Fritto & Sigarettes
di Sveva

C’è un’odore di fritto insopportabile in cucina questa sera.
Lo sterno proprio non la smette di farmi male. Ma odio i dottori. E’ una delle tante cose ereditate da mio padre, perciò dimentico presto il dolore e mi concentro sulla puzza che mi sta impregnando i vestiti e i capelli appena lavati..
"Senti l’aria è irrespirabile qui dentro mamma!  La devi smettere di fargli tutte quelle patatine fritte! Ormai avrà il fegato più grosso di un pallone da basket!"
Non mi risponde, non lo fa mai. Si lamentano tutti di continuo in questa casa, ma abbiamo imparato ad ignorarci. Non è menefreghismo e non si tratta di scortesia. E’ solo il nostro modo (decisamente singolare) di rispettarci; evitiamo molte discussioni.
E’ quasi ora di uscire, meglio se vado a vestirmi.
Chiudo tutte le porte per evitare che quell’olezzo m’insegua anche nel bagno.
È paradossale ma mi sto preparando per andare a rinchiudermi nel solito pub circondata da una nuvola di fumo. L’idea non mi dispiace, il vizio mi ha imprigionata molto tempo fa dietro le sue sbarre e credo di essere condannata all’ergastolo.
Tra qualche ora i miei capelli puliti e i miei vestiti nuovi sapranno un odore nauseante, forse peggio del fritto, ma io che ci sto dentro proprio non lo sento. E’ come stare in una stanza con del pesce fresco. L’odore è insopportabile per i primi minuti forse. Poi scompare. Tutta questione d’abitudine.
In effetti ora che ci penso è questo che dovrebbero scrivere sui pacchetti di sigarette: “L’abitudine vi uccide”.
E’ da una settimana che non fumo; mi sono ammalata e i miei polmoni hanno chiesto una breve tregua. Non ho sentito questa grande necessità di nicotina in questi sette giorni ma una sigaretta ora la accenderei volentieri.
Esco.
Arrivo al pub è c’è una sorpresa per me: i “vietato fumare” si sprecano lì dentro. Ok, decido di prendere un caffè e poi uscire per la pausa-cicca.
Vado fuori, fa un po’ freddo a dire la verità. Ci sarà un grado più o meno, e una nebbia terribile. Rinuncio alla sigaretta per evitare il congelamento.
Mi siedo ad un tavolino e arriva la mia amica che la cicca invece l’ha appena spenta.
Mi si avvicina e sa un odore indescrivibile. È come se invece del profumo si sia strofinata la pelle con mozziconi e cenere. Uno schifo insopportabile!
Poi inizia a parlare e non vi sto a dire che razza di alito si ritrova.
Allora inizio a sentire di nuovo quel dolore allo sterno. Mi compaiono davanti agli occhi due polmoni striminziti e neri. Mi vedo all’improvviso ballare e restare senza fiato.
Un senso di colpa enorme che mi fa sentire davvero un’idiota.
Quando mi viene in mente la faccia che facevano i miei ex quando mi baciavano diventa subito tutto più chiaro: ora si spiega quella  frase insistente che mi sentivo dire da tutti “mi sembra di baciare un posacenere”. Parole che non hanno mai avuto importanza, ma che ora acquistano tutto il valore che meritano.
Le sigarette sono aumentate, dicono che presto costeranno tutte 5 €.
Facendo un rapido calcolo dovrei spendere all’incirca 20 € a settimana per comprarmi il cancro.
E’ inverno e nessun locale nei dintorni ha la sala fumatori. Questo significa ibernarsi per annerirsi i polmoni, accorciare il fiato, farsi venire le rughe intorno alla bocca, rovinarsi la pelle e i capelli, ingiallire le dita, puzzare…….potrei continuare ancora per molto, ma questo basta.
Non sono più un’ergastolana, la pena m’è stata accorciata.
Qualche mese e sarò fuori del tutto. Del resto questo, in Italia, capita spesso…



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