L'estate di San Martino di Valentina Gebbia

una recensione di Roberto Mistretta


Un parallelismo salta immediato agli occhi nel leggere e godere la seconda avventura degli originali fratelli detective Fana e Terio ne “L’estate di San Martino” di Valentina Gebbia, solare scrittrice palermitana che ama il giallo umoristico.
Un parallelismo che richiama un altro posto del sud, ovvero il lontano Messico di Paco Ignacio Taibo II dove opera un altro originale detective, un ex ingegnere dedicatosi a tempo pieno alle investigazioni: Hécror Belascoaram Shayne.
Letterio Mangiaracina detto Terio  e sua sorella Epifania detta Fana, disoccupati cronici e  già  conosciuti nel romanzo d’esordio della Gebbia, “A qualcuno piace il caldo”, sono stati promossi sul campo nientemeno che da Massimo Carlotto che ha pubblicato nella collana “Rose Nere” la loro nuova avventura ambientata nell’isola di Ustica.
Stavolta nei guai è finito Tindaro, un marinaio che lavora sulla nave di collegamento tra Palermo, dove i nostri vivono a Borgo Vecchio con l’anziana madre, e Ustica.
Sulla nave è stato trovato il cadavere di un uomo  legato, che penzolava fuori dal ponte. Era ridotto in condizioni tali da fare pensare a indicibili torture. Al collo qualcuno gli ha messo un jo-jo, guarda caso appartenente al marinaio scomparso, mentre in bocca gli hanno trovato una manciata di capperi.
Ma chi può averlo torturato in tal modo senza dare nell’occhio?
Viene anche escluso che l’uomo fosso stato ucciso e quindi trasportato sul posto. Ci sono i segni inequivocabili che è morto dove è stato rinvenuto. E allora come è possibile e soprattutto chi lo ha ucciso? Si tratta di un omicidio a dir poco fuori dal normale.
Il marinaio datosi alla latitanza e quindi indiziato numero uno, è promesso sposo di Liboria, nipote della signora Provvidenza, un’intrigante vicina di casa dei Mangiaracina. E’ lei che si rivolge alla famiglia Mangiaracina per ingaggiare i due fratelli. Terio non vuole saperne di partire per l’isola, odia il mare e ogni volta che si nomina la distesa azzurra ha un moto di nausea. La madre gli rivelerà che è nato in mare, forse da lì deriva la sua decisione.
Fana ha l’occho fàvuso, è soprappeso ed ha una risata contagiosa  ma ha anche una spiccata propensione per le indagini e per i…guai. Lei e la madre accettano l’incarico tra le proteste di Terio.
A Ustica, a novembre, oltre ai residenti, ci stanno pochi turisti. Qui fanno conoscenza con una girandola di personaggi caratteristici, dove spicca la sensualona Sofialoren sposata con un pizzaiolo che non disdegna la polpa dei marinai e il calciatore Montesi che trascorre due giorni a Uscita per riposarsi.
Idolo del Palermo, il bel Montesi si pappa un pezzetto di cuore di Fana.
Sull’isola vivono il maresciallo Giosafat, simpatico ma troppo carabiniere, vi lavorano il venditore di generi alimentari, detto Twist e il dott. Rivituso, che si scoprirà essere gay. Ci sono ancora l’anziano svanito che trova un indizio importassimo alla risoluzione del caso, sua moglie gelosissima e dagli occhi verdi, molto simili a quelli di Sofialoren, e una giornalista americana che è proprio il tipo che piace a Terio.
Ma c’è anche una donna che da anni, troppi, aspetta ogni giorno che dalla nave sbarchi colui che le ha rapito il cuore. E c’è la nave che proprio il giorno dell’assassinio, ha avuto un incidente nelle manovre di attracco al molo.
E poi c’è Ustica, i suoi odori, i colori, il panorama, i suoi sapori.  Un’isola che prende anche Terio, che alla fine supererà la sua idiosincrasia per il mare.
E intanto c’è qualcuno che intima ai fratelli di lasciare perdere le indagini, di mollare tutto e tornarsene a Palermo.  Minacce vergate di rosso.
Tra una furiosa litigata tra fratelli e un colpo al cuore di Fana sconvolta dalle avances del bel Montesi, le indagini proseguono e, come nei tradizionali gialli, indizio dopo indizio, si delinea un quadro d’insieme che forniranno la soluzione del caso. Un giallo intenso che si legge d’un fiato e che, fino alla fine, regala colpi di scena.
Con questa sua nuova opera narrativa, Valentina Gebbia che scrive anche libri per ragazzi e dirige la rivista di cultura “Scirocco”, si conferma solida scrittrice di gialli ed affianca i suoi colleghi isolani, non disdegnando di intercalare all’italiano puro, la parlata tipica dei siciliani, tanto di moda in questi ultimi tempi, grazie allo sdogamento del dialetto imposto dall’esuberanza narrativa di Camilleri. Mai come in questi periodo, il giallo sta trovando terra fertile in Sicilia.

L’ESTATE DI SAN MARTINO
DI VALENTINA GEBBIA
EDIZIONI E/0 PAG. 210 EURO 14.50



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