La camera nascosta
di Roby Paglianti
Un tempo di merda!
Un cielo di piombo dalle nuvole intinte nella china e il vento, gelido, che schiaffeggiava il burbero Ispettore, che cercava riparo dietro il bavero alzato del suo impermeabile.
Arrighi non avrebbe saputo dire da quanti giorni non vedeva uno spicchio di sole.
Troppo tempo.
La marina di Torre del Lago, in quel periodo dell'anno era frequentata solamente nei fine settimana.
Un paesaggio totalmente differente da quello delle notti d'estate.
Li, riverso a terra, con il volto contratto e violaceo, il cadavere di Scilla Salvini.
Una bella quarant'enne.
Calze a rete.
Reggiseno in pizzo nero.
Tacchi a spillo.
Niente slip.
Una gonna, probabilmente della donna, era stata rinvenuta dai ragazzi della volante, in un cassonetto, poco distante dal luogo del rintracciamento della salma.
Il corpo era stato ritrovato a seguito di una telefonata anonima fatta al 113.
Un uomo dall'accento campano aveva dato le direttive per scoprire il cadavere, dopodiché aveva riattaccato in tutta fretta la cornetta.
Arrighi osservava intorno al corpo, ogni dettaglio che avrebbe potuto risultare utile per le indagini e si sorprese un paio di volte a fissare il culo nudo della donna.
Fece finta di niente.
Poco distante, lungo la strada, appoggiato alla volante della Polizia, il marito in lacrime, in completo grigio, con una cravatta color argento e la camicia nera.
Sconvolto per la morte della moglie e stordito dall'imbarazzante situazione.
"Mi dica, cosa avete fatto ieri sera?".
"Niente, siamo andati al "Mi ami Miami" un locale poco distante da qua, abbiamo bevuto qualcosa, fatto quattro chiacchiere e basta".
Il "Mi ami Miami" era un locale molto particolare, proprio lungo la marina.
Arrighi ne aveva sentito parlare, anche perché poco tempo prima, il proprietario, tale Guiscardo Gaita in arte Doroti, aveva rilasciato una breve ma intensa intervista ai giornali locali, dove dichiarava che il suo era il primo bar per omosessuali e coppie scambiste.
L'articolo fece gran scalpore, la chiesa assunse subito una posizione rigidamente indignata e gruppetti di cittadini organizzarono manifestazioni per gridare il loro disappunto, ma come sempre accade, il clamore per tutta quella vicenda, andò a dissolversi in poco tempo.
"E dopo?".
"Dopo che?".
"La serata è finita lì, oppureee?".
"Siamo rimasti li tutta la sera, non abbiamo fatto altro che bere e ridere con gli altri avventori".
Arrighi si grattò energicamente il capoccione, non ci stava capendo niente.
"E allora come ci è arrivata sul mare, mezza nuda e per di più morta?".
"Gliel' ho detto, non lo so, non lo so. Poco prima stava chiacchierando con un tipo e a un certo punto non l' ho più vista".
"E chi sarebbe questo tipo? Lo conosce?".
"Di vista, ma non ricordo il nome. Lo chiamano il Biondo, ma non so altro".
Il signor Sauro Tonnarelli, marito dell'ormai defunta Scilla, si piegò sulle gambe, come una fisarmonica a fine corsa, lasciando intravedere i mocassini di pelle marrone, esageratamente lucidi, dove si sarebbe potuto specchiare il sole se solo si fosse degnato di splendere.
L'Ispettore gli mostrò la gonna ritrovata dai colleghi.
"Si è di mia moglie".
Arrighi contrasse le folte sopracciglia.
Per quale motivo un assassino ucciderebbe una donna, decidendo di non occultarne il corpo, portandosi via gli slip e gettando in un cassonetto, ad almeno cinquanta metri di distanza, la gonna?
Si grattò il grosso capoccione.
Il fido Tony, compare di mille avventure, raggiunse Arrighi,
"Ispettò la scientifica ha fatto tutto, il cadavere viene rimosso come disposto dal magistrato e condotto all'obitorio in attesa dell'autopsia".
Se pur non ci fossero dubbi sulla morte sopraggiunta per soffocamento.
I segni distinti delle corde intorno al collo non lasciavano molto spazio alla fantasia.
"Bene Tony, noi allora andiamo a fare un salutino al proprietario del locale e lei signor Tonnarelli viene con noi".
L'uomo annuì.
Poco distante il "Mi ami miami".
