Il canto popolare
(1952-53)

di Pier Paolo Pasolini

O Italia, sei in chi ha di te pura passione;
in queste oscure genti irreligiose
dove è nata la tua Religione;
in queste provincie, in queste corrose
città in cui con schiavo cuore il tuo popolo
crede di saperti, e di te non sa
che ciò che di te splende nel suo fuoco
(splendente solo nella sua beltà):
ti esprime, egli, inespresso, nel suo poco
.
esistere - un'unica generazione - 
ma intera: nei suoi giorni è la storia
che nasce, tutta pura, la nazione
che è nell'atto e non nella memoria.
Oh, un'ora in te, nel rumore d'acque
sorgenti in cui la tua natura
si muta in storia nel gridìo di Spacca-
Napoli, nei fumi della pianura
lombarda dura d'echeggiante pace,
nella settecentesca Roma, ferma
nel marrone degl'intonachi di Via
Condotti e le pietre di bruna perla
di Piazza di Spagna in rapita allegria;
giù pei quartieri, con le calde pareti
picaresche, e le sensuali chiese, 
calanti al Campo dei Fiori, al Ghetto,
a Trastevere e a Porta Portese,
al Gianicolo ossesso nella quiete.
.
E, dietro, gli infetti rioni rotti
sulle scarpate del Tevere, sulle
macerie e le immondizie e i barocchi
e imperiali archi, Tormarancio, Trullo,
Quadraro, Quarticciolo ... Dà
agli stracci che pendono a migliaia
di finestre il sole un biancore che sa
di festive caserme, ride e abbaia
in ragazzi e cani la felicità.
[...].


(Cortesia Isola Nera Nr 4)

Ritorna a Poesie

Home