07.11.2006
di Grazia Deledda
Contos de fuchile - racconti da focolare -, con questo dolce nome che rievoca tutta la tiepida serenità delle lunghe serate famigliari passate accanto al paterno camino, da noi vengono chiamate le fiabe, le leggende e tutte le narrazioni favolose e meravigliose, smarrite nella nebbia di epoche diverse dalla nostra. Il popolo sardo, specialmente nelle montagne selvagge e negli altipiani desolati dove il paesaggio ha in se stesso qualcosa di misterioso e di leggendario, con le sue linee silenziose e deserte o con l'ombra intensa dei boschi dirupati, è seriamente immaginoso, pieno di superstizioni bizzarre e infinite.
06.11.2006
di Grazia Deledda
Potevano essere le undici quando la piccola Gabina si svegliò nel gran letto di legno della stanza di sopra, ove dormiva sempre con la sua mamma che le voleva tanto bene.
Ma quella notte la mamma non le stava allato. Perché dunque non c'era? Per quanto Gabina stendesse le sue manine da tutte le parti del gran letto di legno non poteva trovare la sua mamma. Solo le lenzuola fredde come il vento, solo i guanciali di percalle rosso; null'altro!
Dove era dunque la mamma? Gabina si coricava e si levava sempre insieme a lei; mai s'era trovata sola in letto, così, nel gran letto freddo, nell'oscurità della notte spaventosa.
05.11.2006
di Grazia Deledda
Cadeva la notte di San Giovanni. Olì [1] uscì dalla cantoniera biancheggiante sull'orlo dello stradale che da Nuoro conduce a Mamojada, e s'avviò pei campi. Era una ragazza quindicenne, alta e bella, con due grandi occhi felini, glauchi e un po' obliqui, e la bocca voluttuosa il cui labbro inferiore, spaccato nel mezzo, pareva composto da due ciliegie. Dalla cuffietta rossa, legata sotto il mento sporgente, uscivano due bende di lucidi capelli neri attortigliati intorno alle orecchie: questa acconciatura ed il costume pittoresco, dalla sottana rossa e il corsettino di broccato che sosteneva il seno con due punte ricurve, davano alla fanciulla una grazia orientale.
04.11.2006
di Grazia Deledda
Giorni lieti s'avvicinavano per la famiglia Portolu, di Nuoro. Agli ultimi di aprile doveva ritornare il figlio Elias, che scontava una condanna in un penitenziario del continente; poi doveva sposarsi Pietro, il maggiore dei tre giovani Portolu.
Si preparava una specie di festa: la casa era intonacata di fresco, il vino ed il pane pronti [1]; pareva che Elias dovesse ritornare dagli studi, ed era con un certo orgoglio che i parenti, finita la sua disgrazia, lo aspettavano.
03.11.2006
di Grazia Deledda
Tutto il giorno Efix, il servo delle dame Pintor, aveva lavorato a rinforzare l'argine primitivo da lui stesso costruito un po' per volta a furia d'anni e di fatica, giù in fondo al poderetto lungo il fiume: e al cader della sera contemplava la sua opera dall'alto, seduto davanti alla capanna sotto il ciglione glauco di canne a mezza costa sulla bianca Collina dei Colombi.
02.11.2006
di Grazia Deledda
Melchiorre Carta saliva la montagna, ritornando al suo ovile.
Era un gioane pastore biondastro, di piccola statura; una ruga gli si disegnava fra le sopracciglia folte e nere, che spiccavano nel fosco giallore del suo volto contornato da una rada barbetta rossiccia. Anche la sopragiacca di cuoio del suo costume era giallognola, e il cavallino che egli montava era rossastro, tozzo, angoloso e pensieroso come il suo padrone.
