04.06.2006
DIO, EVA E IL FANTASMA DI KEROUAC
di Rina Brundu Eustace
“Come è strano essere lontani da casa
quando la distanza è un intero continente
e non sai neanche più dove sia la casa tua
e la casa che ti resta è quella che hai in testa”
J. Kerouac
E’ un’Irlanda solamente accarezzata quella presente tra le pagine di Dio e Eva, il romanzo d’esordio della siciliana Katia Tamburello; tuttavia, è proprio questa caratteristica a trasformare lo stesso in un momento-verità dentro il quale possono specchiarsi mille altri momenti vissuti, nell’isola Smeralda, dai giovani europei degli anni ‘90.
Ma anche chi, tra le contrade bagnate di rugiada della verde terra di Erin, ha seguito un percorso forse privilegiato rispetto a quello dell’eroina di questo romanzo breve, non può non ritrovare, tra le trame larghe dell’esperienza narrata, emozioni che un tempo sono state sue, pensieri che fotocopiano i propri, ombre di risoluzioni solamente abbozzate e riposte nel cassetto tanto tempo fa.
Se da un lato riconosciamo dunque a questo ennesimo viaggio di redenzione un marchio caratterizzante dato dalle peculiarità intrinseche del santuario di arrivo (nello specifico l’Irlanda post-boom degli anni 90), dall’altro non vi sono dubbi che la Tamburello racconti una storia privata. Quanto autobiografica non è dato sapere (per inciso, l’autobiografismo è da intendersi rispetto al sostrato e alla piattaforma psicologica, non rispetto alla trama), ma sicuramente privata; è dunque in virtù di questa modalità narrativa che il testo può mantenere la sua unità di fondo, anche quando, abbandonate le imperturbabili colline irlandesi, il plot muove il suo orizzonte di attesa verso gli spazi più aperti di innominate città del nord prima, e di assonnate, assolate isole greche poi.
Come un altro giovane Sal in gonnella, la protagonista di Dio e Eva si mette dunque in cammino, on the road, alla ricerca di se stessa e, come spesso accade ad ogni apolide che è stato, alla ricerca, forse, di ciò che è andato perduto in un qualunque momento dell’esistenza, ma che lo spirito reclama come suo. Il viaggio dell’eroina è motivato da diversi imperativi categorici: rompere con la noia che, suo malgrado, diventa cronico attendismo nella provincia meridionale italiana, rifiuto di uno status quo liberato (rispetto, per esempio, al perbenismo imperante a metà del secolo scorso tra le fila della borghesia americana e che determinò la rivolta giovanile fatta propria dagli artisti della beat generation), ma fondamentalmente claustrofobico nella sua impossibilità di realizzare il sogno (anche, meramente occupazionale); il diktat dominante è però dato senz’altro dalla necessità (fisiologica) di dare una risposta alle mille interrogazioni dell’essere e quindi di guardare dentro le naturali inquietitudini di un Cuore Giovane, magari condividendole con un Cuore Amico incontrato per strada. Appunto.
Non è dunque un romanzo d’amore questo, ma non è neanche la storia di un amore mancato. Dio e Eva è piuttosto il resoconto, a tratti ingenuo, a tratti profondamente sentito, a tratti rinfrescante e benignamente illuminante, del viaggio di un IO affetto da una malaise de vivre giovanile che non cessa (e non può cessare) di essere ad alcuna latitudine. Soprattutto, è resoconto del viaggio di un IO affetto da una insoddisfazione di fondo che non può annullare se stessa neppure dentro i momenti tolleranti di una moderna dimensione temporale fondamentalmente elettronica; una dimensione nuova, ma ancora alienante, tutta tesa verso il suo futuro, dimentica del suo passato; una dimensione che soffoca la propria MEMORIA dentro un floppy e illude se stessa sovrapponendo il beeping dei bits e dei bytes alla musica data dal battito del proprio cuore. Il merito di Dio e Eva è anche quello di avercelo ricordato.
