Donne in Noir:
gli incubi di Simonetta Santamaria

una recensione di Rina Brundu Eustace


Sorprende questa raccolta noir di Simonetta Santamaria! Sorprende per la capacità scritturale,  sorprende per lo stile asciutto, sorprende per l’ambientazione, sorprende per l’unità di fondo. 

Credo che tale naturale meraviglia sia simile a quella provata dal primo editore del Frankenstein di Mary Shelley. Costui decise infatti di pubblicare l’opera nella ferma convinzione che il vero autore fosse il marito di lei (Percy Bysshe Shelley 1792-1822, NDA), perché (si sa!), una donna non avrebbe mai potuto osare tanto...

Altri tempi, altra forma mentis, soprattutto, altro Paese. La mia personale sorpresa leggendo Donne in Noir non deriva quindi  dal trovarmi vis à vis con delle belle storie create da una brava scrittrice italiana, quanto piuttosto dal poter gustare dei bei racconti italiani di sapore sicuramente gotico che così bene si amalgamano nel background considerato.

La quieta (ma forse non più di tanto!) provincia del Bel Paese raccontata nello sfondo, sebbene solo accortamente tratteggiata,  si propone infatti, fin da subito, credibile e, soprattutto, riconoscibilissima davanti agli occhi del lettore attento.

Ma non basta. Donne in Noir è anche un mirabile (raro, oserei!) esempio di scrittura nostrana dove il sui generis raccontato vive solo della propria dignità, basta a sé stesso, non pretende di impartire insegnamenti di natura morale, o di giustificare il suo esistere.  Esiste, full stop. Muore dopo l’istante di fruizione ed è forse anche per questo che si fa ancora più fatica a rompere l’illusione catartica, mentre il tempo concesso al lettore per riprendersi scorre lento, troppo lento perchè colui non possa non interrogarsi sulla vera natura della dimensione reale dentro cui si sta affrettando a tornare.

Chi ci assicura infatti che gli incubi (etimologicamente intesi quali creature fantastiche e malvagie, Incu°bus, che, secondo un'antica tradizione romana, posandosi sopra il petto del dormiente ne turbavano i sogni) proposti della Santamaria, non siano stati imprestati al piano fictional dalla nostra quotidianità più vera?

Davvero nulla e nessuno. Sgomenti ed affascinati ad un tempo, non ci resta dunque che proseguire nella lettura. Racconto dopo racconto scopriamo così che l’autrice, proprio come ogni Victor Frankenstein che si rispetti, prima di mandarla tra le strade del mondo, non ha comunque lesinato amore per la sua creatura.

Ed è forse anche per questo che adesso lei (la creatura), liberata da ogni vincolo, basta appunto a sé stessa. Si muove dentro il nostro essere più segreto come spiritello burlone, con manifesta arroganza, nella certezza che in realtà non faremo mai troppo per scacciarla dal nostro petto in affanno. Perché lei è parte di noi. Perché l’incubo siamo noi.

Donne in noir
di Simonetta Santamaria
Edizioni Il Foglio
Euro 10.00
www.ilfoglioletterario.it

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