Asimov e il signor Rossi

di Umberto Scopa

Buongiorno, sono il Sig.Rossi, un personaggio invisibile della trilogia galattica di Asimov. Invisibile si, perché non sono mai citato dal mio autore, dato che sono una persona comune e non ho preso parte a nessuno degli eventi epocali che hanno fatto la storia della galassia. Ma ci sono eccome, accidenti.
Mi presento. Sono nato nell’anno 293 dell’era della Fondazione e sono residente su Terminus. Abitare su Terminus è come abitare in periferia. Terminus è il più estremo pianeta della galassia. Come se non bastasse, è una roccia arida e deserta.
Questa è la mia giornata tipo.
E’ mattina, il momento del risveglio. Non devo attendermi di intravedere i primi raggi di sole che filtrano attraverso i vetri della finestra. Questo perché nella maggior parte dei pianeti si vive secondo una tabella oraria convenzionale, che non tiene conto dell’alternarsi del giorno e della notte, dato che il tempo di rotazione dei pianeti è diverso l’uno dall’altro (1) . Ma la stanza è buia comunque e ho bisogno di accendere la luce. Naturalmente so che non dispongo di lampadine, nè interruttori. Le pareti della mia stanza diventeranno luminose e daranno luce al locale. Ci sono dei sensori al posto degli interruttori. Se l’impianto si guasta, forse non mi servirà un elettricista,  ma un ingegnere elettronico. Con gli occhi ancora carichi di sonno, la mia testa poggia su un cuscino, costituito da un campo di forza, dunque invisibile. Il cuscino provoca un leggero e piacevole formicolio (2).
Anche il materasso è un campo di forza.  Il campo di forza ha dei vantaggi: per esempio il fatto, ammesso che sia un vantaggio, di potermi  coricarmi con le scarpe, perché i campi di forza sono a prova di macchie e sporcizia, trattandosi di energia pura. Mi alzo con uno sguardo al letto che non sarà mai sfatto per la stessa ragione.  Il Campo di forza dopo l’uso si può spegnere. Ma se lo spengo inavvertamente dovrò aver cura di verificare che mia moglie, la signora Rossi, non sia ancora a letto, perché se no si schianterà al suolo con i danni al parquet che potrete facilmente immaginare.
Spegnendo il campo di forza la stanza guadagnerà improvvisamente spazio. L’agente immobiliare che mi ha venduto la casa, quando parlava di una “spaziosa camera da letto”, intendeva proprio questo.
A questo punto, c’è tempo per fumare  una sigaretta. Non storcete il naso, so che è mattina presto, ma se sono un personaggio di Asimov non posso esimermi dal fare uso di sigarette, pipe sigari e quant’altro. Nella trilogia Galattica potrete notare che facilmente che non c’è personaggio di qualunque epoca o pianeta che non abbia l’abitudine di farsi in ogni occasione una sana fumata. E poi non riesco a farne a meno, ogni volta che guardo sul comodino la foto del nostro matrimonio. Le foto nella nostra epoca sono dei piccoli cubi trasparenti all’interno dei quali è possibile vedere le nostre figure tridimensionali (3).
A questo punto mi faccio una doccia e mentre sono sotto l’acqua, nonostante l’ora, squilla il telefono (4). La misteriosa relazione che c’è tra la doccia e il telefono è qualcosa che la scienza non ha mai saputo spiegare, ma è confermata puntualmente da millenni.
Vorrei prendere i miei vestiti nell’armadio, ma mia moglie mi ha preceduto e non sarà possibile avere accesso all’armadio per almeno un quarto d’ora. La signora Rossi sta cercando senza successo una tunica bianca molto leggera (5) e mi sta chiedendo se l’ho vista da qualche parte.  Ma poi decide che siccome oggi fa un po’ freddo è meglio indossare un abito sottilissimo, fatto di un tessuto di plastica al silicene con una lucidità metallica prodotta artificialmente che, orientando in un certo modo la disposizione molecolare, riscalda artificialmente(6). Mentre la signora conclude le sue operazioni di vestizione, io potrei indossare -in tempi molto più contenuti su scala cosmica- una giacchetta elegante di metallene garantita contro le pieghe(7). La signora intanto ha cambiato ancora idea e ha optato per una terza via, ovvero un terribile vestito translucido a strisce verticali che la fanno sembrare più alta? (8). Stratagemma di vecchia data.
Apro il frigorifero, un modello economico che riesce a contenere tante provviste quante una famiglia ne consuma in un mese(9). Vi sembrerà una cosa geniale e invece è una delle idee commerciali più idiote di ogni tempo, perché sono i cibi che non durano un mese. Ma ormai lo abbiamo comprato. Quindi bevo un bicchiere di latte per colazione, rancido, ma con un sapore accettabile, perché si tratta di latte aromatizzato(10). Il cartone del latte lo butto dentro un cestino che in realtà è un disintegratore atomico (11). Sento un semplice ronzio. Niente odori o sacchetti da portare fuori casa. Ma, se sbaglio a buttare via un oggetto, non è consigliabile cercare di recuperarlo nel cestino. Il cestino è l’elettrodomestico più pericoloso che ho in casa. Per lui un pezzo di carta o un essere umano sono la stessa cosa e li digerisce con un semplice ronzio. Mia moglie mi chiede perché la sto guardando.
