Il carro di Dioniso.
Nietzsche e Lou Salomè

di Mirco Marchesi


Primo capitolo
Io sono un discepolo del filosofo Dioniso, preferirei essere un satiro piuttosto che un santo
Ecce homo


1.1 Dioniso sulla terra
La cifra caratteriale che segna la personalità di Nietzsche e che si compie come un destino, si chiama solitudine
«Fin da bambino io ricercavo la solitudine, e mi trovavo meglio là dove potevo abbandonarmi indisturbato a me stesso. E ciò avveniva di solito nell’aperto tempio della natura, dove gustavo le gioie più vere. Così, un temporale mi dava sempre la più piacevole delle sensazioni».
Da sempre lo circonda l’aura protettrice, quanto pericolosa e dolorosa, della singolarità che per tutta la vita lo tiene lontano da qualunque legame sociale. Ciò, ovviamente, non gli impedisce di farsi degli amici, ma si tratta d’individui come lui, dalla vita altrettanto riparata.
Il primo legame d’amicizia si compie quando Friedrich ha sei anni, nel 1850, con due coetanei: Wilhelm Pinder e Gustav Krug
«Studiavamo quasi sempre insieme, e per questo motivo i nostri pensieri, le nostre idee dimostravano una grande consonanza. Ci trovavamo sempre insieme nelle passeggiate e nelle gite, non eravamo capaci di vivere separati».
Nella primavera dell’anno dopo, dato che i tre piccoli amici non si trovano bene nella scuola civica, sono iscritti all’istituto privato del candidato Weber, che funge da scuola preparatoria per il ginnasio-liceo del duomo (Qui Nietzsche rimane fino all’autunno del 1854); in essa prevale l’istruzione religiosa e s’impartiscono i primi rudimenti di latino e greco.
Il punto qualificante, nell’educazione di Nietzsche, avviene nel settembre del 1858, quando la madre riceve dal rettore della scuola statale di Pforta una lettera in cui si offre un posto gratuito al figlio le cui doti erano largamente conosciute; a dodici anni aveva già scritto una trattazione filosofica dal titolo Dell’origine del male, inoltre compone poesie e prende lezioni di pianoforte. Così, il 5 ottobre 1858, Nietzsche entra a Pforta, varcando quella soglia egli entra in un mondo notevolmente più rude. Fino a quel momento, infatti, egli ha vissuto nell’ambiente famigliare composto di sole donne: la madre, la sorella Elisabeth e due zie.
Pforta è situata tra Naumburg e Kösen e si può raggiungere da Naumburg in circa un’ora di cammino. Quella Reale di Pforta occupa, tra le scuole superiori della Germania, una posizione particolare, che conservò a lungo anche in seguito. Considerata il primo centro di cultura spiccatamente umanistica, già all’epoca in cui la frequenta Nietzsche annovera con orgoglio tra i suoi allievi i nomi più illustri, soprattutto nel mondo degli studi. Sviluppatasi nel 1543 da un’abbazia cistercense, nella sua vasta estensione cela, tra le sue spesse mura conventuali, quasi uno Stato nello Stato, e precisamente uno Stato di netto tipo scolastico, con proprie leggi e consuetudini severe e secolari. Lo spirito di Pforta è totalmente nutrito degli ideali dell’umanesimo, ci si occupa intensamente dello spirito dell’antichità classica. Gli scrittori antichi sono letti, studiati e interpretati in misura tale che in questo campo un maturando di Pforta possiede cognizioni e facoltà superiori a quelle dei licenziandi di tutti gli altri licei tedeschi. Dal punto di vista politico il quattordicenne Nietzsche trova qui un’atmosfera del tutto diversa da quella di Naumburg, la città dei funzionari. Certo, anche qui prevalgono, ovviamente, i sentimenti clericali e monarchici, ma essi non dominano la più intima vita di Pforta. Questa s’ispira agli ideali dell’antichità classica, ed è coscientemente apolitica, salvo per il fatto che, sotto la tradizionale fedeltà al re e il conservatorismo esteriore, si celano un vago ideale di libertà e un repubblicanesimo nel senso della polis ellenica e della Roma primitiva. Soprattutto regna a Pforta lo spirito critico degli studi linguistici, che volge completamente le spalle ai problemi del giorno e lascia ben poco spazio alle nascenti scienze naturali. Il tempo si è fermato in queste aule conventuali, la realtà della Germania del 1858 non penetra oltre le spesse mura; la gioventù che qui cresce, una gioventù eletta, è totalmente assorbita dal mondo dell’Ellade e di Roma e da quello di Goethe e di Schiller. Quello di Pforta è un mondo di libri, di letteratura, di cultura, di talenti eruditi e di disciplina puramente intellettuale, dove i giovani spiriti avidi di conoscere ricercano le fonti della vita e della verità. Certo, non viene trascurata nemmeno la cultura fisica, affidata al nuoto, alla ginnastica ed ai giochi, ma essa è solo un mezzo per poter impiegare tutte le energie al servizio dell’educazione intellettuale. Quest’ultima, infatti, risulta essere la cosa più importante presso la prestigiosa scuola di Pforta; un’educazione intellettuale votata alla cultura umanistica.
