Le sculture interiori di Benito Colle
di Gianni Latronico
Dio creò Adamo dalla polvere, ricavandone poi Eva da una costola e rendendo entrambi gli esseri più perfetti sulla faccia della terra, fatti a Sua immagine e somiglianza, con la scintilla dell’immortalità. Risalendo alle origini, Benito Colle si recò all’Elba, per creare con la creta di quest’isola i nuovi progenitori, a misura d’uomo, senza remore, rimorsi, senso del pudore, nel nuovo paradiso dell’etica dell’arte, che prescinde dalla morale corrente. Perciò li fece nudi, in coppia, avvinti l’una tra le braccia dell’altro, immersi l’uno nell’altra, nella fusione di due corpi, in un’anima sola, in forza della passione amorosa e dell’affinità spirituale. Le sue sculture sono di carattere interiore, in quanto non rispettano la realtà effettiva della postura, dell’anatomia, delle proporzioni, ma rispecchiano precisi stati d’animo, impregnati di materia plastica e dissolti nelle fibre materiche. Alla perenne ricerca dell’originale perfezione, Benito Colle ha messo tutto se stesso nell’argilla malleabile, plasmandola alla sua maniera, senza influssi esterni, studi propedeutici, insegnamenti accademici. Non avendo modelli da copiare, maestri da imitare, canoni da seguire, lui si dedica all’invenzione di forme essenziali, senza fronzoli, orpelli, fregi, ma con scioltezza, immediatezza e genuinità. In una nuova dimensione, assimilabile allo spazio, alla forma, con un chiarissimo senso del volume, il Nostro taglia nella luce l’intera opera a tutto tondo, in uno spessore potentemente espressivo, in un ambito rigorosamente volumetrico ed in un vitalismo fortemente dinamico. L’astrazione della realtà si esprime in posizioni antinaturalistiche, forme pronunciate, figure allungate, corpi slanciati, con la semplificazione della struttura ossea e l’accentuazione della carnosità, nei punti erotici. Per la sua sensibilità, sensualità e compenetrazione emotiva, nel tessuto connettivo, apparentemente ripetendosi, il nostro scultore sperimenta le infinite possibilità delle variazioni sullo stesso tema compositivo, nel recupero di sempre nuove espressioni, in valori tonali di una solida consistenza volumetrica ed in elementi vitali, di una eterea espressione formale, in una tematica costante. Paolo e Francesca, attratti irresistibilmente, danno vita al miracolo dell’amore, oltre ogni limite, confine, regola, fondendosi nelle statue, in oro, argento, bronzo, a cera persa, ceramiche, terre-cotte ed esaltandosi nella luce senza tempo. Sostanzialmente estraneo alle passate ed attuali vicende culturali, Benito Colle porta avanti da solo la sua vocazione di dare nuovi valori plastici alla materia, seguendo l’estro del momento, l’ispirazione istintiva e la semplicità formale, in un ritmo volumetrico e dinamico, connesso allo spazio circostante.
Gianni Latronico