Melchiorre era un giovine di buoni costumi e d'ottima fama; molto spensierato ed allegro non lo era mai stato, ma da qualche tempo si mostrava più taciturno del solito, e si sentiva quasi malvagio, perché sua cugina Paska lo aveva abbandonato alla vigilia delle loro nozze. E senza motivo! Così, solo perché ella si era improvvisamente accorta di essere graziosa e corteggiata anche da giovani signori.
01.11.2006
di Grazia Deledda
alla CONTESSA ELDA DI MONTEDORO in segno di affettuosa gratitudine queste modeste pagine dedica l'autrice
Fermarsi in un sito sconosciuto e montuoso dell'isola di Sardegna, cogliere fra i lentischi e le roccie una timida rosa montana, nata all'ombra degli elci e fra i profumi delle folte borraccine, - esaminarla foglia per foglia, sino agli intimi più segreti ed olezzanti del suo calice, - descivere le tinte rosee sfumate in diafani pallori o in porpore di fuoco, i misteriosi profumi miti sotto le perle della rugiada, acri sotto ai raggi ardenti del solleone, - ecco il modesto scopo del presente Racconto.
02.10.2006
sa colonizatzione de unu pastore
(terza parte)
de Mario Puddu
Candho a deghe annos in sos úndhighi che apo finidu sa cuinta mi che so... beh, ne marcadu, ne essidu e ne intradu a s'àtera iscola. S'àtera iscola bi est. Sempre abberta chi no bi at mancu zanna e ne bracones, abberta pro totugantos, minores e mannos, ómines e féminas e ricos e pòveros totu a méschiu chentza birgonza… Beh, cun àteras birgonzas.
01.10.2006
di Martino De Vita
Costantino Filiberto non sa quanto tempo sia passato dall’ultima volta che sognò di vivere nudo l’esistenza affannosa della sua vita, in quanto vita, o morte raccontata dopo affanni e inutili inseguimenti per lunghi corridoi bui. Porte chiuse, spalancate, risse per strada, risate strafottenti, musi allungati da ombre insolite. Ombre in fuga, annientate dal freddo della ragione guidato da una mente stanca. Le ombre percorrono itinerari imprevisti, le tende si muovono, ha paura, la luce alle finestre delle case mette tristezza.
03.09.2006
di Glauco Ginanneschi
Musa di mitologiche sembianze...aforisma del tempo...
come motivo immane di inafferrabile certezza, avvolgi la fragile esistenza di noi ombre del mondo. Immenso... logoro mosaico di eventi sconosciuti e noti alle generazioni eredi di affamate culture.
03.09.2006
di Cristina Tarabella
PARTE PRIMA
Premessa.
Io sono l’ultimo rimasto.
Per parlare di ciò che avvenne e come fu.
I miei compagni si sono tutti dispersi nel mondo, ed io non li conosco più.
Molti hanno persino dimenticato ogni insegnamento che ricevemmo.
E, mi dicono voci di passaggio, essi vivono ormai per accumulare beni materiali.
Denaro…
02.09.2006
sa colonizatzione de unu pastore
(seconda parte)
de Mario Puddu
Ma torramus a s'iscola mia... Mia?! Mia nono, lampu! Mai mi est cumbinadu de leare s'iscola che cosa mia. Su mastru emmo, za lu naraiat sempre: «La scuola è vostra e perciò...», però, lampu!... Che a como etotu, mih! Ma lómpidas a bi mancare gai pagu calicunu at a pessare chi mi aggradaiat etotu. Za bi sunt puru, emmo, sos chi in iscola istant bene, ca in domo istant peus.
06.05.2006
di Glauco Ginanneschi
Vi sarà certo capitato di vedere i cartoni animati della Disney; i classici che adoro. Si li adoro..e non mi vergogno a dirlo e quando mi capita li guardo volentieri, perchè mi allontanano dai soliti problemi. Stupende caricature di noi poveri anonimi cittadini, nelle quali, sotto forma di animali, ci riconosciamo e siamo buffi, quasi patetici con atteggiamenti finanche tristi e ridicoli.