In una lettera indirizzata alla sorella Elisabeth, durante il terzo anno di Pforta, nel novembre del 1861, il diciassettenne Friedrich scrive
«Per il momento sto studiando privatamente l’italiano; inoltre latino, greco, ebraico, dove leggiamo il primo libro di Mosé; tedesco, dove leggiamo il Canto dei Nibelunghi in lingua originale; francese, dove leggiamo in classe Carlo XII, e in gruppetto di tre, oltre a me, Athalie; poi, italiano, in cui si legge in gruppetto Dante. Se questo, per il momento, non è abbastanza, allora proprio non saprei cosa si può fare di più, specialmente visto che in latino leggiamo contemporaneamente Virgilio, Livio, Cicerone, Sallustio e in greco l’Iliade, Lisia ed Erodoto».
Lo studio assiduo e impegnativo, unito alla sete di conoscenza, forma in modo deciso la personalità degli alunni. Uno studente di Pforta non è un liceale qualsiasi, Nietzsche questo lo sa ed è orgoglioso delle sue capacità; un anno dopo, in una lettera datata 19 novembre 1862, comunica alla madre
«Raramente il mio stato d’animo è stato migliore di adesso, i miei studi procedono bene, ho una cerchia di conoscenze varia e piacevole e poi non v’è motivo di pensare che io subisca l’influenza di qualcuno, giacché dovrei prima trovare le persone che sento superiori a me».
Intanto scrive, è di questo stesso anno il saggio Fato e storia. Proprio a Pforta Nietzsche si distacca lentamente da Krug e Pinder e stringe amicizia con Paul Deussen e Carl von Gersdorff.
Friedrich Nietzsche riceve il diploma di maturità il 7 settembre 1864 e il 16 ottobre, insieme al suo amico Paul Deussen, è all’Università di Bonn dove s’iscrive, per far contenta la madre, come studente di teologia.
Inizia così la vita di Nietzsche studente universitario che vede un passaggio da un eccessivo formativo rigore come quello di Pforta, ad uno stile di vita totalmente libero come quello dello studente universitario alloggiato in una camera ammobiliata, libero di scegliere le frequentazioni che preferisce e il ritmo di studio che ritiene più opportuno. Quello del 1864 è il primo Natale che Nietzsche trascorre lontano dalla madre e dalla sorella, ora con i suoi confratelli nelle taverne, ora a casa col suo compagno Gassmann, che era tra i Franconi quello che più gli piaceva perché aveva natura d’artista. Cantavano insieme e suonavano il Manfred di Schumann.
Non dobbiamo pensare che uno stile di vita più libertino porti Nietzsche lontano dai propositi di studio e di conoscenza; anzi, vivere in stretto contatto con un certo malcostume salda maggiormente il suo desiderio di realizzare la tendenza verso uno stile di vita formato sugli ideali e gli studi di Pforta; vale a dire un’aristocrazia culturale e una profonda discrezione. Nietzsche s’iscrisse a Teologia solo per compiacere la madre, ma ora non è più tempo di finzioni e nel gennaio del 1865 le scrive: «La mia decisione di passare a filologia è ferma».
