Paesaggi del ricordo

presentazione di Francesco Gallo


Aurelio Caliri affida al disegno un compito di memoria visiva del paesaggio siciliano, evocando forme di un tempo che non esiste più, in una nostalgia che è tutta venata di fantasia.
  Caliri, come un pittore girovago, di contrada in contrada, di paese in paese, coglie la suggestione di architetture barocche o povere, includendo momenti di paesaggio naturale dove è avvertibile la mano dell’uomo.
  Caliri opera una sorta di purificazione dei luoghi visitati, eliminando ogni eccesso che turbi il senso di pace, con cui li vuole caratterizzare. La costruzione dell’immagine è molto semplice, registrando le strutture elementari degli ambienti, quasi contando le pietre con cui sono costruite. Pietra su pietra, viene costituendo ambienti alveolari, in cui s’avverte una purezza di messaggio, un essere al di là dei linguaggi convenzionali, per raccontare una propria Sicilia. Quella della propria infanzia, della propria invenzione, che Caliri fa rinascere in disegni asciutti, essenziali, come dimostrazione di un affetto profondo, capace di dilatare i particolari fino a fargli occupare tutta la scena del foglio, o sintetizzare le vedute generali fino a farle apparire prendibili nel palmo della mano.
  Nel guardare, uno accanto all’altro, questi disegni, vedo un fanciullo dai capelli biondi e ricci, con le scarpette bianche e gli occhi umidi di pianto. Sì, è proprio il mio ritratto nelle aspettative di dover volgere gli occhi in alto verso l’obiettivo fotografico. Proprio per questo non ho foto della mia infanzia. Grazie Aurelio, per averli animati, involontariamente.



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