Si affacciarono dalla piccola porta finestra in legno.
Un'entrata secondaria posta al lato della costruzione, che si affacciava dalla pineta, per proiettarsi verso la strada che la divideva dalla spiaggia.
"E' permesso?".
Chiese l'Ispettore con l'inconfondibile vocione.
Guiscardo Gaita, in arte Doroti, era dietro il bancone del bar, intento a controllare delle carte, probabilmente fatture.
"Prego, entrate pure".
Esordì l'uomo, in uno slang strascicato e marcatamente femminile.
Arrighi, Tony e il Tonnarelli varcarono la soglia e si ritrovarono all'interno di un piccolo ma curato locale, dal bancone in legno e ottone e dai divanetti in velluto rosso.
Alle pareti vi erano appese immagini allusive ed erotiche, ma senza mai scadere nel cattivo gusto.
L'odore era quello tipico di quei posti.
Con gli arredi intrisi dell'odore insopportabile del fumo di sigaretta, miscelato agli aromi del bar.
"Cosa posso fare per voi?".
"Sono l'Ispettore Arrighi e questo è l'Assistente Aversi, in quanto al signore, penso che lo conosca!".
"Certo che lo conosco il micione e ho saputo anche di sua moglie. Mi dispiace tanto".
L'Ispettore si sedette su uno sgabello, posizionato di fronte al bancone, affondando le sue grosse natiche su quell'indifeso tondino di legno.
Sgranocchiò delle noccioline tostate che si trovavano in un piccolo vassoio dinanzi a lui.
"Quindi conosceva la signora Scilla".
"Certo che la conoscevo la Scilla. Lei e il signore sono... erano clienti fissi del mio locale".
"E conosce anche l'uomo con il quale ieri sera la signora si stava intrattenendo?".
"C'è tanta gente qui la sera e i ruoli non sono proprio ben distinti, non so se mi spiego, tutti si intrattengono con tutti. Ha capito cosa voglio dire?"
Arrighi si strofinò il viso, per nascondere l'imbarazzo di quella situazione.
"Parlo del Biondo, così si fa chiamare. Lo conosce?"
"Uhhh! Lo poteva dire subito, lei parla del Sergio. Certo che lo conosco quel marcantonio, è un'altra delle nostre presenze fisse. Si, si, Sergio Ciutti, è uno dei nostri Public Relation".
Fu in quel preciso momento che il Biondo fece il suo ingresso nel locale.
Elegante e sportivo, in jeans e giacca di velluto color ocra, con un vistoso foulard argentato intorno al collo.
"Quando si parla del Diavolo...".
Doroti indicò l'uomo, che non curante di tutti quegli occhi puntati addosso, proseguì il suo cammino fino al bancone, poco distante dall'Ispettore.
"Ciao Doroti, che succede?".
Chiese il Biondo con aria sufficiente.
"Non sai nulla? O mio Dio, guarda, questa mattina hanno trovato il corpo senza vita della Scilla e i signori erano venuti a cercare proprio te".
Arrighi non diede il tempo al Biondo di replicare, s'intromise immediatamente nel discorso.
"Buongiorno sono l'ispettore Arrighi del commissariato di Viareggio, volevo farle alcune domande, per poter ricostruire le ultime ore di vita della signora Scilla".
"Mi dica pure".
Rispose Sergio, mentre dietro di lui il Tonnarelli era oramai affondato in uno dei divanetti in velluto rosso del locale e ascoltava la conversazione.
Mentre Tony si era preso la libertà di dare un'occhiata al locale, sbirciando tra le piccole salette e le stanze riservate al personale.
Il colloquio tra Arrighi e il Biondo proseguì per una buona mezz'ora.
"Lei è stato visto in compagnia di Scilla ieri sera, dopodiché la donna è sparita nel nulla e questa mattina è stata ritrovata cadavere sulla spiaggia, qualcosa non torna, non crede?".
L'ispettore optò per uno "pseudo interrogatorio" votato all'attacco.
Cercava in ogni qual modo di mettere in difficoltà l'interlocutore.
"Si, io e Scilla abbiamo parlato molto ieri sera, ma questo che vuol dire?".
"Solo parlato? Ne è sicuro? Le ricordo che c'è di mezzo un cadavere e io non ho voglia di giocare. Il DNA non lascia scampo".
Sergio, per la prima volta, si guardò intorno.
Vide gli occhi di Doroti, di Tony e del Tonnarelli su di lui.
Deglutì.