Nietzsche è un tipo solitario, mentre i suoi amici si divertono con le ragazze, lui preferisce studiare, suonare e ascoltare musica. Le donne, nella vita di Nietzsche, costituiscono un mistero. Come in un labirinto, Nietzsche, nell’universo femminile si è perso. Leggiamo, dalle memorie del suo amico di quel periodo, Paul Deussen, un’esperienza di Nietzsche del febbraio 1865
«Un giorno Nietzsche andò da solo a Colonia dove si era fatto accompagnare da un fattorino nella visita delle cose più notevoli e infine gli aveva chiesto di condurlo in un ristorante. Ma quello lo portò in una casa di malaffare. [Deussen, cita le parole di Nietzsche]: “Io mi vidi improvvisamente circondato da una mezza dozzina di figure in tulle e lustrini, che mi guardavano speranzose. Per un pò rimasi senza parola. Poi istintivamente mi buttai su un pianoforte come l’unico oggetto animato di quella compagnia e accennai alcuni accordi. Questi sciolsero il mio torpore e io guadagnai l’aria aperta”. [Conclude Deussen] da questo fatto e da tutto quanto io so di Nietzsche, tenderei a credere che a lui si adattano le parole mulierem numquam attigit».
A Pasqua di quell’anno, quando torna a casa per le vacanze, Friedrich appare cambiato. Non sopporta più le cortesi dissimulazioni. Leggiamo in una lettera del 25 maggio, a Gersdorff
«L’assuefazione ha una forza enorme. Si è perduto già moltissimo, quando si perde lo sdegno morale al cospetto delle brutte cose che giornalmente accadono nel nostro ambiente. Ciò vale, ad esempio, per il bere e l’ubriachezza, ma anche per il disprezzo e lo scherno verso altre persone e altre opinioni».
Nietzsche non solo esprime l’irrevocabile decisione di abbandonare del tutto gli studi di teologia, ma si scaglia nella maniera più cruda contro il cristianesimo proprio di fronte alla madre, la quale desiderava per il figlio la carriera di pastore come il marito, rifiutando la comunione con lei e la sorella il giorno di Pasqua.
Dopo le vacanze del periodo pasquale, passate a Naumburg, ritorna a Bonn agli studi e alla corporazione studentesca, ora come studente di filologia e non più di teologia.
Il passaggio da teologia a filologia è vissuto in modo conflittuale e procura una crisi. Ogni evento, ogni decisione, viene da lui vissuta con grande ponderatezza ed eccessivo scrupolo, nessuna decisione è presa con facilità o leggerezza.
In una lettera dell’11 Giugno 1865 indirizzata alla sorella Elisabeth leggiamo
«[...] Se fino dalla nostra giovinezza avessimo creduto che ogni salvezza dell’anima promani da un altro che non sia Gesù, da Maometto per esempio, non è certo, forse, che ci sarebbero toccate le stesse benedizioni? Certamente, la fede da sola non benedice, non il dato obiettivo che le sta dietro. Questo te lo scrivo, cara Lisbeth, soltanto per prevenire la prova più comunemente addotta dai credenti, i quali fanno riferimento alle loro esperienze interiori e ne deducono l’infallibilità della loro fede. Ogni fede genuina è infallibile, te lo concedo: essa procura ciò che il relativo credente spera di trovare in lei, ma non offre il minimo supporto per provare una verità oggettiva. A questo punto si separano le vie dell’umanità: se vuoi raggiungere la pace dell’anima e la felicità, abbi pur fede, ma se vuoi essere un discepolo della verità, allora indaga».
