Voci dall'Idroscalo

di Francesco Agresti

S'infrangono sul litorale di Ponente
le illusioni di una civiltà millenaria
che proprio qui, nel mare di Enea, vide la luce.

Onde impetuose, immense, incalzate da urla possenti,
scuotono il muro sbilenco che limita l'arenile.

E' un susseguirsi infinito di mandrie impazzite,
che, sospinte dal vento,
abbandonano il mare in un turbinio sinistro,
reso ancora più cupo da una bassa nuvolaglia
che invade la strada e le case.

Roma è remota, spersa tra i suoi futili consumi.
Assente qualsiasi altra presenza umana.
Manca poco a Natale.

Lungo il litorale, spazzato dal gelo,
c'è solo la furia del mare che, a tratti,
sovrasta la diga del porto ed invade i pontili di spuma,
con le barche a tinnire nel fragore del vento.

Annotta. è quasi ora di cena.
Ostia si estrania al mondo, ignara,
nel chiuso dei suoi tristi casamenti.

Il Tevere è muto, ma tracima di bile feroce.
Il muro d'acqua che arriva dal mare lo strozza.
L'allerta è imponente.

Per l'Idroscalo è un continuo alternarsi di voci.
(Ed è un richiamo ad altre voci, ad altre grida
di una notte dannata che non muore).

Si esorta la gente a sgombrare le ultime tane
che ancora resistono agli oltraggi del tempo.
E' l'amaro residuo di un popolo antico, in rovina,
senza più storia, senza avvenire.

L'inascoltato Poeta, da tempo, riposa lontano, a Casarsa.
Un fiore appassisce ai margini del cippo
tra l'erba sbiadita dalla salsedine.

Ora un buio più fitto invade lo spiazzo.
I cani randagi rincorrono
fantasmi di carta sollevati dal vento.
Azzannano l'aria nervosi, aggressivi.

Dal porto si leva un barlume di luce,
ma è un lucore malato, un po' frusto,
confuso tra le nebbie serali e gli spruzzi del mare.

Poi l'inferno si placa e chi può torna a casa,
in attesa di un giorno migliore.

(dicembre 2005)

Dedicata a Pier Paolo Pasolini
Francesco Agresti
(Segretario del Premio Internazionale di Poesia Pier Paolo Pasolini)

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