Mia moglie ora mi dice di rendermi utile, invece di guardarla, dice che la catena fa contatto. Le donne di una volta usavano coprirsi con collane e gioielli. Oggi invece una donna si cinge la vita con una catena dotata di un interruttore sul fermaglio. Dò un colpo deciso sull’interruttore che si era inceppato e dai fianchi parte un raggio iridescente di colori che si innalzano fino a formarle sul capo un diadema di fuoco (12). E’ come prendere l’aurora boreale e farne un ornamento sulla sua testa. Vanità femminile. Un po’ appariscente, ma va di moda.
Sto per uscire di casa, il lavoro mi aspetta e il mio pensiero corre all’idea di una bella vacanza. Per le vacanze ci sono i pianeti estivi, più comodi delle stagioni. Lì è sempre estate e qualunque momento è buono per andarci. Non è più come una volta che uno doveva organizzare le partenze intelligenti.
Il pianeta Kalgan, come pianeta estivo, è tra i più indicati, noto per il suo sole, nonché per le “spiagge semitropicali, sport acquatici e caccia agli uccelli”(13) e per gli “ariosi palazzi sospesi a mezz’aria adibiti a locali per gli spettacoli”(14).
Sto pensando a questo mentre esco di casa e mi infilo dentro l’ascensore. L’ascensore è di un nuovo tipo che funziona a repulsione di gravità(15). Non ha cavi portanti, ha solo un meccanismo che agisce sulla forza di gravità, favorendo il movimento verticale. E’ un nuovo tipo, come dicevo, ma a me naturalmente a me andava benissimo il vecchio tipo, perché questo moderno costa come un astronave e le spese condominiali di manutenzione dell’ascensore le devo pagare anche se ho dato voto contrario in assemblea.
E poi nell’abitacolo dell’ascensore devo anche ficcare i piedi dentro le apposite sbarrette, se no comincio a fluttuare su e giù come una bolla di sapone.
Arrivo all’edicola e compro una copia del Notiziario Imperiale di Trantor(16). Organo di informazione ufficiale del Governo centrale che ha sede appunto sul pianeta Trantor, lontano migliaia di anni luce. Il giornale è la voce del governo, ma a me interessa solo la pagina sportiva, senza offesa per il governo.
Salgo sulla mia aeromobile(17) e mi dirigo verso l’astroporto dove prenderò l’astronave di linea per Trantor. Sono un pendolare come avrete capito, uno dei 40 miliardi di burocrati che lavorano nell’Amministrazione imperiale di Trantor.
All’astroporto un altoparlante annuncia che l’astronave di linea per Trantor è in ritardo solo di un migliaio di anni luce, ma potrebbe recuperare.
Appena l’astronave arriva mi imbarco insieme a una folla di pendolari come me.
Il viaggio verso Trantor non è lungo, perché utlizza un nuovo sistema di accelerazione che si chiama “Gran Salto attraverso l’iperspazio”(18).  L’iperspazio è ogni volta uno spettacolo indimenticabile. Cos’è l’iperspazio? Ve lo descrivo con le parole del mio autore: l’iperspazio “non è spazio nè tempo, nè sostanza né energia, né qualcosa né nulla –si poteva superare una distanza pari all’estensione di una galassia nel volger di un istante(19)”.
Arrivati allo spazioporto di Trantor, migliaia di passeggeri si affrettano lungo le rampe delle scale. Il mio passaporto viene ogni volta controllato e bollato e il mio modesto bagaglio ispezionato . E’ la burocrazia imperiale (20).
L’edificio dell’astroporto di Trantor è colossale. E’ talmente alto che a volte sotto il soffitto dell’astroporto si formano addirittura delle nubi(21). Vi chiederete a cosa cazzo serve un soffitto se non ti ripara dalla pioggia. Me lo chiedo anche io.
Prendo un aerotaxi e arrivo davanti al mio ufficio.
La mia giornata di lavoro è monotona e ripetitiva esattamente i moti astrali che si ripetono uguali a se stessi dall’inizio del tempo. L’architetto dell’Universo era un burocrate come me.
Finalmente arriva la pausa pranzo.
Voi uomini primitivi per la pausa pranzo cercavate un ristorante o un bar, o dovevate cucinarvi; ma io sono più fortunato, perché mi basta entrare in una “sala di irradiazione di cibo”(22). Non ho mai capito come funziona, ma il cibo perviene al mio organismo sotto forma di radiazione. Non mi devo lavare le mani, sedere a tavola, ne masticare. Un attimo e sono alimentato. Io ho l’abitudine di spogliarmi quando mi alimento in questo modo, perché ho il sospetto che altrimenti il nutrimento rimanga tutto sui vestiti. E poi la signora chi la sente. Alla fine dell’irradiazione di cibo mi resta, comunque, un piccolo vuoto nello stomaco. Pazienza.
E da questo momento alla fine della giornata non c’è nulla di nuovo, è solo un nastro che si riavvolge. Con la sola particolarità, che se Einstein aveva ragione, appena farò ritorno su Terminus, dopo l’ennesimo salto nell’iperspazio, troverò mia moglie a casa invecchiata di qualche migliaio di anni.