Ora Bonn lo disgusta: l’ipocrisia, il malcostume, l’assenza di pensiero dei suoi colleghi studenti; tuttò ciò urta in modo stridente con la sua personalità aristocratica formatasi a Pforta. Nella seconda metà di settembre scrive ad un conoscente di nome Granier
«Sembra che la nostra gioventù pensi davvero troppo poco. La vita della ‘Burschenschaft’ corre continuamente il pericolo di naufragare sugli scogli delle esteriorità, delle formalità e della povertà di idee in ogni campo. L’intimità di questo tipo è, per me, un ricordo insopportabile; le opinioni politiche erano presenti soltanto in poche teste, cui corrispondeva il sentimento corporativo nella maggior parte degli individui, i quali credevano di godere il loro bel tempo di giovinezza sbronzandosi, facendo baccano e smargiassate. Non voglio addentrarmi in particolari sui costumi morali, essi erano in condizioni già sufficientemente pietose. Alberga, in questa massa, un seme di inaudito filisteismo [...]. Questa mancanza di entusiasmo, questa balordaggine convinta, questa volgarità e banalità di opinioni, questa aridissima saggezza, che ha la sua manifestazione più disgustosa nell’ubriachezza - oh Dio, quanto sono felice di essere sfuggito a quel deserto urlante, a quella vuota gonfiezza, a quella gioventù cadente di vecchiaia! [...]. Più volte mi sono chiesto se la felicità sia davvero l’oggetto più degno degli sforzi e delle aspirazioni; allora lo stupido sarebbe il più bel rappresentante dell’umanità e i nostri eroi dello spirito, [...] sarebbero almeno dei pazzi, scimmie degenerate o semidei, e quest’ultima sarebbe davvero la sorte peggiore. I nostri scienziati tendono di preferenza a farci discendere dalle scimmie e rinnegano tutto ciò che è sovranimale, come illogico. Osserva qualsiasi indirizzo scientifico o artistico: ovunque la scimmia vi compare nel nostro tempo in tutta evidenza, ma dov’è dio?».
Queste parole dicono l’addio alla teologia, sentita come un ostacolo sulla via della conoscenza.
L’esperienza decisiva di Bonn è l’incontro con Friedrich Ritschl, uno dei massimi filologi dell’Ottocento che, in seguito ad una lite accademica, decide di trasferirsi a Lipsia. Nietzsche lo segue e l’abbandono della teologia coincide con quello dell’Università di Bonn a favore di quella di Lipsia
«Lasciai Bonn, come un fuggitivo. A mezzanotte ero sulla gettata del Reno, accompagnato dal mio amico Mushacke. Aspettai il vapore che viene da Colonia, e non provai la più lieve impressione di dispiacere al momento di lasciare un luogo così bello, una campagna così fiorente, e una schiera di giovani camerati. Proprio al contrario: io fuggivo davanti a loro. Io non voglio ricominciare a dar di loro dei giudizi ingiusti, come mi è capitato spesso. Ma la mia natura non trovava in mezzo a loro nessuna soddisfazione. Io ero ancora troppo timidamente raccolto in me stesso, e non avevo la forza di tenere il mio posto in mezzo a tanti influssi che si esercitavano sopra di me. Tutto s’imponeva a me, e io non riuscivo a dominare ciò che mi circondava... Io sentivo in modo opprimente di non aver fatto nulla per la scienza, poco per la vita; non avevo saputo far altro che caricarmi di errori. Il vapore giunse e mi portò via. Io restai sul ponte, nella notte umida e sgocciolante, e mentre guardavo spegnersi lentamente lumicini che segnavano la riva di Bonn, tutto cospirava a darmi un’impressione di fuga».
Il 17 ottobre 1865 Nietzsche arriva a Lipsia. La portata spirituale di Nietzsche era straordinaria: quanto intimamente affine si sentiva all’antichità classica, tanto era figlio della sua età scientifica; la dura scuola di Pforta gli impedì di correre seriamente, foss’anche per un attimo, il pericolo di sprofondare nell’inattività.
Dopo una lunga ricerca tra le camere ammobiliate particolarmente misere degli studenti di Lipsia, trova alloggio in una via della periferia, la Blumengasse (oggi Scherlstrasse), e precisamente al numero 4, presso un antiquario di nome Rohn.
