La neve e altre poesie
di Telemaco Aliano
LA NEVE
Fuori si è imbiancato questa notte
freddo intenso che ora è fuorché energico.
Sembra anemico tutt’intorno la vista
questo panorama acceso dal sole pio
che va piombando coi raggi
dove la natura sembra rattrappita
ed il passo dell’uomo una ferita.
Va giovando l’allegrezza dei bambini
che abbracciano il freddo come paterno
mentre s’aizzano con palle di neve,
le vecchiette van imprecando
ogni passo fatto normale non saltellando
così avvolti in se stessi
come può essere la lumaca che si contrae.
I camini di primo mattino accesi
sono come le stesse pipe al cielo: il fumo che va
poi, a terra il velo
ogni casa sembra un uomo seduto
con addosso una coperta
i tetti biancheggianti scolano un poco d’acqua:
è la neve che si scioglie come la cera.
E’ così il viso tuo adesso bagnato
di lacrime tanto fredde ed intense
che è un torrente di litigio
mentre la neve di stamani
sarà il bianco del cuore agitato
oppure un giorno già passato
un giorno di nuovo da sposata perché ritrovata…
NON OCCORRE
Non occorre che io inventi come amarti.
Non permettere mai che mi arrenda all’amore
Riservato per te in fondo a questo cuore.
E’ sempre migliore ogni mattina
da quando ci sei tu a sfavillare
lo sguardo intrinseco mio che non sapeva
che la vita gli sarebbe cambiata, sollevata.
Un peso enorme è sentirsi vuoti:
ed io un tempo ho riconosciuto quel peso.
Poi, sei arrivata innocente come il silenzio.
Poco a poco ti sei radicata in me dandomi dazio,
come può essere lo sbuffo per il vulcano.
Ti ho amato da subito. Ti amo ancora.
E, ti vorrei amare sino a quando l’ultimo volatile vola.
Ma un cuor muto mai saprà cos’è l’amore:
noi che sappiamo non conosciamo parole per raccontarlo, vero?
Che già ci cadenza il passo in mente
di ritrovarci davanti l’altare col plauso della nostra gente, già?
Questo racconto col pensiero, già… adesso…
TU, UOMO
Tu, uomo che saluti il tempo
come fosse il migliore amico.
Tu, che manifesti la fede,
guardi alle nazioni con occhi di ignorante.
Se puoi, ti proclami in alto come il Redentore,
mentre qualcuno combatte, o è ucciso.
La malattia ti intacca e non sai spiegare la morte.
Tu, uomo hai realizzato pure Santi.
Tu, uomo fermati in preda ai lamenti.
Credi che potenziarti con la tecnologia che ti ha fornito la scienza
sia cagionevole e meritevole di poter domare la natura:
ti sbagli ed è una cosa certa e sicura.
Dietro il potere politico celi la debolezza dell'uomo,
l'interesse a discapito della povertà.
Non sai nulla di quel che hai da sapere.
Ti senti forte e sicuro.
Dici tutto quel che pensi come se la storia
sia un balzo in avanti giacché tutti quei morti
mica li conosci a santi?
E poi, che c’è di bello del sereno e dello strare tranquillo?
Che c’è di naturale in quelle cose miscredenti che fai?
Che c’è di meglio che stendere un braccio per aiutare,
di addolcire con le parole e dare amore?
Già c’è il lusso sfrenato del materiale.
Tu, uomo mi fai pena.
Mi fai pena perché l’ho capito in punta di morte
quando tutto è troppo tardi,
sai, ho visto le rondini unirsi per giocare:
tu, uomo pure nel gioco litigavi!
Dimmi cos’altro ti resta, oh uomo?
Dopo Zzu ‘nzino serrò le labbra!