Dio ed Eva
di Katia Tamburello
I racconti di Luvi
Pagg. 144
info@iraccontidiluvi.org
04.05.2006
LE MEMORIE DI UN PARRUCCHIERE
DI VERCELLI
di Gordiano Lupi
Per introdurre la lettura di questo libro si è scomodato niente meno che Giuseppe Caliceti e allora uno si aspetterebbe come minimo che tra le pagine dei racconti si nascondesse qualcosa di importante, di fondamentale, magari che si facesse pure letteratura, di quella con la elle maiuscola. Niente di tutto questo. Nodo al pettine è un libro leggero come una lad lit, facile, spensierato, senza nessuna pretesa letteraria e soprattutto capace di regalare qualche momento di allegria. Questa figura di parrucchiere anarchico mi ha fatto venire a mente il pasticcere troskista di morettiana memoria, ma anche certe battute del grande Achille Campanile. Il punto di vista di Mercadante, che impugna forbici e bigodini e si mette all’opera, è divertente e realizza un quadro di un mondo piccolo che si confessa nel momento di farsi i capelli. Nodo al pettine non è un romanzo, ma una raccolta di racconti (meglio direi di pensieri, di intermezzi, di personaggi e situazioni) legati da un esile filo conduttore, inconsistenti e privi di spessore come la più classica delle lad lit. Penso che anche l’autore ne sia consapevole e mica sono qui per fargliene una colpa, anzi… di tanto in tanto fa piacere leggere qualcosa che si prefigge il solo scopo di divertire in modo intelligente. Il massimo della comicità viene raggiunto nel capitolo Rapa Nui, dove l’autore si abbandona a una serie di modifiche di titoli letterari ispirandosi al mestiere di parrucchiere. Ne vengono fuori cose come: Altri bigodini, La treccia nera e Dottor Spazzola & Mister Fon. Vi risparmio le altre, pure se in tutto questo continuo a vederci come nota stonata l’introduzione di Caliceti, ma forse sono io che mi sbaglio, magari uno di questi giorni lo trovo a fare la prefazione di Tex contro Mefisto. L’opera prima di Mercadante (Il banco dei somari edito da No Reply) era parecchio superiore, ma questo libro è tutto un altro genere e non vuole certo scavare in profondità. Dico la verità, a me le vicissitudini di un parrucchiere di Vercelli affascinano poco, ma pure se fosse un lattaio di Cologno Monzese sarebbe lo stesso e anche se si trattasse di un venditore di noccioline dell’Avana… L’autore ci racconta i fatti suoi e fa della sua vita da parrucchiere il centro del mondo, ma per fortuna ironia e comicità salvano il tutto e ci consegnano un buon prodotto. Se cercate una lettura spensierata e senza implicazioni letterarie, se avete amato la Littizzetto, le barzellette di Totti e le memorie di Sconsolata, questo è il libro che fa per voi. Non ve ne pentirete.
Gianluca Mercadante
Nodo al pettine
Confessioni di un parrucchiere anarchico
Euro 112,80 – Pag. 160 – Alacrán Edizioni
www.alacranedizioni.it – info@alacranedizioni.it
03.05.2006
Maurizio Cometto
Il distributore di volantini
di Gordiano Lupi
Conosco Maurizio Cometto come ottimo autore di narrativa fantastica, perché ha pubblicato con Edizioni Il Foglio un gioiello di antologia come L’incrinarsi di una persistenza e a breve inaugurerà la collana Fantastico e altri orrori (diretta da Vincenzo Spasaro) con Il costruttore di biciclette. Cometto è un autore che ha appreso la lezione di Dino Buzzati e di Italo Calvino e con i suoi racconti dimostra che si può fare letteratura utilizzando gli strumenti della narrativa fantastica. Lo fa da tempo anche Valerio Evangelisti e con risultati molto lusinghieri, direte voi. Nessuno lo nega, forse siamo tra i pochi ad aver sempre sostenuto che se in Italia ci può essere una rinascita narrativa, la strada da battere è proprio quella del fantastico, del mistero, delle storie raccontate bene che siano capaci di affascinare il lettore.
Il distributore di volantini è un breve racconto che si divora in meno di un’ora e che tiene incollati alla pagina sino a un incredibile finale (che non svelo), tra personaggi che sembrano uscire da un sogno, ma che l’autore rende vivi e concreti dipingendoli con tratti realistici. La figura del distributore di volantini che consegna i suoi incredibili messaggi sotto la neve di Cuneo, la nonna che racconta una storia surreale e rievoca vecchi tempi fatti di rimpianto, Federico e Angelina che vivono un’avventura incredibile a metà strada tra l’onirico e il misterioso. Non si può raccontare la trama di un racconto che dura lo spazio di una lettura serale ma che ricorda le pagine del miglior Buzzati. La trama è ben costruita, surreale ma credibile, l’ambientazione tra le valli e la neve di Cuneo ben fatta, i caratteri dei protagonisti delineati a dovere. Le favole della nonna parlano di anime peregrine, che stanno al confine tra il mondo della materia e il mondo dello spirito e i ragazzi devono fare i conti con un’incredibile realtà. Non vi dico altro. Se vi ho incuriosito abbastanza ordinate il libro. Costa meno di un gelato.