Nietzsche ha deciso di abbandonare la teologia, ma questo non significa abbandonare i temi teologici, quello morale in primo luogo; scrive il 5 novembre alla madre e alla sorella
«[...] Tutta questa esistenza piena di contraddizioni, dove l’unica cosa chiara è ‘Fa il tuo dovere!’. Bene, mie carissime, lo faccio o mi ingegno a farlo, ma dove finisce? Come posso sapere tutto ciò che è mio dovere portare a compimento? Poniamo il caso che la mia vita sia sufficientemente dedita al dovere: è migliore dell’uomo l’animale da soma, se questo esegue con maggiore esattezza ciò che si esige da lui? Si è fatto abbastanza per la propria umanità, quando si sono soddisfatte tutte le esigenze posteci dalla situazione nella quale la nascita ci ha introdotto? Chi ci ordina dunque di lasciarci determinare da una situazione? Ma se noi non volessimo ciò, se fossimo decisi a badare soltanto a noi stessi e a costringere gli uomini ad accettarci per quelli che siamo, che accadrebbe allora? Che cosa vogliamo infine? Dobbiamo fabbricarci un’esistenza il più possibile sopportabile? Ci sono due vie, mie care: o ci si sforza e ci si abitua a essere il più possibile limitati, e si cerca di abbassare il più possibile la fiammella dello spirito, e allora si va in cerca di ricchezza e si vive con i piaceri del mondo. Oppure si sa che la vita è miserabile, si sa che siamo gli schiavi della vita quanto più vogliamo goderla; ci si priva insomma dei beni della vita, ci si esercita nell’astinenza, si è avari con se stessi e amorevoli con gli altri - per il fatto che siamo compassionevoli verso i nostri compagni di miseria - in breve, si vive secondo i severi dettami del cristianesimo originario, non di quello attuale, edulcorato, sbiadito. Il cristianesimo non permette di essere “vissuto a metà”, così en passant, oppure perchè è di moda. E la vita allora è sopportabile? Certamente, giacché il suo peso diventa sempre più lieve, e nessun legame ci tiene stretti a lei. Essa è sopportabile, perché possiamo liberarcene senza provare dolore».
Queste parole sono ammantate dal velo della profezia intorno a ciò che lo impegnerà intellettualmente per molto tempo e ad un incontro cruciale: quello con la filosofia di Schopenhauer che avviene in seguito all’acquisto casuale del Mondo come volontà e rappresentazione
«Un giorno avevo trovato nella bottega del vecchio antiquario Rohn un libro che non conoscevo affatto: lo presi in mano, e lo sfogliai. Non so quale demone mi sussurrasse “Portati a casa questo libro”. A casa mi gettai sul sofà col mio nuovo tesoro e cominciai a sottopormi all’influsso di quel genio cupo ed energico».
Da questo momento Schopenhauer diventa un punto di riferimento importante nel pensiero di Nietzsche e costituisce altresì il tratto in comune con Erwin Rohde col quale, a partire dal febbraio del 1867, Nietzsche stringe amicizia; entrambi avevano frequentato il primo anno a Bonn e avevano seguito Ritschl nella sua fuga, ma è grazie al pensiero di Schopenhauer che i due stringono un’intensa amicizia.
A Lipsia Nietzsche vive una vera, libera, vita da studente come gli detta il cuore. Come negli anni di scuola, e anche in seguito, continuava ad alzarsi molto presto, lavora tutto il mattino per lo più per conto suo, pranza a mezzogiorno con amici e compagni da Mahn nei pressi dell’Altes Theater, e in seguito si reca con loro al caffè Kintschy, dove legge i giornali e discute, per andare poi alle lezioni o in biblioteca. Le serate che non dedica al teatro e ai concerti, le trascorre sovente nella taverna di Simmer, sempre discutendo.
Ritschl fonda un’Associazione Filologica di cui Nietzsche entra a far parte e alla quale collabora tenendo conferenze e pubblicando articoli sul Rheinisches Museum.
Dopo un paio d’anni, siamo quindi alla fine del 1867, l’arrivo a Lipsia Nietzsche inizia ad esaminare con critica consapevolezza Schopenhauer, a ciò contribuisce la Storia del materialismo di Friedrich Albert Lange. In Lange trova decisive conferme di uno dei suoi fondamentali istinti filosofici; Lange traccia una netta, fondamentale linea di demarcazione tra la conoscenza sperimentale in quanto verità scientifica e ogni sorta di metafisica come fantasticheria concettuale, e rifiuta ogni equiparazione di essere e pensiero quale è tentata da Platone e da Hegel. Quest’atteggiamento gnoseologico di Lange rafforza un’intima convinzione che era già di Nietzsche giovane, ossia che tra l’infinità della vita e la sua realtà concreta da una parte e la limitatezza dell’intelletto dall’altra sussiste una discrepanza incolmabile, che la vita e il mondo sono per loro essenza alogici e si sottraggono di necessità ad ogni tentativo di afferrarli e di dominarli col puro intelletto.