Si aggiustò il foulard argentato e proseguì il suo racconto.
"Cosa vuole che le dica? Sa come vanno certe cose in questi locali".
"No. Non lo so, me lo dica lei".
"Era da inizio serata che non mi toglieva lo sguardo di dosso e a me questo non dispiaceva di certo. In effetti era una bella donna e poi in questi locali per i single come me non ci sono molte opportunità, nel gioco dello scambio io non posso offrire nulla, quindi ho cercato di prendere la palla al balzo, mi sono avvicinato e abbiamo chiacchierato del più e del meno, per rompere il ghiaccio -Lo sguardo del Biondo ad ogni parola pronunciata andava a cercare gli occhi del Tonnarelli- poi abbiamo deciso di appartarci e abbiamo fatto sesso".
"Dove lo avete fatto, sulla spiaggia?".
Sergio abbassò lo sguardo e scosse la testa.
Non lo avevano fatto in spiaggia.
"E allora dove?".
"La!".
Indicò la parete a lato del lungo bancone in legno, mentre Doroti non ebbe neppure il tempo di gridare il suo disappunto.
Tony attese un cenno dell'ispettore, subito dopo andando a tastoni e premendo contro la parete riuscì a trovare la porta della camera nascosta.
Una piccola alcova dalle pareti in legno.
Il letto era poco più di una piazza, il piccolo comodino rotondo era coperto da un centrino color panna, con sopra posizionata una scatola di fazzolettini.
A terra un caldo tappeto orientale dalle tinte turchesi e al soffitto un piccolo lampadario.
Tony schiacciò l'interruttore e una luce soffusa avvolse quel piccolo rifugio dal profumo d'albicocca.
Il letto era ancora in disordine, in netto contrasto con la precisione di ogni singolo arredo presente nella stanza.
"E quella?".
Doroti per un attimo perse la parola, poi cercò una scusa.
"Quella è la mia stanza, quando faccio tardi, caro mio, mi fermo a dormire qui".
"E quando non la usi tu, la usano gli altri. Guarda ciccio che mi sto incazzando per davvero!".
Il tono era secco e diretto.
"O mio Dio ispettore, mi stanno prendendo le caldane, ho bisogno di aria".
"Senti Doremi, o come caspita ti fai chiamare, o mi spieghi le cose per filo e per segno, o l'aria buona te la scordi per un po' ".
"UFFAAA. Qua si fa l'amore, l' hai capito o no?!".
Arrighi sentì il sangue avvampargli in volto, guardò negli occhi il proprietario del locale e masticando ancora le noccioline gli ringhiò contro.
"Ora mi hai proprio stancato e se non la smetti ti prendo per il naso e ti tiro di qua dal bancone, quindi smettila di fare lo scocciato e rispondi alle domande, altrimenti ti faccio chiudere baracca e burattini e ti mando a fare le arselle".
Doroti, che a fatica aveva schivato le noccioline sputate dall'ispettore, non rispose, portando le braccia ai fianchi e sbuffando sonoramente.
Nell'angolo il signor Tonnarelli, sempre più affossato nel divanetto, non aveva ancora emesso un solo sibilo.
Tony scomparso all'interno della piccola cameretta segreta, riapparve poco dopo con in mano un paio di mutandine a perizoma, trovate tra le lenzuola disfatte.
"E queste?".
" ... ".
Doroti e Sergio rimasero in silenzio, con il capo chinato, non dissero una sola parola.
"Sono di Scilla" intervenne il Tonnarelli rompendo quell'assordante silenzio.
"Le indossava ieri sera, ne sono sicuro".
Arrighi si grattò il grosso capoccione, come faceva ogni qual volta si trovava a riflettere su un particolare caso e questo lo era sicuramente.
Un cadavere strangolato rinvenuto tra le dune della spiaggia di Torre del Lago, un locale dove il sesso libero era la regola non scritta, un marito devastato dal dolore, una stanza segreta e due personaggi alquanto bizzarri.
L'Ispettore si grattò nuovamente.
" Ho come l'impressione che qualcuno non stia raccontando tutta la verità".
Proseguì l'uomo di legge e subito il fido compare si preoccupò di dargli conforto.
"E già ispettore, qui qualcuno sta cercando di salvarsi il culo".
"Si, ma non ci sta riuscendo".
Seguì un nuovo estenuante silenzio.
Le noccioline erano ormai terminate.
Arrighi passò in rassegna il volto dei tre uomini, più volte.
