Tutta quell'acqua di Luigi Bernardi
una recensione di Roberto Mistretta
Nell’intenso “La donna abitata” di Gioconda Belli, l’acqua assurge a valore di vita e di morte. Nell’altrettanto impegnato romanzo di Bernardi, l’acqua è immagine di morte e di vita. Sospesa tra la metafora buzzatiana e l’amaro pessimismo sciasciano, quest’opera racconta con lucidità il male di vivere. Una lucidità commovente e poetica.
“Aveva deciso di mollare volta per volta tutto quello che lo faceva stare male. Era una nuova filosofia di vita, le aveva dato anche un nome, la chiamava la filosofia della sottrazione”.
Questa la filosofia di Vanni che insegna giust’appunto filosofia e che si trova a rubare un motorino senza motivo apparente, mentre la guerra, che rimane sempre sullo sfondo, riversa su uomini e cose le sue nefandezze. Si ritrova ad inseguire due scippatori e a recuperare la borsa della ragazza derubata. Si chiama Bianca e conserva dei ritagli di giornali che parlano di una bomba sganciata nel lago. E’ lì che Bianca ha cominciato a morire, mentre nuotava beata quasi fosse nell’utero materno. Tutta quell’acqua l’ha travolta risvegliando in lei l’ancestrale paura dell’ignoto. L’acqua è la vita che è morte e per questo ne ha paura. “Chissà se l’aria prova dolore come la carne quando la perforano?” Vanni e Bianca proveranno insieme, amandosi, a trovare la strada per un riscatto che non verrà. Ed insieme troveranno la forza di non rimandare oltre quell’appuntamento a cui sono destinati da una vita a metà: un tubo di scappamento che finalmente li unirà. Per sempre!
Roberto Mistretta
Tutta quell’acqua di Luigi Bernardi
Flaccovio editore 154 pag. 13 euro