Nel 1868 Nietzsche svolge il servizio militare, anche se questo dura ben poco: infatti un incidente causato da una caduta da cavallo gli procura l’esonero e lo tiene per quasi sei mesi lontano da Lipsia; prima in ospedale successivamente, convalescente, a Naumburg.
La sua vena filosofica è pallida per quasi quattro anni, se si prescinde dai suoi intensi studi su Schopenhauer e su Lange, in questo periodo si è addentrato quasi esclusivamente, anche se con dubbi e una certa filosofica inquietudine, fra le trame della filologia rigorosa. Ora la disposizione filosofica repressa torna a reclamare i suoi diritti. Già dagli appunti e dagli studi democritei dal periodo militare che precedette l’incidente, vediamo che stava incominciando ad imporre alla filologia una più elevata finalità politico-culturale e filosofica.
Il 16 ottobre, quando Nietzsche torna a Lipsia completamente guarito dall’incidente a cavallo, egli non si considera più uno studente universitario. Su consiglio di Windisch, a Lipsia alloggia a pensione dal professor Biedermann nella Lessingstrasse, sottraendosi così alla grama vita delle camerette da studente e dei pasti nelle bettole. Biedermann, ex parlamentare, era collaboratore della Deutsche Allgemeine Zeitung, un periodico moderato di Lipsia, e vivamente interessato ad ogni questione politica e artistica. La sua casa è frequentata dalla maggior parte degli artisti della città.
Il 6 novembre tiene, all’Associazione Filologica, la conferenza d’apertura del semestre invernale 1868 – 69 sulle satire di Varrone e il cinico Menippo. In quest’occasione parlò molto liberamente, col solo aiuto di un foglietto.
L’8 novembre 1868, avviene il primo incontro con Wagner. Nietzsche frequenta la casa del professor Brockhaus il quale, una sera, invita anche il compositore. Wagner, grande ammaliatore anche nei rapporti umani, aveva subito conquistato il tanto più giovane Nietzsche. Gli uomini di talento che finora Nietzsche aveva conosciuto erano eruditi e letterati. In Wagner si trovò la prima volta di fronte un artista creativo in grande stile, che ridestò in lui tutti i sogni nascosti, tutti i desideri segreti. Non fu tanto la fama che circondava Wagner ad accecare Nietzsche, quanto la forza di una personalità realmente indipendente, che il figlio del pastore di Röcken vedeva qui personificata in tutta libertà; un uomo la cui appassionata volontà si era imposta e aveva dettato uno stile di vita e la cui musica, la cui personalità, comunicavano uno stato di ebbrezza che doveva scuotere fin nell’intimo l’animo e i nervi sensibili del giovane filologo, che si era sforzato di soffocare i suoi irrequieti istinti musicali in favore del vigile intelletto. E quest’uomo aveva lo stesso suo dio: Schopenhauer, e lo stesso disprezzo per i poteri dominati nel regno dello spirito, i fattorini filosofici. Oltre alla forza della sua musica egli aveva anche una grande finalità spirituale: il rinnovamento della cultura tedesca, che ardeva anche nell’animo di Nietzsche.
All’inizio di dicembre si libera la cattedra di lingua e letteratura greca all’Università di Basilea per la partenza del professor Adolf Kiessling, che aveva accettato una cattedra al Johanneum di Amburgo. Per poter proporre un degno successore, Kiessling si rivolge a Ritschl, che era stato suo professore a Bonn, chiedendogli informazioni su Nietzsche, i cui lavori nel Rheinisches Museum avevano richiamato la sua attenzione. Ritschl propone la cattedra a Nietzsche il quale, solo il 16 gennaio 1869, scriveva al suo amico Rodhe
«Non più tardi della settimana scorsa volevo scriverti per proporti di studiare insieme chimica, e di gettare la filologia tra gli utensili domestici dei nostri progenitori, dove è il suo posto».
Dunque nel momento in cui Nietzsche pensa di abbandonare gli studi filologici, gli viene proposto di insegnare filologia. Anche questa contraddizione influirà sulla sua sensibile persona.
