MAGGIO 80
di Niccolò Gerrei
<<Ite dich'es morta sa gatto?>> chiese Mario Saliu, noto Marlon Brando, ad Antonio Berritta, che se ne stava immusonito con i gomiti sopra il tavolino, dentro il bar di Gianni Sangiolu.
Attorno a quel tavolino c'erano anche, oltre il sottoscritto, Tatanu Lanciola e Tore Prata; e pareva che stessimo vegliando il morto, ché in effetti Antonio Berritta non dava segni di essere in questo mondo. Marlon Brando si sedette pure lui e tornò a chiedere cosa fosse quell'aria da funerale e guardava noi per avere chiarimenti, visto che il presunto morto non intendeva dargli soddisfazione. Decisi di metterlo io al corrente del motivo che umbrava il volto di Berritta e gli impediva, almeno temporaneamente, di comunicare con altri esseri umani; e dire che di solito non era un tipo taciturno, anzi a volte era pure logorroico.
<<Gli è arrivata la cartolina per il militare>> dissi.
<<Ah!>> esclamò Mario Saliu, mostrando di comprendere lo spessore della tragedia.
Tuttavia tentò, come del resto avevamo già fatto noi, di risollevare il morale al povero Antonio, dicendogli che non era poi la fine del mondo, ma tutto era inutile, il paziente non recepiva stimoli verbali di nessun tipo.
La cartolina gli era stata recapitata a casa in mattinata e Berritta l'aveva vista quando era rientrato dal lavoro per la pausa di pranzo. Prima o poi se l'aspettava che sarebbe arrivata, ma covava l'intima speranza di essere esonerato; magari per soprannumero, come era capitato a Gianni Sangiolu e Marlon Brando.
<<Figurati se a me mi tocca una fortuna simile>> diceva spesso, ma sotto sotto ci sperava.
La speranza invece se ne svanì quella mattina, la fame gli passò all'improvviso, disse alla madre che doveva fare una commissione urgente e uscì di nuovo.
Altro che commissione urgente! Si fece il giro di tutti i bar del paese, non tralasciò neanche il circolo dei pensionati, e dovunque improvvisò un comizio. Il sistema borghese e capitalista, militarista e guerrafondaio, lo costringeva a servire nell'esercito, l'esercito dei padroni, ma già sarebbe venuto il giorno della rivoluzione e quel giorno il solo esercito a comandare sarebbe stata la classe operaia. Accidenti, adesso che aveva trovato lavoro; ma era il gioco del potere per tenere i proletari alla catena della fame e foraggiare i firmaioli.
Quando giunse da Sangiolu era già sera, aveva in corpo mille litri di birra e le corde vocali consumate. Vedendolo entrare, ancora con la tuta da lavoro, capimmo subito che aveva la luna di traverso.
<<Berritta ha fatto lo straordinario>> fu il commento di Tatanu Lanciola.
Ci individuò a fatica, nonostante non ci fosse molta gente, e si sedette al tavolino con la faccia livida e lo sguardo torvo. Ci mise al corrente della novità, poi non fece altri commenti e ammutolì per tutta la serata.
Capitò nel locale Costantino Filu, il principale di Berritta, e gli domandò cosa gli fosse successo che non era tornato a lavorare nel pomeriggio; rispondemmo noi per lui e così anche Filu fu informato dell'imminente arruolamento di Antonio nel patrio esercito.
Il giorno dopo, era sabato sera, ce ne stavamo seduti sul muretto della piazza a guardare la gente che si faceva le vasche, andando e venendo, da una cantonata all'altra del corso. Gabri propose di unirci ai nuotatori e farci un giro anche noi, ma i soliti bulli in automobile rendevano quella passeggiata uno stress continuò; così, a metà del corso, tornammo in dietro e, tanto per cambiare, ci infilammo da Sangiolu. Marlon Brando ordinò birra,Tatanu anche e io pure, Gabri e Maria presero una lemonsoda. Gianni non mancò di servirci, come sempre, scambiando con noi qualche battutina, soprattutto con Mario Saliu, che erano compagni di leva. Meno male che non c'era Antonio Berritta, perché si toccò il tasto del loro esonero dal servizio militare, senza che neanche avessero fatto domanda.
<<Dovevano essere le caserme già piene>> disse Marlon Brando <<e a noi non sapevano dove metterci, poco male, un anno guadagnato>>.