Umberto Scopa

(1)“Cronache della Galassia - Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 10
(2)“Il crollo della Galassia centrale” – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza mondadori – 1975 – pag. 25
(3)“Il crollo della Galassia centrale” – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 80
(4) “Cronache della Galassia - Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 123
(5) “Il crollo della Galassia centrale” – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 98
(6) “Trilogia Galattica – l’altra faccia della spirale” – Ed.Euroclub Italia spa – Bergamo – 1981 – pag. 465
(7)Trilogia Galattica – l’altra faccia della spirale” – Ed.Euroclub Italia spa – Bergamo – 1981 – pag. 535
(8)Trilogia Galattica – l’altra faccia della spirale” – Ed.Euroclub Italia spa – Bergamo – 1981 – pag. 545
(9)“Il crollo della Galassia centrale” – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 47
(10)“Il crollo della Galassia centrale” – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 107
(11)“Il crollo della Galassia centrale” – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 94
(12)“Il crollo della Galassia centrale” – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 163
(13)“Il crollo della Galassia centrale” – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 88
(14)“Il crollo della Galassia centrale” – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 98
(15)“Cronache della Galassia - Isaac Asimov- Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 10
(16) “Il crollo della Galassia centrale” – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 67
(17)  “Il crollo della Galassia centrale” – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 97
(18)  “Cronache della Galassia - Isaac Asimov- Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 4
(19)  “Cronache della Galassia - Isaac Asimov- Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 4
(20)“Cronache della Galassia - Isaac Asimov- Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 6
(21) “Cronache della Galassia - Isaac Asimov- Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 7
(22) “Cronache della Galassia - Isaac Asimov- Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag. 140

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