Il 12 febbraio il Consiglio universitario di Basilea, prende la decisione di chiamare, a coprire la cattedra di lingua e letteratura, un giovane di soli 24 anni, non ancora laureato; tuttavia Nietzsche desiderava laurearsi e a tale scopo aveva destinato le sue ricerche su Diogene Laerzio; ma, il 23 marzo, la facoltà di Lipsia esonerò Nietzsche dall’obbligo di laurearsi e dichiarò che i lavori pubblicati sul Rheinisches Museum erano perfettamente sufficienti a conferirgli la laurea, senza esame né discussione.
Il 19 aprile 1869, alle due del pomeriggio, Nietzsche arriva a Basilea dove intende ambientarsi prima di cominciare le lezioni. Con l’arrivo a Basilea, ha inizio il soggiorno più lungo della sua vita: dieci interi anni.
A Basilea Nietzsche insegna sia all’università, sia al Liceo e se in lui c’è il desiderio di approfondire gli studi scientifici ora c’è anche il dovere professionale di dedicarsi ad una disciplina, la filologia, che desiderava, almeno per il momento abbandonare. Inoltre c’è la tensione alla filosofia che sempre lo incalza, scrive il 10 maggio a Ritschl: «Con la lettura del Fedone ho l’occasione di infettare di filosofia i miei scolari» esprimendo con queste parole il desiderio di non abbandonare la sua vocazione filosofica.
Basilea non è lontana da Tribschen, luogo in cui risiede Wagner, così Nietzsche inizia una routine fatta di settimane passate ad insegnare, intervallate da ristoratori fine settimana presso la quieta tenuta del Maestro. Se pensiamo, per un momento, al Nietzsche studente di Bonn e poi di Lipsia, ci ricordiamo di una persona piuttosto refrattaria ai rapporti interpersonali, una persona cui urtavano i modi grezzi e volgari. Ora sembrerebbe facile pensare ad un ambiente, quello fra professori universitari, nel quale Nietzsche possa trovarsi a proprio agio, ma sarebbe errato pensarlo. L’unico ambiente a lui congeniale è Tribschen, presso Wagner e Cosima Listz già signora Von Bulow; cosa pensa di Basilea Nietzsche lo dice espressamente in una lettera a Gersdorff del 19 dicembre
«[...] Tutti ricoprono uffici e cariche, sulla soglia della vita borghese. Contro questo orrore degli orrori, contro questa grigia sfera di mediocrità noi possediamo i più splendidi antidoti nella venerazione della nostra sacrosanta filosofia, nell’arte e - non da ultimo - nella nostra amicizia».
Nel gennaio del 1872 emerge una nuova questione che lo deluderà.  Si rende vacante la cattedra di filosofia per il trasferimento di Teichmüller; immediatamente Nietzsche si candida, sperando anche nella combinazione di poter portare immediatamente vicino a sé l’amico Erwin Rohde quale suo successore sulla cattedra di filologia classica. Purtroppo le cose non andranno come sperava. Sempre a gennaio esce il suo primo libro La nascita della Tragedia.
In primavera ci sono grandi fermenti in casa Wagner: il Maestro intende celebrare la posa della prima pietra il 22 maggio, suo cinquantanovesimo compleanno.
Naturalmente Nietzsche segue da vicino tutti i preparativi e spesso si reca a Bayreuth con amici. Il 20 maggio, iniziano le prove orchestrali per la solenne esecuzione; Nietzsche è presente insieme a Rohde, Krug e von Gersdorff. In questa circostanza conosce anche Malwida Von Meysenburg, la quale sarà sua confidente per molti anni.
Malwida von Meysenburg nasce nel 1818; paladina delle lotte per l’emancipazione femminile e fervida sostenitrice degli ideali umanitari stringe amicizia con Garibaldi e Mazzini; con lo scrittore Alexander Herzen e, più tardi, con Romain Rolland anch’egli letterato. Scrittrice di un certo successo ella stessa, entra a far parte della cerchia più intima di Wagner.

****************

E’ il maggio del 1882: nel periodo di massima ispirazione illuminista del suo pensiero Nietzsche conosce, in un incontro fatale all’interno della Basilica di S. Pietro a Roma, Lou Salomé.
Proprio nel momento in cui il pensatore tedesco tenta di costruire una filosofia retta da un’architettura razionalista, egli cade vittima dell’irrazionalità dei sentimenti.