<<I soliti sculati>> intervenne Tatanu <<della mia leva hanno preso anche i moribondi>>.
<<Adesso parte Berritta>> ricordò Marlon Brando rivolgendosi a me in particolare <<poi tocca a te e a Tore Prata>>.
Il discorso fu troncato dal giungere di Bastiano Lintu, collega di Berritta, che, come il principale, si era domandato quale fosse il motivo per cui Antonio, il giorno prima, non era tornato al lavoro senza preavviso. Poi era venuto a sapere tutto: il giro dei cilleri, le arringhe agli avventori, la rivoluzione e il sol dell'avvenire. E se la rideva, Bastianino, dentro la sua giacchetta col distintivo della fiamma tricolore; e aspettava Berritta, anzi aveva sperato di trovarlo dentro il bar con noi, per stuzzicarlo un po'. Non essendoci lui, che era il suo bersaglio preferito, cercò di attaccare bottone con me.
<<Alalà, a noi!>> disse rivolgendomi il saluto romano.
Vidi gli occhi di Maria che mi comunicavano di lasciar perdere, ma non avevo nessuna intenzione di guastarmi il sabato, già abbastanza noioso, litigando con Bastiano. Il quale Bastiano, da parte sua , prendendo atto della nostra indolenza decise di cambiare discorso.
Prima di trangugiare la birra che gli aveva offerto Tatanu, però, alzò il bicchiere in alto e si tolse almeno lo sfizio di dire: <<Viva il Duce!>>.
Sembrava finita lì, invece no!
Il guaio fu che comparve sulla soglia del bar Raffaele Linna, noto Balilla, e appena Bastiano lo vide gli uscì spontaneo il grido: <<Camerata!>>.
<<Oggi, in questo tavolo, ci deve essere la calamita>> commentò Gabri.
Bastianino ordinò altra birra e due the freddi per le ragazze, Balilla si sedette e cominciò ad affilare i dardi.
<<E tando compa', come la va?>> mi domandò <<tutto bene in Unione Sovietica?>>.
<<Tutto bene>> risposi secco.
Si accorse che non era aria e la prese alla larga: <<E la Spider com'è? bene va?>>.
Raffaele Linna faceva il meccanico, ed era anche bravo, e pochi giorni prima mi aveva rimesso in sesto la Centoventisei di babbo. Non aveva voluto soldi perché mio fratello, che lavorava in una carrozzeria, avrebbe fatto dei ritocchi alla sua auto.
<<Si>> risposi con tono meno indisponente <<va bene>>.
<<Hai visto, compagno? Una mano lava l'altra>>.
<<E tottas duas s'isciacquana sa vacce>> sgusciò Bastianino che era in vena di freddure.
<<In fondo sei un bravo ragazzo>> riprese Balilla <<lascia perdere quei maoisti perditempo e vieni con noi, ché in sede ci serve un segretario che sappia scrivere>>.
Cominciavo ad essere preoccupato, mi stava chiedendo di fare la tessera del MSI e mi offriva addirittura la segreteria della sezione locale, capirai che carriera!
<<Ma perché?>> mi venne di dirgli <<cosa siete tutti analfabeti la dentro?>>.
<<Eh, Adesso non offendere! Voglio dire che ci serve uno che... che scriva... un segretario insomma. Come si dice, un teorico. Ecco, un teorico! Alla pratica ci pensiamo noi>>.
Anvedi - pensai - Raffaele Linna ha inciampato sopra un dizionario, tocca a bìere!
<<Giusto>> tornò alla carica Bastianino, che era già mezzo brillo <<alla pratica ci pensiamo noi. La marcia su Roma rifacciamo>> e dicendolo strizzava l'occhiolino a Gabri.
<<Tu, Roma, non riusciresti a trovarla neanche sulla carta geografica>> gli rispose lei.
<<Vipera>> disse Bastianino, ma senza cattiveria <<ci mancavano anche le femministe adesso! Ma pratos de sapunare non de tenies in domo vostra?>>.
Gabri alzò le spalle e non raccolse.
Marlon Brando annunciò l'ingresso di Antonio Berritta.
<<Per favore cambiate discorso>> supplicò Maria <<non fatelo incazzare, ché poi ci fa la testa a pallone>>.