06.05.2006
sa colonizatzione de unu pastore
(Incipit)
de Mario Puddu
A Babbu e Mamma, a Susanna, Simona, Serena, Diegu, Beatrice, Clàudia, Daniela, Làura, Sofia, Gioele, Bruno, Gabriele e Sílvia, nebodes fizos de nebodes: chi sa Sardigna de cras siat menzus, in sa continuidade de identidade.
Su manzanu Tzeledha e Luizina, duas bighinas, fint tentendhe sos porcos in su muntonarzu de Sa Turre, chi fit a sa essida de bidha, in su caminu de montes. Tandho totugantos betaiant s'arga in sos essidorzos e su muntonarzu, cun cudhu ludrau a cossa, in zerru, e s'arga torra in mesuia de su bentu, nois lu teniaimus apalas de domo.
01.05.2006
di Enrico Pietrangeli
Era un’estate torrida, ma mai quanto quella precedente; eppure, da quando alloggiavo presso la piccola Emily, non avevo mai visto una quantità tale di agguerrite zanzare. Ve n’erano ovunque, piccole ed impudenti, sempre pronte a ronzarti addosso anche quando, inutilmente, nella rabbia di una morsa, si scagliava, fulmineo, il palmo richiudendosi.
C’era una vasca con dei pesciolini rossi nel suo fiabesco giardino, contornato, qua e là, di gnomi e folletti adombrati tra la vegetazione.
12.03.2006
di Ugo Mazzotta
Seduto su una panca, un po’ in disparte, il commissario Prisco osserva con discrezione il piccolo gruppo di persone che attende l’inizio della messa funebre. In chiesa, oltre a lui, solo la bara ai piedi dell’altare e i pochi parenti del morto.
11.03.2006
di Glauco Gianneschi
Antica terra di incolto verbo primitivo, mai noiosa, che fra mare e colline vellutate di verdi sinuosità, stuzzicata dal sole e dal vento, hai cresciuto italiche memorie di genti importanti.
Come un armonioso movimento del corpo, dopo esserti scossa di dosso le dolci e “profumose” asperità, ti distendi davanti alla costa eterna in ampia ed armonica ostentazione di vanità.
10.03.2006
di Franco Morra
Si viveva realmente in quell’epoca in un altro mondo ed in una etá molto diversa. Era senza dubbio un’etá ipocrita e bigotta, di donne e di uomini pietosi a modo loro che si coprivano le parti superiori del corpo: capo, faccia, collo e spalle con veli e pesanti vesti, laciando scoperte il piú delle volte, come i corazzieri di sua maestá la regina inglese, le parti inferiori alle naturali ventilazioni.
01.03.2006
di Valeria Borgia
Premessa: Gaetano è un personaggio secondario del romanzo “La trasgressione”, di Valeria Borgia. E’ innamorato di Beatrice, sorella di Claudia, personaggio principale del romanzo. E’ un amore infelice, in quanto non corrisposto.
Viene richiamato alle armi (siamo ai tempi della seconda guerra mondiale) e viene inviato in Albania. Riesce a farsi rimpatriare, insieme a due suoi superiori di grado, di cui ha conosciuto la fede antifascista e chiede loro di farlo “arruolare” tra elementi antifascisti di Milano.
03.02.2006
di Franco Santamaria
L’ho finito di fare il carbonaio, maledetto mestiere fatto fino a qualche giorno fa, quando sono stato preso rinchiuso buttato qui dentro. Ecco che sono in prigione come mi dicevano quei miserabili. Contenti? Ora sono contenti che io sono finito qui dentro, me li sento proprio addosso questi muri, non c’è neppure la luce. Il freddo c’è invece, che nervi! me li manda a pezzi i nervi questo freddo, che se fosse una persona…
01.02.2006
di Carlo Trotta
ero lì,indeciso come al solito.
