Historia

di Glauco Ginanneschi

Musa di mitologiche sembianze...aforisma del tempo...
come motivo immane di inafferrabile certezza, avvolgi la fragile esistenza di noi ombre del mondo.
Immenso... logoro mosaico di eventi sconosciuti e noti alle generazioni eredi di affamate culture. Ordine umano di imprevedibili momenti già vissuti, i quali partorirono epoche e nazioni che inutilmente si annientarono, su campi d’odio e fame di inutile conquista.
Campo immensamente ricco, dove pochi dotti e neofiti cultori di gesta antiche grattarono le ceneri ammucchiate, alla ricerca di pregne e frammentate impronte di un romantico passato.
Prato di polvere e sterminate valli su cui zoccoli a milioni cadenzarono il ritmo del rinnovato odio, affermando principi, in nome di umane divinità e offese di giuramenti mai saldati, fra parenti occasionali e stirpi blasonate di umane vanità.
Sbiadisti il fiore e il frutto ed i colori di una natura amata che stentò a rinascere, umile e calda, sotto l’unica stella di vita e piogge che lavarono l’insignificante ostilità.
Vedesti spianar torri e castelli, e ancor portasti tempo ad opere e colossi, voluti da pochi ed importanti mosse di regni ipocriti e dittature assurde.
Con te sventolarono drappi araldici al suono di pifferi e catene, mentre dotti scrivani e pensatori curvi narravan di te e del potente.
Guardasti indifferente immense volontà che disegnarono intere epoche, che il tempo amico tuo  spazzò via, lasciando solo l’odore di inchiostri e pagine ingiallite.
Collezionasti a mille inutili trattati e tregue ed utili tempeste, sopra mari di lacrime e fulgide altrui gesta, che lasciarono di loro la memoria spenta.
Sotto la volta azzurra di una stessa arena vedesti sangue e sofferenza, mista a gioia,  per effimere conquiste, al suono di tamburi e sudore di cavalli, mentre stelle mute e indifferenti a tanto servirono a popoli navigatori, senza tocco.
Flauti di uomini a mille ti musicarono con arpe e con violini, rimanendo impresse nella notte dei tempi soltanto come espressione di inutile odio e flebile sospiro, ma procurarono armonica illusione di gioie melodiose e canti assai marziali.
Tu immenso libro dell’esistenza, collezionasti attimi di splendido eroismo e inutile orgoglio, che mai soddisfecero giustizia ed anime dei sopravissuti a morti di utili innocenti.
Fosti fredda ad origini e grandi imperi, che il tempo, tuo complice disfece, e generasti uomini importanti, che di scoperte immani furono gli autori. 
Portasti con te epoche e imperatori, terre e città stato, ridisegnando carte del mondo violentato con falsa indifferenza alle preghiere umane.
Uomini orgogliosi credettero di poterti imporre e soggiogarti con il ritmo delle loro pretese  alla luce di luccicanti armature, non vedendo che il velo del tempo già si stendeva sulle loro teste.
Di te scrissero amanti amanuensi e dotti cavalieri, ignoti storici ed utili pensatori.
Seppero di scriverti, lasciando solo impresso il tratto della penna e non la forza del cannone; penna che altre mani intinsero densa di temporanee interpretazioni e inutili pensieri.
Da te nacque involontariamente il fulgido passato ed il futuro atteso che opaco si dirada sotto un cielo che illuminò Roma ed il lontano cuore.
Musa ispiratrice di antichi e giovani poeti che al suono del cannone ed al luccicar di spade, dettasti il verbo e la parola, unita al sentimento ora dolce ed ora amaro di frasi che superarono la loro stessa natura.
Imperiosa anima del mondo navigasti fra oceani e mari con legni di bellezza estrema e sempre riportasti vedove ed acqua nera.
Concedesti a tutti il tempo di una luce allegra che illuse anime umane ed un destino mesto, che mai rimase oltre un’età matura.
Le grida di vincitori e poveri perdenti le usasti come ritmo di spazi cadenzati al suon  di balli e d’ombre umane; deambulanti maschere dell’odio e del piacere di coloro che illusero la loro vita e quella di uomini condotti ad una guerra vera.
Maschere di lucido metallo che, in variegato modo, ti divertisti a modellare con patetica tristezza, regalando prova di inutile rancore e scontata vanità. Amalgamasti in te opere di eventi e grandi mezzi che stravolsero idee e belle società, generando nuove identiche emozioni che ridipinsero altrui usi e temperate usanze.
Ad onta delle miserie umane, usando il manico del tempo, scolpisti opere che non dissolsero l’aria e il ripetuto vento, tramandando geni e loro splendide creature.
Vero muto imperatore di noi esseri viandanti, che illusi da un’immagine riflessa, spinsero se stessi e la miseria amara su terre fredde e destinata sera.
Spingesti al margine dell’era l’eco di storie mute che commossero il duro e il cuor gentile,  portando insieme ad esse l’eco di sofferti amori che dettero l’impronta a tragedie antiche.
Dall’alba del desiderio fosti compagna di tutti e non amasti alcuno, incidendo con impetuosa e lenta lena la traccia che è su carta e pietra, e non facesti pena.
Historia di noi poveri e possidenti umani, che ci nutrimmo di sogni ed illusioni, desta in ogni dove la ferma convinzione che si preferisca al sasso il dolce amore.

Glauco Ginanneschi


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