco Manzoniano, qui dipinto secondo la realtà del nostro tempo, diviene più vicino e meno misterioso, perché grandezza e mistero sono vanificati da una società che usa l’informazione come fiction o spettacolo. Nella realtà di oggi tutto si fa più piccolo: il male e il bene si compiono senza la grandiosità della Provvidenza, vera anima della Storia, onnipresente nell’opera del Manzoni. 
Nei nostri affannati tempi le insoddisfazioni di Lucia, le sofferenze di Renzo, le domande dei bambini tra le attenzioni di Agnese non sembrano strumenti per il compiersi della volontà di Dio, né, in un finale salvifico, i cattivi saranno spazzati via dal flagello della peste.

Patrizio Pacioni con questo romanzo fotografa tutti noi sorprendendoci incapaci di sentimenti o azioni di qualche grandezza, occupati come siamo soltanto della nostra quotidiana sopravvivenza.

La storia del romanzo si dipana con tratti d'ironia, momenti di commozione, sorprese da ‘giallo’. L’ autore è abile nel raccontare e nel creare interesse, servendosi di una scrittura che, pur nella personale interpretazione, appare rispettosa di quella bella lingua italiana, della quale Manzoni lasciò così alto saggio.


Mirella Floris, febbraio 2005






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