Le pizla blu in una mano, le sigarette nell’altra. Seduto sul mio letto, non sapevo se alzarmi o no. Quel giorno proprio non mi andava di andare a vedere la gara, sentivo che dovevo rimanere a casa, mangiare, un po’ di televisione, una domenica borghese.
Purtroppo non assecondai questa prima sensazione, e uscii di casa diretto al circuito.
Non ci sono mai arrivato.
09.01.2006
di Glauco Ginanneschi
Entra nella pista sghignazzando, il cencioso e ciabattoso Pagliaccio;
armato di soli colori sgargianti, con i grandi piedi guadagna la scena e si rivolge al suo mondo, che timoroso e contento della novità, attende curioso gli attimi di una diversa ilarità.
Si è vestito del meglio di se per arrecare sorprendente allegria con l’innocua violenza che è sempre scontata in evidenti deduzioni.
09.01.2006
di Carlo Trotta
Topolino è un amico delle guardie. è un topo gigante dall'aspetto schifoso incapace di farsi i fatti suoi. è incuriosito da tutto, e la cosa andrebbe bene se evitasse di invadere la altrui privacy. è capace di spiare il vicino di casa dalla finestra e di farlo arrestare se nota traffici loschi. Topolino ti spia, ti pedina, ti scopre e chiama Basettoni.
04.01.2006
di Francamaria Bagnoli
Ci sono notti più lunghe delle altre. E' una lunga notte quella di chi aspetta il ritorno a casa
dei figli che sono andati in discoteca. Sono lunghe notti quelle di chi veglia un malato terminale. Lo sono anche quelle di chi ha gravi preoccupazioni e non riesce ad abbandonarsi
al sollievo del sonno.
03.01.2006
Salve ragazzi! ...Certo che sono felice che abbiate telefonato proprio a me tra migliaia di ascoltatori della vostra fantastica diretta sull’estate in città... è solo che... Cazzo, ragazzi! Sono in una situazione un po’ particolare adesso. Non seguivo la trasmissione, ero impegnato a scansare le fucilate che arrivano dai palazzi vicini e dalla strada...
15.12.2005
di Emilio Gallo
Venezuela
Mi scuso con gli amanti del latino ma la frase corretta è ‘Nomina consecuentia rerum sunt’.
Si chiamava Jutirla.
Egli stesso, molte volte, si domandò cosa volesse significare il suo nome. Perché quello e non un altro? Per colmo di male di genere femminile.
11.12.2005
a cura di Dino Ticli
Ecco fatto. Ho voluto ricopiare qui in questo mio giornalino il foglietto del calendario d'oggi, che segna l'entrata delle truppe italiane in Roma e che è anche il giorno che son nato io, come ci ho scritto sotto, perché gli amici che vengono in casa si ricordino di farmi il regalo.
11.12.2005
di Belgin
A Zuanna li piaghiat cussa frimmada de s'autobus, cussu palu imponidore de autoridade chi peruna persone podiat isfidare. Isetare fit comente unu giogu pro issa. Teniat passientzia ca teniat tempus de frundire. Isetaiat cun Esterina, aojende cun suspetu sos chi giompian a sa fila, apprima de si accaparrare su postu sou fatendesi ispatziu intre sos ateros pasezeros. Cun su cappottu de lana russa, sa pedde ingrincipida e una buscia a angulos isquadrados, pariat unu rinotzeronte prontu a s'atacu, inue su corru aiat lassadu s'importantzia a cussa buscia niedda e illustriada appiccada a su bratzu.
10.12.2005
di Simonetta Santamaria
In una giornata plumbea e ventosa come quella, l’ultima cosa che avrebbe potuto attirare l’attenzione del custode all’ingresso era una donna, il volto seminascosto dal cappuccio, con un grosso zaino sulle spalle. Ne arrivano tante di donne che hanno superato da un pezzo l’età scolastica e non vengono di certo fermate solo perché indossano uno zaino.
10.11.2005
di Carlo Trotta
le tagliò la gola.”