Chimera Edizioni - pag. 40 – euro 3,50
www.chimeraedizioni.it
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
www.quasiquasifaccio.splinder.it
Walter Cantoro
Il libro più bello del mondo
di Gordiano Lupi
Walter Cantoro scrive articoli che sembrano racconti ma se ci pensiamo bene è vero anche il contrario e forse questa è la sua forza narrativa. Racconta la vita quotidiana vista dagli occhi di un ragazzo che scopre l’amore, le festività di una provincia sonnolenta e la tivù spazzatura. Si abbandona ai viaggi in Venezuela, sorseggia mojito ghiacciato, ascolta Buena Vista Social Club e racconta di lutti e fallimenti. I suoi bersagli sono la voglia d’apparire, la cultura soporifera e bigotta, gli intellettuali da salotto e da dopo cena. Il mondo che ci vorrebbero vendere come il migliore dei mondi possibili ha troppe cose che non vanno per essere accettato. I racconti si snodano in rapida sequenza sotto forma di diario intimo e il lettore si appassiona con la cronaca di un Natale diverso e di un Carnevale anticonformista. Non sono certo veline da intellettuale le parole di Cantoro, che cita a piene mani Giorgio Gaber, Fabrizio De Andrè, Corrado e la tivù degli anni Ottanta. Alla fine dei racconti compare pure Moana Pozzi, divina creatura oggetto di sogni erotici per due generazioni di adolescenti, rimpianta come un’icona di bellezza infinita. Il sesso e le donne rivestono un ruolo importante nei racconti di Cantoro, che descrive ironici approcci e immaginari convegni amorosi con belle tramane o con impossibili dive del cinema. I racconti sono articoli di un giornale locale che parlano di vita e di sogni, narrano le storie di un ragazzo di provincia che sono le storie di tutti i ragazzi della grande provincia italiana. Tra le righe spesso incontriamo il sentimento struggente della lontananza, Firenze, il Sudamerica e la voglia di tornare, ma pure la noia della vita in provincia e i ricordi di bambino. Tutto però è sempre ben amalgamato dalle pennellate rapide e nervose di uno stile narrativo inconfondibile e pieno di carattere.
Demian Edizioni – pag. 80 – euro 8,00
www.edizionidemian.it – info@edizionidemian.it
Piersandro Pallavicini
Atomico dandy
di Gordiano Lupi
Conosco Piersandro Pallavicini dai tempi di Madre nostra che sarai nei cieli (Feltrinelli, 2002), un bel romanzo che vi consiglio di riscoprire nel catalogo Feltrinelli, che per fortuna non pubblica solo Baricco e la sua Iliade per bimbi scemi, ma anche ottima narrativa italiana contemporanea, che esiste, non è roba in via di estinzione, resta il problema che la dovete scovare, non la servono insieme ai prodotti televisivi. Pallavicini ha pubblicato anche Il mostro di Vigevano per Pequod (1999) e Anime al Neon per i miei amici (si fa per dire) di Fernandel (2002), già che ci sono li cito, se no dicono che di loro parlo solo male. Però questi sono due libri che non ho letto, quindi non ve li consiglio, dovrei leggerli pure io prima di farlo. E allora mi limito ad Atomico dandy che è l’ultima fatica di Pallavicini, un romanzone di 326 pagine che si legge con rapidità e interesse a dispetto della mole. Il romanzo si sviluppa su due piani: il passato e il presente del professor Vittorio Nuvolani, brillante ricercatore scientifico che ha studiato a Pavia e a Pisa, ma che a venticinque anni non ha ancora baciato una donna. In compenso ha il primo rapporto sessuale con un uomo, si mette con una rivoluzionaria un po’ troia che la dà a tutti tranne che a lui e dopo sposato comincia una frenetica vita sessuale a base di africani pagati per entrare nel letto coniugale. Nello sfondo di un’attività sessuale molto promiscua vediamo il lavoro di scienziato di Nuvolani che procede a gonfie vele tra progetti innovativi che lo portano verso il Premio Nobel. Pallavicini descrive benissimo un mondo che conosce, visto che fa il professore di chimica a Pavia e ha studiato sia nella città lombarda che a Pisa (niente meno che alla Scuola Normale Superiore). Ci tiene a dire che il romanzo non è autobiografico, nel senso che lui non ha nessun tipo di problema né con la moglie, né con i suoi docenti, né con gli uomini o con le donne. I problemi sono tutti di Vittorio Nuvolani, un protagonista che Pallavicini costruisce molto bene dando vita a un personaggio credibile. Ma la cosa migliore di questo romanzo è l’ambientazione storica che ne fa un racconto utile per la memoria collettiva. Il lettore smemorato o inconsapevole sente parlare di: Chernobyl, crisi Libia - Usa, Gheddafi e i missili su Pantelleria, comunismo e brigatisti rossi, Reagan che vende armi all’Iran, ostaggi Usa in Libano, Contras del Nicaragua, guerra Iraq - Iran e smantellamento dei missili da parte di Reagan e Gorbaciov. Tutte notizie storiche gettate qua e là nella narrazione senza appesantirla ma anzi rendendola davvero utile e interessante. La differenza tra Atomico dandy e una boiata galattica come quella scritta da Alessandro Piperno e pubblicizzata ai quattro venti da tutta la stampa nazionale (a quando uno speciale di Bruno Vespa?) salta agli occhi. Atomico dandy è un romanzo che ricorda storie come La moglie di Loth di Luciano Bianciardi (ricordate Il merlo maschio con Lando Buzzanca?) che parlano di sesso e frustrazioni, di vizi e virtù, di vita quotidiana messa in una storia per il gusto di fare una narrativa che racconti qualcosa. Il romanzo italiano non è morto, solo che i veri romanzieri non sono quelli che vi vorrebbero far comprare i media della comunicazione berlusconizzata. I veri romanzieri che scrivono con il taglio storico, sociale e psicologico di Alberto Moravia e di Cesare Pavese li dovete cercare da soli. Piersandro Palavicini è uno di questi.
