Cartolina dall'Irlanda
La Tigre al centro della Storia (o giù di lì)

di Rina Brundu Eustace

(articolo pubblicato sul sito Il Barbiere della Sera e sul sito ufficiale di Villagrande Strisaili . Clicca qui per la English version)


L’anno che sta per concludersi è stato un anno eccezionale per l’Irlanda, con la Storia che ci ha messo al centro dell’allargamento dell’Unione Europea in quanto padroni di casa di quello straordinario Giorno del Benvenuto ai 10 nuovi Stati membri. Adesso i cittadini dei 25 Stati si mettono in viaggio insieme verso un futuro di pace e prosperità.

E noi in Irlanda godiamo oggigiorno di tanta pace e serenità quanta non ne abbiamo mai conosciute in passato. Questa è una nazione di successo, con una fiorente economia e una cultura vibrante. E’ una nazione in crescita, giovane, multiculturale, un Paese che da opportunità e speranza.....

Così saluta e descrive l’Irlanda il Presidente della Repubblica Mary McAleese nel messaggio di auguri ai suoi connazionali.

Parole sacrosante. Vero è che l’Irlanda ha avuto un importante ruolo politico e diplomatico nella conclusione delle trattative che hanno portato all’allargamento dell’Unione Europea. Vero è che l’Irlanda di oggi è una delle nazioni più ricche del vecchio continente.

Vero è che una recente classifica ha visto l’Isola Smeralda aggiudicarsi il primo posto al mondo per la qualità della vita (l’Italia è giunta ottava). Vero è che sebbene la folle corsa della Tigre Celtica abbia segnato il passo rispetto al periodo del boom (tra il 1999 e il 2002 la crescita media annua del PIL irlandese è stata del 7,8% circa, ovvero quattro volte quella degli altri paesi della UE), la Banca Centrale Irlandese prevede un tasso di crescita tra il 4 e il 5% per il 2005.

Passeggiando per le strade d’Irlanda è pure difficile non accorgersi che questa sia una nazione demograficamente giovane. Allo stesso modo non si fa fatica a notare l’attrazione fatale che una città come Dublino esercita sulle centinaia di ragazzi stranieri che ogni anno la prendono d’assalto, ne respirano l’atmosfera, ne vivono le tensioni per poi trasformarla, generazione dopo generazione, in icona culturale.

Icona soprattutto moderna che riesce a coesistere in maniera straordinariamente armoniosa con i fermenti sempre vivi di quella Dublino più tradizionale che negli ultimi duecento anni ha fatto da madre e da matrigna alla produzione geniale di alcuni tra i più grandi talenti letterari di ogni tempo, da Oscar Wilde a George Bernard Shaw, da John Millington Synge a James Joyce per citarne solo alcuni.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Neppure sotto il cielo cupo irlandese. E’ innegabile perciò che il terremoto epocale che, sul piano economico, ha determinato la rapida trasformazione di questa splendida isola da terra di emigrazione conclamata in un luogo che “da opportunità e speranza”, non abbia poi innescato un processo di radicale rinnovamento della società.

Per esempio non ha portato con sè un reale ricambio della classe politica. Tale ricambio non si è manifestato nè come auspicabile avvicendamento dei diversi schieramenti al governo del Paese, nè come rigenerazione della leadership tra le fila delle diverse componenti partitiche.

Non sorprende quindi che l’irlandese medio pre e post boom continui a guardare alla propria classe dirigente come ad una monolitica casta necessariamente corrotta e per sua natura distante dalle problematiche pregnanti di ogni giorno. Più in generale l’ingerenza della politica nel quotidiano viene vista alla stregua di una malattia con la quale occorre imparare a convivere nella coscienza che in fondo non si può stare senza.

L’immobilità politico-istituzionale, di cui una prima nefasta conseguenza è l’incapacità di fare piazza pulita delle ben oliate relazioni clientelari con lobby economiche più o meno potenti, è da considerarsi perciò come uno dei fattori importanti alla base del fallimento del processo di compiuta trasformazione dell’Irlanda in un Paese moderno tout court.

Un’altro elemento fondamentale è senz’altro il disastro infrastrutturale in cui versa questa bellissima terra. Il pensiero corre al sistema stradale da terzo mondo, alla astrusa legislazione che disciplina il rilascio dei permessi di guida (l’Irlanda è l’unico paese in Europa dove si possa circolare senza essere in possesso di una vera patente e dove l’individuo che ha sostenuto l’esame di conseguimento della stessa, in caso di bocciatura, può tranquillamente tornarsene a casa guidando la propria auto), al sistema ferroviario obsoleto e più in generale alla necessità di far fronte alle esigenze di mobilità interna ed esterna in maniera organica di fronte ad una situazione divenuta oramai insostenibile. E non solo.

Ma tra una becera polemica e l’altra, un altro anno è pure passato. E mentre la classe dirigente rinnova gli auguri al Paese e si complimenta da se, il già disaffezionato irlandese medio, dimentico di tutto, determinato a spendere il lauto salario, si riversa freddoloso tra le affollate vie eleganti di Dublino. Grafton Street prima fra le altre. Pochi mesi fa, una classifica di Healey & Baker, ha visto tale gloriosa strada cittadina, piazzarsi al tredicesimo posto al mondo tra le vie dove si riscuotono gli affitti più esosi.

Non fa meraviglia quindi che sia proprio mentre si passeggia lungo questa fascinosa strada dublinese, abbacinati dallo scintillìo delle vetrine, storditi dai suoni e dai profumi, prigionieri della sua magica atmosfera antica, che diventa possibile cogliere in pieno le mille contraddizioni di cui si è appena detto e che insieme formano il tessuto connettivo e “vibrante” che è poi l’Irlanda di oggi.

Qualunque essa sia. Comunque essa sia. Nella perfetta intuizione che se il divenire della eventi non gli avesse spinti a forza “al centro” della Storia, gli irlandesi, fedeli a se stessi e ai loro tempi pacati, non si sarebbero spostati di un tanto perchè così fosse. Cui prodest?


Rina Brundu Eustace
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Dublino 26/12/2004



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