FINE
- Non può finire così un racconto, “…le tagliò la gola.” Non ti rendi conto di quanto suona male?
- No, o almeno, vorrei sapere che dice prima…
- Ma che deve dire… ti dico solo che un personaggio si chiama “joe polveroso”!
24.10.2005
di Stefano Borghi
Era una bella sera di primavera, l’aria fresca e pulita.
Il cielo, sereno, mostrava orgoglioso le sue stelle che brillavano di una luce vivida e preziosa.
Sembravano tanti diamanti sparsi su di un panno nero.
“E’ bello il cielo”pensò Tommy che con lo sguardo cercò la luna.
24.10.2005
di Gordiano Lupi
Accarezzo la tastiera del piano con mani morbide.
Lui mi risponde, vibrando dolcemente e la musica si diffonde per la stanza, inseguendo ricordi e rincorrendo le note del passato. Davanti ai miei occhi rivedo un bambino per mano a suo padre.
“Il bosco ha una musica intensa, che non tutti sono in grado di sentire”, sussurra il vecchio.
23.10.2005
di Cristina Roberto
Il vestito troppo largo le scivola lungo le spalle come a voler sottolineare la sua inadeguatezza: troppo ampio per un corpo così esile e volutamente nudo sotto tutto quel lino. L’immagine di sé è provocante: lei lo sa. So che lo sa. Lo si può intuire dal suo sguardo.
23.10.2005
di Enrico Pietrangeli
Giselle non era ancora morta, giaceva sul selciato, agonizzante, mentre si dissanguava lentamente, quando mia madre, una vecchia ma saggia mosca, deponeva, una ad una, le sue ultime uova feconde tra le feritoie delle piaghe ancora fresche.
25.9.2005
di Angela Rizzo
Carissimo,
soffia un fortissimo vento di scirocco e lo sento attraversare il fogliame degli alberi, scuotere le imposte, generare scompiglio come una divinità collerica. Ho spento la luce e assaporo la sicurezza del letto, circondata dal contorno dei mobili che si stagliano nella penombra. Sai che non mi piace dormire nell’assoluta oscurità: voglio intravedere, attraverso le persiane socchiuse, il chiarore dei fanali della strada, che amo più di quello lunare...
24.09.2005
di Annamaria Trevale
Il treno mi portava veloce nella notte, attraverso paesaggi che si potevano soltanto immaginare nel buio confuso al di là dei vetri sporchi, ed io non volevo più pensare a quando sarei arrivato finalmente a destinazione.
24.09.2005
di Cristina Roberto
Fuori è caldo, estate, fuoco. Dentro è ciò che siamo diventati e che ora stupisce.
Sono sdraiata sul pelo dell’acqua. Il corpo apaticamente immerso nel mare, gli occhi rivolti verso il cielo. Due blu, uno lo specchio dell’altro, in tutto simili se non fosse per la chimica che li compone.
05.08.2005
contu de Ignazio Lecca
Nd’hapu connottu de genti in su mundu, aundi sa vida est totu un’abbrubuddai de vittorias e derrottas: genti chi no s’acatat di hai biviu, ominis chi connoscint i’ doloris.
In dd’una cittadi de mari, aundi sa vida tenit sabori salìu, hapu connottu unu scriidori torrau de sa Bosnia, aundi unu giornali dd’hiat mandau po relatài de sa gherra.
02.08.2005
di Cristina Roberto
Ventiquattro ore. E’ all’alba, quando Milano, la metropoli che non dorme mai, s’illumina di una dolce luce rosa, è proprio in quell’ora, quando non c’è nessuno che possa meravigliarsi di un momento così magico che un passerotto, dentro al parco, s’appoggia su una panchina. Si becchetta sotto le ali, poi scruta il prato fra le fessure del legno in cerca di pane. Lui sa.