La bella ragazza russa, di diciassette anni più giovane, è l’unica “anima” alla quale egli consegna la dottrina dell’eterno ritorno e solo dopo il viaggio speculativo, tutto cervello, compiuto con Lou egli si sente “maturo” per scrivere lo Zarathustra.
La disillusione patita per la bella russa reca con sé quella verso l’amico Paul Reé in un crescendo d’avvenimenti culminanti nella morte del maestro Richard Wagner, fino ad arrivare alla rottura con la madre e la sorella. Il “caso Lou” porta Nietzsche a laceranti conflitti interiori e ad uno stordimento paragonabile solo a quello che si prova “dopo il balenio di un fulmine”.

Dall'introduzione del libro

Questo libro è una lente d’ingrandimento sulla vita di Nietzsche dalla primavera del 1882 alla fine dello stesso anno. Il resto della sua esistenza, pur presente nell’opera, rimane sullo sfondo, così come il suo pensiero filosofico. Questo libro, infatti, non tratta di filosofia pur parlando di un filosofo, come non è un libro storico pur essendoci molte date citate.
Il tema principale è la relazione intensa, tormentosa e drammatica fra Friedrich Nietzsche, Paul Rée e Lou Salomé, interpretata attraverso le parole stesse dei protagonisti e delle persone coinvolte in quel momento. Le lettere, infatti, costituiscono testimonianza diretta dei sentimenti, pensieri ed esperienze delle persone coinvolte. Una lettera può apparire scontata e superficiale, specialmente agli occhi di noi contemporanei abituati come siamo a non scriverne e ad usare, nella comunicazione, un linguaggio spesso piatto e sintetico; ma non era così nel diciannovesimo secolo quando quello epistolare era l’unico contatto possibile fra persone lontane e, visti i protagonisti, non poteva certo essere una comunicazione banale e scontata.
«Nietzsche è l’uomo al cui fianco ho respirato con più libertà» dirà l’amico Overbeck. E Nietzsche lo era davvero un balsamo ossigenante per chi lo frequentava. Pudico, discreto, intelligente, mai arrogante, presuntuoso, o ambizioso e, soprattutto, «Autentico»; così lo ricorda Overbeck.
L’esperienza del 1882 lo segnerà. Dopo di essa il suo carattere diventa un poco più cinico, a tratti insolente. La catastrofe subita dal filosofo di Röcken è stata spesso interpretata come il decorso degenerante della follia, al cui culmine è arrivato nel gennaio del 1889. Poco si è posto l’accento sull’estrema sensibilità di Nietzsche, del suo assorbire fino a sentirne gli effetti sul proprio corpo, ciò che lo circondava. Il caso Lou, in particolare, è stato superficialmente visto come un semplice rifiuto da parte della ragazza ad una proposta di matrimonio, ma le cose sono molto più complesse. La delusione subita dall’aver creduto Lou un’aquila, un’autentica discepola, l’erede spirituale della sua filosofia, getta Nietzsche in uno scoramento tale da scorgere lo scenario del suicidio. Quella patita dall’amicizia tradita da parte di Rèe lo isola dagli uomini.
Nella seconda metà di maggio di quel 1882, i tre si trovano a Lucerna, Nietzsche insiste per una fotografia tutti e tre insieme. L’immagine è profetica: Lou stava davvero attaccando a sé i due uomini.
In quell’esperienza, come in tutte quelle della sua vita, Nietzsche mise tutto se stesso; tuttavia in essa, particolarmente, si tolse la maschera necessaria a chi cela profondità, ma l’esito fu per lui sventurato. In quei mesi del 1882 egli non pensò, come in altre circostanze invece fece, che non bisogna attaccarsi troppo alle persone, che le persone sono prigioni; si lasciò coinvolgere dall’idea di poter, finalmente, realizzare il circolo di spiriti liberi che aveva in mente già da tanto tempo. Nietzsche credeva in poche persone, Lou e Rée erano fra queste, lo tradirono. Come dirà Overbeck: «Il povero Nietzsche amava sempre in modo esclusivo: molto meno era amato, e spesso non lo era del tutto».

Prospettivaeditrice
Collana "CostellazioneOrione" 25
ISBN 88-7418-323-2
Pagg. 148
Prezzo ¤ 12,00

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