Un giorno da pensionato
di Angelo Francesco Nardelli
(Grandi cartelli pubblicitari, su cui a caratteri cubitali è scritto: Giustizia, Libertà, Sicurezza ecc., cioè tutti i valori che ogni partito intende difendere, sono sparsi per tutte le vie della città, perché il voto per la scelta dei rappresentanti delle Camere è imminente. Si avverte dappertutto un frenetico adoperarsi per dare del proprio partito una immagine positiva e convincente.
Solo, al tramonto, un uomo né vecchio né giovane, da poco in pensione, si incontra in un giardino con uno sconosciuto, anch'egli pensionato da cinque anni circa, che cammina appoggiandosi a un bastone di legno massiccio. Davanti a loro v'è da una parte una erma, che ricorda i meriti di una personalità a loro ignota, da un'altra parte un sedile in cemento armato molto danneggiato.)
Io - (Guarda il cielo e si accorge che esso si sta coprendo di nuvole, mentre il sole, già scomparso da un pezzo, manda gli ultimi bagliori di luce. Folate di vento si levano all'improvviso e a intermittenza, spazzando via i molti rifiuti che si sono accumulati lungo il marciapiede che delimita il giardino). Forse un po' di pioggia ci vuole per eliminare tutta la sporcizia che si è accumulata sotto i marciapiedi e lungo le strade, per via di questa…inutile propaganda elettorale. (Poi guarda i cartelli pubblicitari) Come si affanna la gente per prevalere! Guarda, guarda! (Gira gli occhi intorno). Non c'è un cartello che dica la verità! Promesse, promesse e sempre promesse, che puntualmente non vengono mantenute. Se penso al passato, non vedo che confusione e disordine. E' meglio pensare al futuro…al mio futuro (Scandisce queste ultime parole con convinzione).
Altro - (Con una certa ironia) Hai ragione: è meglio pensare al futuro. Il passato è passato, ciò che conta è il futuro. (Poi si fa serio) Che cosa credi? Di sgambettare come facevi da bambino o di rivoltarti sull'erba… senza il rischio di slogarti qualche caviglia o di romperti l'osso del collo? No, eeeeh no!. Renditi conto: la tua vita è cambiata e con essa anche l'elasticità del tuo corpo, che stenta a camminare come prima, a digerire come prima, a muoversi come prima. (Fa un significativo segno con la mano, indicando la propria persona) Tutto è diventato più calcolato e più equilibrato. (Dapprima dondola il capo in segno di approvazione, poi alza lentamente il tono della voce) La mattina, quando ti alzi, speri che la giornata trascorra senza difficoltà e imprevisti, non sai più quale programma sia più utile. Alla fine concludi che la salute è la prima preoccupazione. Un giorno dopo l'altro, però, anch'essa diventa inutile e speri di farla finita. Non ha più importanza neppure il medico e scopri con tua somma meraviglia che ogni attimo di regolare respiro è un diritto che non ti spetta. (Pausa) Quella panchina tutta sgangherata che vedi là è stata da me occupata per tutti i giorni della settimana e ogni volta ho scoperto che qualcosa le mancava. Qualcuno forse si divertiva a distruggere lentamente e a mia insaputa quell'unico posto sul quale mi riposavo. Ho perfino cambiato l'orario della mia passeggiata per sorprendere quell'insolente manigoldo, che si divertiva a distruggere la mia panchina, e per cantargliene quattro. Niente da fare. Ogni volta era una delusione. Col tempo mi sono rassegnato e, quando vedevo qualche pezzo in meno, trovavo una giustificazione dicendo che tutte le cose vengono meno, come del resto, anche la mia vita. Perché gli uomini sì e le altre cose no, fossero anche di cemento armato?
Io - Da quando sei pensionato?
Altro - Or sono già cinque anni. E tu?
Io - Questo è il primo mese della mia vita da pensionato.(Pausa) Oggi è proprio un mese che ho smesso di lavorare.
Altro - Il tuo primo mese… Ah ah ah! (Ride beffardo, poi aggiunge immediatamente) E sei venuto qui?
Io - (Prontamente) E dove sarei dovuto andare, se questa è l'unica strada che mi permette di non fare incontri sgraditi?
Altro - Hai detto che questo è il tuo primo mese da pensionato? O caro mio, anch'io il primo mese da pensionato cominciai a girovagare per le vie della città in cerca di un posto confortevole e al riparo da sguardi indiscreti. Mi sentivo libero come un uccello e capace di cominciare daccapo, come se tutti gli anni che avevo vissuto fino ad allora non contassero più. Ora a distanza di appena cinque anni sono qui e a malapena mi reggo in piedi. Questo bastone è l'unico mezzo che mi aiuta ad andare avanti.
