Angelino Usai
Sardegna, Italia
Frammenti da Tortolì nei monumenti dell’antico culto fallico
Alberto Moravia, in un articolo pubblicato nel 1975 dal Corriere della Sera, afferma che i guerrieri Kurucel celebrano ancora il basendo, mimetico e gestuale rito della fertilità e del rinnovamento. Ogni cacciatore buca il suolo con la lancia per iniettarvi il proprio seme, nella convinzione che la terra una volta incinta partorirà molti animali da cacciare.
E’ noto anche ai giorni nostri che nelle tribù dei Kukuiu del Kenia e degli Asmati della Guinea durante la cerimonia di iniziazione per chi si affaccia all’adolescenza si praticano riti fallici per prevenire la sterilità. E’ accertato comunque che i balli ed alcuni riti fallici entrarono anche nelle chiese sarde e persistettero fino ad un tempo non molto remoto. Ciò è dimostrato dal phallo esistente nella cripta della chiesa di San Lussorio in Fordongianus, dalle formelle in terracotta sposte all’interno ed all’esterno della chiesa di San Bachisio di Bolotana e dagli organi maschili scolpiti nella cappella dei Savoia del Duomo di Cagliari.
Il prof. Fernando Pilia in una interessante conferenza tenuta nel 1976 sull’artigianato sardo presentò due pendagli di corallo, realizzati all’inizio del secolo da artigiani locali, raffiguranti gli organi maschili e femminili della riproduzione. Questa usanza non so se sia del tutto scomparsa, persiste invece quella di appendere al collo dei bambini reliquari contenenti pezzettini di stoffa ricavati dall’abito di un santo o piccole riproduzioni falliche in terracotta per allontanare il malocchio. A Lanusei, quando ero ragazzo, conobbi un bambino che portava attaccato ad una collanina d’argento un piccolissimo bue. Ripensandoci vedo in quell’amuleto l’associazione del Dio-Toro alle divinità del cielo e della terra, del sole e della luna come nel mito di Pasifae, che aveva dato l’osceno frutto del Minotauro, mitico mostro dal corpo umano con la testa taurina, nato dall’unione sua col toro Positone.
In alcuni paesi dell’Ogliastra c’è ancora molta gente che crede nell’efficacia delle reliquie di origine pagana e nello sfregamento del ventre sui menhirs per combattere la sterilità. Questo mi è stato confermato recentemente da due persone di Ilbono, le quali hanno riferito che pochi anni fa, in una notte di luna, mentre si trovavano nella zona di Monte Nurtài per la mietitura del grano, videro una coppia di sposi avvicinarsi alla Perdalonga, denudarsi, prendersi per mano e compiere dodici giri attorno ad essa pronunciando parole incomprensibili.
Inoltre una donna anziana, che da circa sei lustri pratica la magia, racconta ad una cliente sterile e refrattaria all’azione dei filtri, qualche tempo fa, aveva suggerito di recarsi a Perdalonga durante la notte e, senza farsi vedere da altri, sfregare il ventre nudo sulla colonna e recitare questa preghiera mista di sacro e di profano:
Santu Giaccu e Santu Baccu
Unu fillu deu domandu,
Unu fillu tottu miu
Santu Baccu deo domandu.
Santa Marta e sant’Adoni,
unu nènniri si portu,
ma unu fillu deu domandu,
unu fillu tottu miu.
Unu nènniri e unu frori
Santu Baccu deu ti portu
Ma unu fillu donami,
unu fillu tottu miu.
Amini.
La maga non svela il risultato ottenuto da questa sua cliente, ma si dilunga volentieri nel raccontare che sette delle dodici giovani da lei « trattate » negli ultimi cinque anni hanno avuto la gioia della maternità.
Gen. Angelino Usai, primo storiografo d’Ogliastra.
La bibliografia è vastissima. Si ricordano al lettore Il pane di ghiande, L’opera salesiana in Sardegna, La Sardità dei Mameli e le origini ogliastrine di Cristoforo e Goffredo, L’Ex convento francescano di Lanusei -fra storia e tradizione-, Canti e balli tradizionali di Lanusei. Ad Angelino Usai, nel 1972, è stato attribuito il Premio alla Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Gianni Latronico