Il viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani
una recensione di Flaviana Zaccaria
Con una scrittura dolcemente ritmata, propria di un narratore seduto su una roccia dell’Hoggart nel mezzo del deserto dei tagil, Maurizio Baggiani ripercorre, come il viaggiatore scalzo del deserto, il suo pellegrinare nella vita attraverso la guerra e le sue brutalità. In un lungo flash-back richiama alla mente il viaggio a ritroso dell’orsa Amatola, un viaggio che lo ha condotto fino a Tuzla, al centro di una guerra che sembra non dover finire mai; così simile a tutte le altre ma allo stesso tempo esemplare, con il suo assedio finito nel sangue e con il suo incontro memorabile con la Perfetta, figura di un popolo estinto e da pochi conosciuto, nascosto tra i segreti quasi inviolabili di una terra ricca di un passato dalle mille culture. In un racconto notturno Baggiani apre la sua penna e la sua voce ad un viaggio, cominciato quasi inconsapevolmente, nella conoscenza e nella comprensione di una realtà di violenza che non si esaurisce nei libri, che ha bisogno di essere toccata per poter diventare veramente reale; una violenza talvolta fredda e insensata, che può trovare le sue ragioni solo nell’incomprensione e nella cecità della guerra perpetrata, dietro la quale però si nasconde, visibile a chi sa riconoscerla, la bellezza e la perfezione, rese peregrinanti come Amatola, come la Perfetta o il viaggiatore del deserto, creature che sembrano vagare senza meta, ma in realtà alla ricerca di un luogo di pace, senza curarsi della strada da compiere, perché che ha davvero bisogno di pace non conta i chilometri.
Flaviana Zaccaria