Feltrinelli - euro 16 - pag. 326
XoMeGaP
di Gordiano Lupi
XoMeGaP è un progetto letterario che nasce dalla passione per la scrittura di un gruppo di amici. L’idea iniziale, di Massimiliano Prandini e Simone Covili, puntava allo scambio via e-mail di racconti e di critiche per migliorare tecnica e capacità di narrazione. Il nucleo si è allargato subito ad altri aspiranti autori, e così si è resa necessaria una modifica sostanziale a quelle che erano le modalità di interazione. Ed è qui che entra in gioco la meraviglia del web. Senza frontiene, senza limitazioni, in piena libertà è stato aperto un blog, trasformato in luogo di scambio e di confronto, aperto non solo agli scrittori emergenti, ma anche ai lettori alla ricerca di novità. Dopo due anni di sperimentazione on-line, XoMeGaP diventa ora un’antologia che raccoglie diciotto brani dei sei giovani autori emiliani più attivi sul blog. Diciotto racconti di sogni e d’ombra, selezionati tra i migliori, diciotto racconti che spaziano dal thriller al noir, dal fantasy al cyber-punk. Sei diversi stili, sei diversi modi di narrare. Sei nuove e giovani voci modenesi che hanno intrapreso da poco la strada della narrativa: Simone Covili, anche curatore dell’antologia, collabora come redattore al portale Delirio.NET occupandosi della rubrica Cartoons & Comics. Ha lavorato come Webmaster e tutt’ora amministra il sito XoMeGaP. Eliselle, laureata in Storia Medievale, gestisce Delirio.NET e ha già due romanzi all’attivo, Laureande sull’orlo di una crisi di nervi e Ecstasy Love. Massimiliano Prandini ha vinto il concorso “Voci che susurrano” indetto da Kult Underground, e nel 2005 due suoi racconti brevi sono stati selezionati per far parte degli e-book “Semplicemente zombi” e “Lavare con cura”. Gabriele Sorrentino, pubblicista, collabora con la Gazzetta di Modena e con le riviste Modena Storia e Il Ducato - Terre Estensi, per cui scrive soprattutto articoli di storia medievale. Ha pubblicato “Sara” nella raccolta 2° Rassegna di scrittori modenesi e “Spie del Passato” nell’ambito del Festival delle Arti. Ha al suo attivo, infine, due racconti pubblicati on-line su Kultunderground: “La Baia del mattatoio” e “Natale Versione 1.2 ®”. Marcello Ventilati è l’autore più giovane del gruppo, ed è appassionato di romanzi fantasy e storici. Sara Bosi è stata premiata al concorso letterario indetto nell’anno 1997 dal Liceo Scientifico “Wiligelmo” di Modena per “Solchi di Vinile” nella sezione prosa e per “Accordi” nella sezione poesia. Ha partecipato alla mostra organizzata dalla “Galleria Il Campazzo” nell’anno 2003 come autrice dei testi dell’opera fotografica “…Fantasmi!”. In XoMeGaP danno il loro contributo con racconti appassionanti e legati alle tenebre e all’oscurità, al mistero e al lato nero del cuore. L’antologia la si può ordinare su www.365bookmark.it su www.internetbookshop.it e sul sito del Foglio, e si può trovare nelle librerie convenzionate. Da non perdere.
XoMeGaP – 18 racconti di sogni e d’ombra
ISBN 88 - 7606 - 103 - 7