La rivolta della natura di Salvo Zappulla
una recensione di Gianni Latronico
Ai tempi lontani della civiltà contadina, un filo rosso legava l’uomo alla terra, agli animali, alle sacre tradizioni, in una perfetta sintonia, in una straordinaria simbiosi ed in una eccezionale armonia di intenti, risalenti ai tempi remoti della pastorizia. Allora, la natura ed i suoi elementi facevano parte integrante della vita terrena, in una osmosi dello spiritus loci, in un perenne scambio interattivo, che escludeva l’emarginazione, la discriminazione, la solitudine, lo stress,
l’alienazione. Ognuno si sentiva protetto, in un bozzolo, al sicuro, in uno scrigno, a proprio agio, in casa sua: parte integrante di un tutto ed essere indispensabile alla comunità, senza mai trovarsi in stato di abbandono, di afflizione, di necessità. A Sortino (SR), nel palmo di una mano protettiva, i lamioni erano disposti a catena; le fattorie erano collegate tra loro; le case erano legate l’una all’altra, con porte comunicanti, per sentirsi vicini notte e giorno; per prestarsi reciproco soccorso nella malasorte e per gioire insieme nel benessere generale.
Per laboriosità, serietà e bontà d’animo, su tutti emergeva il massaro Peppe Scarrozza, che trattava bestie e persone, vigneti ed oliveti, fiumi e mare come suoi simili, senza distinzioni di ceto, provenienza e posizione. Vivendo a diretto contatto con la natura, ne seguiva i cicli secolari, ne rispettava le disposizioni primordiali, ne agevolava la crescita regolare, senza affanni, ingordigia, sete di potere o di successo. Tutto filava liscio, finché, per un fortuito bernoccolo in testa, si mette a mungere vino o vari succhi di frutta, dalle mammelle delle sue vacche, a seconda che dia loro da mangiare uva o prodotti del suo immenso podere. Preso da smania di protagonismo, abbandona l’agricoltura tradizionale, si reca in città, ottiene il brevetto, si dà alla politica e diventa ministro, industriale, latifondista, al passo con i tempi moderni.
La febbre del mattone gli fa trasformare la masseria in una reggia; l’ansia del cemento gli fa cambiare il verde della campagna in grigio del cemento e la bramosia della ricchezza gli fa perdere il lume della ragione. Comincia così “La rivolta della natura”: il mare se ne va in villeggiatura, in alta montagna; i pesci prendono il posto dei daini, in uno sciopero ad oltranza. Gli animali sono costretti a subire i nuovi criteri di allevamento razionale e l’idillio naturalistico cede il posto all’’inquinamento globale. L’uso dissennato di farine ad estrogeni fa diventare i polli barbuti e le mucche pazze, prima di condannarli a morte sicura, per mancanza di cibo fresco, naturale e genuino. I draghi industriali fanno dei contadini l’olocausto della loro ingordigia e il giardino d’Italia si trasforma in una cloaca impestata ed infestante. Quando il nero blob del petrolio sta per travolgere massaro Peppe nel suo proprio letto, questi ha un sussulto di stizza, si libera dell’incubo notturno e si sveglia alla realtà di sempre. Però s’accorge a malincuore che il tutto non è soltanto colpa del suo bernoccolo, in quanto il falso progresso industriale continua la sua irrefrenabile corsa verso l’autodistruzione. Il cielo è ancora scuro per le alte colonne di nerofumo, ossido di carbonio e smog letale. “E se fosse stato un sogno premonitore?” si chiedeva massaro Peppe, mentre sul suo volto cadeva un’ombra d’inquietudine.
Come è nel suo stile, l’Autore Salvo Zappulla tratta attuali argomenti scottanti in punta di penna; alterna notizie di cronaca contemporanea a racconti di mera fantasia; condisce fatti di cruda realtà con piccanti frammenti surreali, fantasmagorici, onirici. Il tutto è condito da una prosa sobria, essenziale, dinamica, con il perenne sorriso ironico, la bonaria comprensione paesana, l’astuta furberia contadinesca, che supera ogni difficoltà, appiana ogni dissenso e risolve ogni problema. Tutto è puro per chi è puro ed il Nostro è convinto che, con l’amore per il prossimo, con il rispetto della natura, con il ritorno alla tradizione, si può porre rimedio a tutto, senza pericolo di regresso. La coscienza dei propri errori da correggere; la consapevolezza dei propri limiti da superare; la volontà dei propri danni da riparare risiedono nella personale propensione per il bene, nella naturale predisposizione all’ottimismo e nella perseveranza dello spirito di sopravvivenza.
Gianni Latronico
La Rivolta della Natura di Salvo Zappulla
Edizioni Terzo Millennio