02.08.2005
di Livia Felce
Seduto sulla soglia della porta aspettava l’arrivo dei suoi clienti che, come lui, usavano carbone nelle cucine e nei braceri con cui scaldavano le camere. Il maneggio del carbone e delle patate annerí le sue mani; le screpoló con fenditure pure di colore scuro che, anche se sfregate, portavano sempre il segno del suo lavoro.
30.07.2005
di Marco Rufini
Puzza di porto. Di prima estate e voglia di far niente. Il tavolo è due assi, sedie spaiate. Sopra, una nuda lampadina appesa. L’uomo butta altra brace sotto la gratella. Il fumo scappa dritto verso il mare. Sta proprio lì, sul limite, intento al suo lavoro, silenzioso.
04.07.2005
di Roberto Mistretta
L’uomo guardò il mare. La distesa azzurra sciabordava in piccoli vortici di schiuma a lambirgli i piedi nudi, il sole calava incendiando l’orizzonte. L’uomo si soffermò ad ammirare i colori sfumati nel tramonto rosato. Una fitta acuta lo colpì nel profondo dell’anima.
03.07.2005
di Carmela Miccichè
La casa della mia infanzia era un vecchio palazzo nel centro storico del paese. Era una casa molto grande dalle stanze irregolari con le mura spesse e i soffitti alti. Per una casa così grande ci voleva una famiglia numerosa che la riempisse e la facesse sua.
02.07.2005
di Cristina Roberto
Guardo. Osservo e contemporaneamente aggiusto, con movimenti sicuri, i guanti di lattice. Esploro quella carne troppo illuminata ed infine, con una sola occhiata, denudo il corpo inerme che ho di fronte.
02.07.2005
di Marco Rufini
Prende il sole mezza nuda sul terrazzino. Lo fa quasi per dispetto. Se qualche vicina la vede, tanto meglio!
Capelli grossi e biondi, ossigenati. Il seno che inizia a scendere, parecchia cellulite. Occhi verdi da gatta, culo alto, smalto nero sulle mani un po’ tozze.
04.06.2005
di Andrea Giliberto
Ancora adesso non saprei spiegare il perché di quel gesto, ma improvvisamente avevo bisogno di scappare da Bologna.
Decisi di partire, preparai una valigia alla buona, misi dentro il necessario ed un vestito elegante.
03.06.2005
Il volo sul quale viaggiava Jon era in ritardo di venti minuti. Accesa una sigaretta, Boriz si portò nel grande salone a vetri adiacente alle partenze. Da lì avrebbe potuto osservare gli aerei decollare e atterrare.
01.06.2005
di Patrizio Pacioni
La carcassa del piccione non era altro che un fagotto floscio di penne fradice, una macchia grigia appena affiorante dalla povera neve superstite nell’aiuola centrale di Piazza Fontana. L’estremo residuo di quella spolverata notturna che cinque giorni prima aveva...
20.05.2005
di Claudio Magnabosco
Caro Francesco,
caro amico mio, mai come oggi ho bisogno di te. Non so se ho bisogno del tuo consiglio o se, invece, ho solo bisogno di raccontare a qualcuno ciò che mi sta capitando. Se te ne parlassi a voce so che mi manderesti a quel paese, invitandomi a lasciar da parte le masturbazioni mentali. Ma tu hai certezze del futuro che io, invece, non possiedo.....
20.05.2005
di Patrizio Pacioni
Lucia s’era risentita da poco tempo;
e di quel tempo una parte aveva penato a svegliarsi affatto,
a separare le torbide visioni del sonno dalle memorie
e dall’immagini di quella realtà troppo somigliante a una funesta visione d’inferno.
09.05.2005
di Franco Pilloni
La strada è inondata del sole di aprile. Il giorno feriale e l'ora di mezza mattina la fanno deserta. Capelli biondi, lunghi e vistosi, ancheggia sul marciapiede di destra, nella parte del sole. Ha scarpe da tennis...
06.05.2005
di Patrizio Pacioni
Le bestie soffrivano.