Doroti si versò un bicchiere d'acqua e raggiunse gli altri, nella parte antistante il bancone.
Ora che non era più nascosto dietro a lavello e frigoriferi, l'Ispettore poteva osservare l'atipico gusto per il vestirsi che aveva l'uomo.
Un paio di Jeans più grandi di un paio di taglie e più lunghi di almeno una quindicina di centimetri, arricchiti da ricamature fucsia e una cinta di strass.
Tony si trattenne a stento dal ridere.
"Non ci sono dubbi, è andata proprio così".
La frase dell'ispettore squarciò l'atmosfera surreale che si era creata.
Si aggiustò sullo sgabello che scricchiolò lamentoso sotto il peso del Poliziotto.
"Correggetemi se sbaglio. Ieri sera la signora Scilla si intrattiene con il Biondo, o Sergio che dir si voglia, dopodiché si apparta nella camera segreta, che tanto segreta non è per gli avventori che frequentano il locale e con il consenso del marito, del quale non discuto i gusti, pur non comprendendoli, hanno un rapporto sessuale, durante il quale, l'uomo, probabilmente con una corda, cerca di procurargli una momentanea asfissia. Questa tecnica, anche se lo sapete benissimo, è utilizzata per amplificare gli orgasmi, che raggiungono apici altrimenti non raggiungibili, tramite una momentanea interruzione di apporto d'ossigeno. La cosa che invece, probabilmente fino a questa notte, non sapevate è che si tratta di una tecnica particolarmente pericolosa, dove il confine tra piacere e morte è molto sottile".
"Assurdo, io l'avrei uccisa e poi l'avrei portata fino alla spiaggia passando per un locale pieno di gente? Favole!" controbatté stizzito il Biondo.
"Ma io non ho detto che sia stata portata subito in spiaggia, ed è qui che entra in gioco il tuo complice, che denunciando la cosa avrebbe visto andare in rovina il proprio locale, ed ha quindi accettato di darti una mano per sbarazzarti del corpo".
Il silenzio era nuovamente calato nella stanza, pesante come un macigno.
Arrighi si alzò goffamente dallo sgabello e si diresse verso Doroti, si fermò tanto vicino da poterne sentire l'acido odore di sudore.
Si abbassò e sfece le risvolte che l'uomo portava ai pantaloni.
Un velo di sabbia cadde sul pavimento.
"Ecco qua. Da solo non sarebbe mai riuscito a portare la donna sulla spiaggia, in maniera veloce, ma con l'aiuto di un complice tutto è più semplice. Lei caro Sergio non la controllo, visto che ha avuto il tempo di andare a casa e sistemarsi, ma Doroti che è rimasto a rassettare e a pulire per evitare di lasciare tracce non ha avuto il tempo ne di cambiarsi ne di lavarsi e purtroppo per voi, l'essere degli assassini dilettanti e non avvezzi a certe cose vi ha fatto fare delle sciocchezze, anche se la tecnica di non nascondere il rapporto sessuale, ne la camera segreta, mi aveva quasi fatto credere nella vostra versione dei fatti. Infatti poteva essere stato chiunque altro ad ucciderla, successivamente in spiaggia, ma nella confusione non vi siete preoccupati di far sparire le mutandine. Errore imperdonabile. Quante possibilità c'erano che Scilla uscisse dal locale senza gli slip e senza la gonna? E per giunta quante possibilità c'erano che la gonna della donna non presentasse la minima traccia di sabbia?".
Il nervosismo stava pian piano mangiando la poca sicurezza ostentata dai due; fu infatti Doroti che scoppiò in lacrime additando Sergio e cercando di scaricare su di lui ogni tipo di colpa.
"E' stato lui, è lui il porco che l'ha uccisa e poi ha chiamato il 113 camuffando la voce. Io ho solo avuto paura. Io non c'entro nulla. O mio Dio e ora cosa mi succederà?! Non voglio andare in carcere".
Arrighi scosse la testa.
"Troppo tardi per piangere, dovevi pensarci prima. Tony ammanettali tutti e due".
Poco dopo una volante del commissariato portò via i due uomini.
Nel solito divanetto in velluto rosso, il Tonnarelli non aveva mosso un solo muscolo, era rimasto immobile, con le gambe accavallate e i mocassini lucidi in evidenza.
L'Ispettore si avvicinò al vedovo, si chinò e gli levò una scarpa.
Non una mossa, non una sola parola pronunciata.
Sabbia.