Io - Andiamo verso la panchina e sediamoci. Lì potremo conversare serenamente.
Altro - Non mi siedo più da un pezzo.
Io - Perché?
Altro - Se ogni volta che mi siedo, la panchina perde un pezzo, è meglio che non mi sieda. Non ti pare?
Io - Non ti capisco.
Altro - Ogni volta che mi siedo, mi accorgo che un pezzo della panchina è venuto meno. Perciò preferisco non sedermi per non accorgermi di ciò. In questo modo almeno la panchina rimane così come l' ho vista l'ultima volta in cui mi sono seduto. La immagino sempre alla stessa maniera da allora, come la mia vita che si è fermata cinque anni or sono.
Io - Una storia commovente…
Altro - …e pietosa. (Pausa) Prima o poi, caro mio, tutti finiremo nella stessa barca, che lentamente, se il destino sarà favorevole, sarà inghiottita dalle onde del mare. (Guarda fissamente il proprio interlocutore) Che cosa credi tu? Credi di fare una fine diversa?
Io - (Indietreggia di qualche passo) Ma io…
Altro - Io…io …io…Siamo troppo pieni di noi stessi che quasi quasi ci dimentichiamo della realtà, dell’amara realtà. (Dopo una lunga pausa) Vedi quell'erma? E' il ricordo marmoreo di qualche personalità, che fece bene alla città. Ora nessun passante la degna neppure di uno sguardo fuggitivo. Se non fosse per qualche coppia di colombi che le volteggiano intorno, quell'erma sarebbe abbandonata da tutti.
Io - Non capisco ancora: che c'entra quell'erma?
Altro - Hai chiesto: che c'entra? (Pausa) Quell'erma conosce tutti i miei pensieri.
Io - (Sorride) Conosce tutti i tuoi pensieri?
Altro - Eh sì! Quando mi misi in pensione, mi accorsi che nessuno più mi voleva ascoltare. E allora decisi di venire qui in questo luogo a sfogarmi. A quel mezzo busto raccontai tutti i miei dispiaceri, tutte le mie vicissitudini, tutti i miei problemi. Non c'era nulla del mio cuore e della mia mente che quell'erma non sapesse. Lentamente mi convinsi che era l'unica parvenza di uomo che avesse la pazienza di ascoltarmi. E così, quando ne sentivo il bisogno, correvo qui e ad alta voce recitavo la mia parte di uomo afflitto e sconsolato. Mi sentivo libero, ma anche sconsolato. Quelle poche persone che passavano di qua mi compativano e talvolta scambiando con me qualche parola mi rincuoravano dicendo: "Suvvia, la vita è bella, dopo tutto!" Questa frase, anziché confortarmi, mi faceva letteralmente imbestialire, perché la vita la conoscevo bene e volevo provocarla a modo mio per trovare in essa una ragione o un modo di fare che me la facesse amare. Tu mi ascolti non senza qualche perplessità, perché temi di fare la mia stessa fine. Ma, se ci penso bene, questa fine tu non la farai perché…
Io - Perché?
Altro - Perché sei un sognatore o -come si può dire?- un poeta.
Io - E che cosa ti fa pensare che io sia un poeta?
Altro - La tua aria incredula, quel non so che di misterioso che esprimi parlando e gesticolando.
Io - Non me ne sono mai accorto.
Altro - Ho un grande fiuto, almeno questo mi è rimasto, e riconosco immediatamente la natura degli uomini.
Io - Allora io sarei un poeta?
Altro - Altro che! Un poeta.
Io - A pensarci bene, quand'ero più giovane, componevo qualche poesia, perché pensavo in questo modo di riscattarmi dalla realtà. Non avevo altri strumenti e quello di fare poesie era il più economico, quindi distrarmi non mi costava molto.
Altro - Quindi sei un poeta e come tutti i poeti sei un sognatore. Forse non scrivi più poesie, ma continui a sognare.