Berritta salutò e si stupì di vedere i due neri al nostro tavolo, ma non più di tanto; ciascuno apparteneva a una cricca definita, ma sovente capitava di mescolarsi con altre ditte. Dati i personaggi poi non era il caso di accigliarsi. Bastiano Lintu e Raffaele Linna erano si fascisti, o così pensavano loro, ma non avrebbero fatto male ad una mosca neanche se glielo avesse ordinato il Duce in persona. Ad ogni modo se ne stettero buoni e non provocarono Antonio, anche se a guardarli in faccia si vedeva che morivano dalla voglia di liberare i loro frizzi. Dissero soltanto di aver saputo che aveva ricevuto la cartolina e che anche quello era un dente che, prima o poi, bisognava togliersi.
Sul volto di Berritta era tornato il colore, aveva dormito fino a mezzogiorno - disse - e nel pomeriggio era andato alle vacche del padre così, almeno il sabato, il vecchio si riposava.
Si erano fatte quasi le nove, Bastianino e Balilla erano spariti e anche le ragazze se ne andarono. Si decise per una pizza a Villaursù. Uscendo dal bar incontrammo Tore Prata, reduce da una festa di matrimoni, con una comitiva di scalmanati che stavano per invadere il locale. Noi proseguimmo per conto nostro e, con la macchina di Marlon Brando, prendemmo la strada che scendeva verso il lago.
<<Figurati se non trovavamo a Gristolu>> disse Tatanu come stavamo imbucando nella pizzeria.
Da due mesi Gristolu Pudda era tutte le sere a Villaursù, perché si era invaghito di Marina, la figlia del proprietario, e se la stava tentando. Con lui c'era il fido Pisellu, che stava a Gristolu come Sancho Panza a Don Chisciotte, non lo abbandonava mai, neanche nelle imprese più disperate, e questa era l'impresa più disperata di tutte. Gristolu e Pisellu accennarono un saluto con la testa, col fare di due agenti segreti che non dovevano essere disturbati, e noi non li disturbammo, però ci mandarono una bottiglia di birra.
Finito di mangiare la pizza pensammo di fare un salto a Gurri, giusto per la staffa, ché tanto eravamo già a metà strada. Pagammo il conto e anche una bottiglia per gli agenti segreti, che non si sarebbero schiodati da lì fino a quando non avrebbero sentito la scopa delle pulizie che gli mundava i piedi.
A Berritta era tornata la favella solita, la rabbia per la cartolina precetto sembrava sopita e lui pareva essersene fatto una ragione. Ora però parlava di sindacati, di diritti dei lavoratori, e soprattutto della sezione della FGCI, che era diventata una specie di ritrovo per oves et boves et universa pecora.
<<Non è per fare parcibelli>> disse <<ma chi non ha voglia di impegnarsi è meglio che si trovi svario altrove>>.
Intanto eravamo arrivati a Gurri, e mentre Marlon Brando e Tatanu optavano per il bar di Danilo Antonio ed io proponemmo quello di Bainza.
<<Quel posto è sempre pieno di pililongos come te>> mi disse Tatanu.
Tatanu era un comunista vecchio stampo, se così si può dire, figlio di un minatore che si era beccato la silicosi in Belgio; non amava certi atteggiamenti, come li definiva lui, radical-schic o da pseudo intellettuali, e gli piaceva canticchiare le parole di una canzone di De André: intellettuali d'oggi, idioti di domani... . Comunque la spuntammo noi e si andò da Bainza. L'aria era la solita e sapeva di fumo e di chiacchiericcio, non ci sedemmo neanche, buffammo al banco e ce ne andammo.
In macchina Berritta riprese il discorso sul rinnovo della sezione, ma non lo stavo ascoltando, non ascoltavo più nessuno. Costeggiando il lago mi tornò in mente che una volta mio fratello e i suoi amici se ne dovettero risalire in paese col costume, perché qualche fesso gli aveva rubato i vestiti mentre facevano il bagno. Chiesi a Marlon Brando di fermare l'auto, me la stavo facendo addosso.
Annaffiate le scarpe ad un chirigione che stava sul ciglio della strada mi voltai e vidi che anche gli altri ne avevano approfittato per alleggerirsi la vescica. Il lago era immerso nell'oscurità e solo la luna lasciava intravedere il profilo che la terra ferma disegnava intorno all'acqua. La serata se ne stava andando, come tante altre, nell’aria incerta e spumeggiante di primavera. Era l'ultimo sabato di maggio e io ero maggiorenne da sei mesi.
Settembre 2004