Le più forti, sfidando la calura ardente del pomeriggio, si ostinavano ancora a strofinare il muso sul terreno, alla ricerca dei radi, rachitici fili d’erba risparmiati da un’interminabile siccità.
06.05.2005
di Barbara Becheroni
Comu idda trasì, nissuno u sabi. Un iornu taliammo a idda, na chiazza: mai virimmo fimmina bedda accussì. Mi capisti? Bianca di pelle, nerissima di capiddi e di occhi. E con due minne alte e tonne e un culu da imenta di chiddi da fari impazzire i masculi giovani e vecchi.
16.04.2005
di Barbara Becheroni
Con quel senso di inarginabile trionfo tipico delle neomamme (destinato a diminuire col tempo e con le notti insonni), mi accingo ad intraprendere la prima passeggiata munita di carrozzina.
06.04.2005
di Patrizio Pacioni
Soltanto dopo il centesimo viaggio Corrado aveva imparato ad addormentarsi in aeroplano.
Adesso succedeva automaticamente, non appena la spinta ascensionale del decollo si era esaurita: gli bastava reclinare il capo sulla spalliera del sedile, chiudere gli occhi e abbandonarsi al rollio accattivante del volo.
04.04.2005
di Lello Voce
Io sono veloce. E in movimento. Io sono le mie gambe, i miei piedi, i calcagni. Mi sposto. Sono in viaggio. Veloce. E senza meta. O meglio, la mia meta è il cammino.
Io sono veloce. Non individuabile, non rintracciabile, non identificabile.
03.04.2005
di Carmen Covito
O io o lui. Non ho scelta. Devo proprio schiacciarlo, perché io dasola con uno scarafaggio vivo non ci dormo, punto e basta. Il difficile sarà beccarlo, va troppo svelto, corre verso l'armadio, se riesce a infilarsi là sotto... Ha deviato! Il cretino ha deviato verso un mobiletto.
30.03.2005
Romanzo - Terza e ultima parte
Storia di Annichilina. Quando guardava pareva chiedesse scusa perché,anche lei,esisteva.E quel nome…non aveva mai sopportato quel nome.Annichilina Manzoni.
Annichilina. Manzoni.
30.03.2005
di
Stefano Baccolini
Mentre osservava il lento dipanarsi della polvere in sospensione, Remigio, dal suo rifugio inaccessibile, si perse per un attimo fra i suoi pensieri. L’esito di quella battaglia, se la si poteva definire veramente tale visto che il Ladro d’Anime si era sbarazzato di una delle sue armate in maniera così.....
11.03.2005
Romanzo - Seconda parte
MALILLA, 12 dicembre, h. 12.50 - Soffocò uno sbadiglio.Ancora una decina di chilometri in direzione ovest e si sarebbe immessa in superstrada e via a passo spedito fino a Cagliari. Scalò di marcia con gesto nervoso ed il maggiolino claustrofobico......
11.03.2005
di Roby Paglianti
Un tempo di merda!
Un cielo di piombo dalle nuvole intinte nella china e il vento, gelido, che schiaffeggiava il burbero Ispettore, che cercava riparo dietro il bavero alzato del suo impermeabile.
Arrighi non avrebbe saputo dire da quanti giorni non vedeva uno spicchio di sole.....
09.03.2005
di
Stefano Baccolini
Il generale Balar, nel suo accampamento nei pressi della città di Alaysia, appariva estremamente teso e preoccupato. Certo, non era raro che il generale lo fosse, ma la tensione che lo attanagliava era, in quella occasione, quasi palpabile anche da parte dei suoi stessi collaboratori......
16.02.2005
di
Stefano Baccolini
Molti, nel tumultuoso mondo di Abadon, sono in grado di affermare di aver combattuto almeno una volta nella loro vita, ma ben pochi sono stati testimoni di una battaglia senza prendervi parte alcuna. Non sto parlando del codazzo di mercanti e prostitute che segue di solito gli eserciti...