Io - Sarà, ma…
Altro - Non ne sei convinto? Poc'anzi sentivo che parlavi ad alta voce e invocavi la libertà come rimedio ai tuoi mali proprio qui, davanti a quest'erma come se essa ti ascoltasse. Il marmo certo non ti ascolta, esprime solo un pesante e duro silenzio. Ma tu t'illudi di essere ascoltato e, in fondo, è la stessa cosa. (Pausa) Sei stato mai in un cimitero? All'inizio prima di entrarvi, senti di voler comunicare con i morti, con i tuoi cari morti, perché il loro ricordo è vivo e presente nella tua coscienza. Poi mano a mano che li vedi immobili e in fila sul riquadro delle tombe, scopri la terrificante realtà: il marmo sotto il quale sono nascosti i loro corpi è un muro invalicabile che impone il silenzio da entrambe le parti. (Pausa) O forse speravi che quel mezzo simulacro, ascoltandoti, ti potesse dare la libertà che invocavi?
Io - Non ho mai preteso nulla dalla vita, figuriamoci se potevo pretendere questo da un simulacro. Il fatto è che mi sento ancora libero, come se cominciassi a respirare un'altra aria.
Altro - …un'altra aria…un'altra aria…eppure è la stessa che hai respirato un milione di volte senza accorgertene. Libero allora, libero ora. La differenza rispetto al tempo passato è che ora questa libertà non ha più senso, non desta più alcun piacere.
Io - Come?
Altro - La libertà genera piacere quando viene ostacolata. Ora che essa non viene né impedita né limitata, è come l'aria che respiriamo: non ci facciamo più caso.
Io - Intanto mi sento libero e provo un grande piacere, soprattutto il piacere di non essere imbrigliato nelle maglie di un sistema lavorativo che mi inquadrava come un automa. Comprendi? Non sono più un automa!
Altro - E' vero: non sei più un automa ma non sei più nessuno! Sei libero e non sei nessuno. Quando lavoravi, una etichetta pure l'avevi e grazie ad essa ti sentivi qualcuno nella società. Ora senza quell'etichetta non sei più nessuno e l'amarezza più grande che provi è che la società ti considera soltanto un peso, qualcosa da sopportare, un'ombra fastidiosa e ingombrante. Qualcuno più sensibile si lascia prendere da qualche sentimento di pietà ed esclama: "Poverino, gli resta un altro po' di vita!" come se tutto fosse preordinato e già deciso da chissà quale volontà superiore. (Pausa) No, io quella libertà che tu invochi la detesto, perché mi ha ridotto ad essere l'ombra di me stesso, il simulacro vivente del mio passato. Per la gente conta più quello che ora sono che quello che ero: un vecchio pensionato con i suoi acciacchi e con le sue fissazioni.
(Mentre i due pensionati discorrono, arrivano due operai che con pale e picconi cercano di rimuovere la terra che si trova ai piedi dell'erma. Sembra che stiano scavando una fossa)
Io - Che stanno facendo quegli operai?
Altro - Non riesco a capire. Mi sembra che stiano scavando.
Io - Forse metteranno qualche insegna pubblicitaria.
Altro - Il tempo e il luogo non mi sembrano opportuni.
Io - Staremo a vedere. Ormai ci siamo allenati ad attendere, caro mio.
Altro - Forse è bene che ci sediamo su quel sedile, anche se dovrò rassegnarmi a vederlo completamente danneggiato.
(I due pensionati si siedono e rimangono fermi e immobili quasi in una fissità di morte. Sembrano due statue come l'erma che hanno di fronte.)
Io - Ormai fra noi e quell'erma non c'è più alcuna differenza.
Altro - Forse è meglio che torniamo a casa. Fra poco ci sorprenderà il buio e con l'umidità faremo fatica a camminare.
Io - Sono proprio curioso di sapere che cosa faranno quegli operai. Vedi? Hanno quasi finito di sterrare. Avviciniamoci a loro. Forse toglieranno quell'erma.
Altro - Non mi sembra una ipotesi credibile. Quell'erma fa parte della storia della città, di quella storia che la città ama ricordare come un fiore all'occhiello per distinguersi dalle altre città.
Io - Allora ci sarà qualche altro motivo. Andiamo a vedere.
(Gli operai si allontanano. I due pensionati invece, aiutandosi vicendevolmente, si alzano).
Altro - Quando mi alzo, dopo che mi sono seduto, trovo qualche seria difficoltà a muovermi. (Si girano per vedere se hanno dimenticato qualcosa sulla panchina)
Io - Da un pezzo anche a me succede la stessa cosa. (Hanno entrambi gli occhi rivolti alla panchina. Poi lentamente si allontanano in direzione dell'erma.)
Altro - Ci stiamo preparando a non alzarci più: fra poco ci metteranno a dormire su un letto preparato per l'occasione.
(Poco dopo i due pensionati, guardando sospettosi a destra e a sinistra, sono davanti all'erma.)
Io - Finalmente siamo arrivati. "A fu-tu-ra me-mo-ria dei po-ste-ri". (Legge lentamente alcune parole incise sull'erma).
Altro - Che illusione! Da quando frequento questo posto, non ho mai visto nessuno, che si sia fermato non dico per leggere ciò che è scritto, ma almeno per lanciare uno sguardo fuggitivo a questo simulacro. I posteri? Ancora ci illudiamo di sopravvivere a noi stessi nella mente dei po-ste-ri.
Io - Oh guarda, guarda! Hanno messo le strutture per un pannello pubblicitario.
Altro - Chissà cosa metteranno!
Io - Forse la pubblicità di qualche formaggio o di qualche salame piccante. (Pausa) Non si ha più alcun ritegno: proprio davanti all'erma!
Altro - Ma no, ma no! Siamo in tempo di elezione e forse metteranno la fotografia di qualche candidato. In questo modo l'erma potrà finalmente godere di qualche sguardo fuggitivo.
Io - Vedremo domani chi avrà il merito e la fortuna di essere imposto all'attenzione in questo luogo solitario, ameno rifugio di cani abbandonati. (Pausa) Guarda, guarda!
Altro - (Guarda per terra per vedere dove poter mettere i piedi e si accorge che è stata fatta una buca lunga quanto un uomo) Per poco non vi cadevo dentro.
Io - (Guarda attentamente) E' una buca lunga quanto un uomo. Forse seppelliranno qualcuno. Chi sarà il fortunato?
Altro - Forse pianteranno i fiori.
Io - E' troppo profonda per piantare i fiori.
Altro - Forse pianteranno qualche albero.
Io - Forse. Ma per quello che io ne sappia, non si fanno fosse così lunghe.
(Intanto cominciano i primi comizi e si sente la voce assordante di qualche oratore che grida ai soprusi e alla violenza del regime corrente.)
Altro - Sempre la solita canzone!… La storia dell'uomo continua come prima, come sempre è stata, un luogo di accanimento e di lotta per la difesa dei propri interessi.
Io - Senti? Si parla di giustizia, di libertà, di sicurezza.
Altro - Questi discorsi li ho già sentiti nel passato con l'altro regime. Un grande fervore di popolo, una folla oceanica come se l'oratore fosse stato il nuovo messia capace di ristabilire un nuovo ordine sociale, di salvarci dalla miseria e dall'abbrutimento, dalla prevaricazione dei più forti. Nulla delle promesse fatte è stato mantenuto. E vuoi che io, ingannato prima, mi lasci ingannare ancora? (Pausa) Non voto da gran tempo né voterò più per l'avvenire.
Io - Anch'io non voterò più.
Altro - E' l'unico modo per protestare, per far sentire la nostra presenza.
Io - Con l'assenza del nostro voto faremo sentire la nostra presenza! (Pausa) Dopo tutto, se votassi, mi verrebbe qualche utile? Conterei qualcosa? (Pausa) Non contavo prima, figuriamoci se potrò contare ora che sono in pensione!
(Intanto le voci che arrivano dall'altra parte dove si tengono i comizi si fanno concitate e rumorose. La gente gridando scappa di qua e di là. Si vedono i primi tafferugli)
Altro - Sono le grida di coloro che sottomettono il rispetto della vita alla propria ideologia. Fra poco sentiremo parlare di morti.
Io - La situazione si fa pericolosa. Su ritiriamoci!
Altro - Hai proprio ragione: ritiriamoci!
(Mentre i due pensionati si girano per ritornare a casa, il più vecchio scivola e va a finire nella fossa.)
Io - Che fai? Ti vuoi seppellire da solo?
Altro - (Mentre tenta di rialzarsi.) Per poco non ci rimettevo l'osso del collo.
Io - (Guarda l'erma, poi riguarda l'amico e la fossa vuota) Su coraggio, se non vuoi fare la pariglia a questo monumento!
(Mentre sono sulla strada del ritorno verso casa, due giovani manifestanti si fermano davanti all'erma, poi davanti alla fossa e non dicono una parola, come se tutto fosse già scritto in un copione e fosse già scontato per le loro coscienze. Poi senza alcun pudore gettano nella fossa vuota tutte le insegne, Giustizia, Libertà, Sicurezza e scappano via).
Io - Non c'era posto migliore per quegli ideali. E' la storia di sempre.
Altro - Se non fossi stato più attento, ci avrei rimesso la pelle io con quegli ideali.
Io - Ormai è tardi: ogni riflessione è inutile. (I due spariscono lentamente sullo sfondo di una strada senza uscita.)