I calligrammi di Apollinaire: tra tradizione e avanguardia

di Simone Pesci
                                                              
Guillaume Apollinaire nasce a Roma nel 1880. Trasferitosi a Parigi dal 1902 vimuore nel 1918. Figlio di una nobile polacca e di un ufficiale italiano, fu portavoce dell’avanguardia pittorica. Compose novelle, romanzi e una farsa surrealista, ma si affermò soprattutto come poeta. La ricerca stilistica di Alcools (1913, 50 poesie) e soprattutto di Calligrammi (1918, 86 poesie di cui 19 calligrammi) tende alla rappresentazione simultanea e sintetica del reale oppure all’esplorazione delle possibilità espressive del segno grafico.
Influenzato dai cubisti Apollinaire tenta di risolvere il problema della spazialità della scrittura proprio con la raccolta Calligrammi (Apollinaire G., 1998)

La tradizione

Un simile genere di poesia risale all'antichità classica.
L’origine del calligramma è da ricercarsi nel tecnopègnio (dal greco téchne, arte, e páignon, gioco) di Simmia di Rodi (IV sec. a.C) che rappresentò l’immagine di vari oggetti disponendo in un certo ordine versi di varia lunghezza. Dosiada (inizio del 111 sec. a.C.) poi “disegnò” un Altare e Teocrito (nato circa nel 310 a.C.) una Siringa, il flauto del poeta apollineo.

A Roma nel IV secolo dopo Cristo Optaziano trattò anche argomenti religiosi (PORTIER L., 1984). Opt aziano è autore di un calligramma che raffigura un Organoidraulico ed è l’inventore dei cosiddetti versi intessuti.
Come riporta il catalogo della mostra Alfabeto in sogno: dal carme figurato alla poesia concreta
(www.municipio.re.it/manifestazioni/alfabetosogn o, testi didattici: Mattioli E.)
Giovanni Pozzi scrive: “Il principio dei versi intessuti è mutuato dall’acrostico:
secondo un senso che percorre una superficie scritta in direzione non orizzontale. Questa presenza linguistica deve essere accompagnata da una presenza grafica: il tratteggio deve rilevare con lo spessore della lettera o con il colore diverso il tracciato del senso secondo. Così ad un effetto linguistico di senso sovrapposto, si unisce un effetto grafico di rilievo sovrapposto”
“Nei sec. XV e XVI, in seguito al fiorire degli studi umanistici, la poesia figurativa ebbe vari arguti cultori, come Francesco Colonna, Piero Valeriano, Antonio Telesio, Lanciano Curzio, Giovanni Battista Pigna. Ma fu nel sec. XVII, al tempo dei "meraviglioso" letterario, che si ebbero i calligrammi più belli di tutta la produzione italiana. Se a Napoli e a Bologna non mancò qualche apprezzato tipico esempio, nel Veneto furono composte le opere meglio riuscite, cioè la mistica Passione di Cristo di Guido Casoni e l'erudita, ericomiastica Urania (1628) di Baldassarre Bonifacio, senza contare la rigorosa produzione di Fortunio Liceti. Dopo quel periodo, i calligrammi furono assai poco usati e ricomparvero per breve tempo e senza particolare successo nel '900 per merito delle avanguardie letterarie (ad esempio quella futurista)” (PORTIER L., 1984, p. 8)

Guido Casoni, in particolare nel poema intitolato La passione di Cristo (XVII secolo) scrive dodici poesie figurate rappresentanti gli strumenti utilizzati per torturare Cristo prima della Crocifissione.


L’avanguardia

Calligrammi è una raccolta di poesie che contiene liriche scritte dal 1913 al 1916. Il libro reca il sottotitolo di "Poesie della Pace e della Guerra”.
Qui si vede il passaggio dal simbolismo al “versilibrisme”, alle parole in libertà futuriste. Qui si coglie inoltre una anticipazione delle tavole parolibere (crf. Govoni), per quanto le due forme di poesia siano notevolmente differenti.
I calligrammi sono composizioni bizzarre, a volte scherzose, in cui i caratteri della scrittura a mano si alternano ai caratteri a stampa. Le parole vanno a formare nello spazio grafico del foglio/pagina dei disegni (De Bellis L., 2004)
I Calligrammi rispecchiano nuove esigenze: poesie-conversazioni, ricerca grafica nella disposizione dei versi, giochi di parole (Nervi G., 2001)
"Per me -scrisse Apollinaire- un calligramma è un insieme di segno, disegno e pensiero. Esso rappresenta la via più corta per esprimere un concetto in termini materiali e per costringere l'occhio ad accettare una visione globale della parola scritta".

Conclusioni

Con i calligrammi Apollinaire si apre certamente all’avanguardia letteraria. Anticipatore del futurismo italiano, esponente del surrealismo, Apollinaire ha in sé la tendenza al nuovo, ma è ancora in bilico tra tradizione e innovazione. Possiamo dunque considerare Apollinaire come un ponte fra la consuetudine e l’avanguardia, un ponte fondamentale, un autore che dobbiamo conoscere e saper apprezzare.
I calligrammi creati da Apollinaire sono un punto di partenza dell’avanguardismo letterario europeo e nascono dalla necessità del nuovo, tuttavia, come dimostrato, erano state utilizzate soluzioni simili già in passato. Il calligramma apparentementevuole andare oltre la letteratura descrittiva fatta per esser letta o ascoltata, vuole andare verso una letteratura-pittura, una poetica creta per essere vista, osservata, apprezzata anche dal punto di vista grafico. L’intento però non è soddisfatto appieno poiché, per esempio, il disegnare la pioggia scrivendo della pioggia (crf. Calligramma: La pioggia) risente di una esigenza descrittiva non propria alle avanguardie dei primi del novecento.
Proprio in questa ambiguità sta il pregio di Apollinaire, nell’alternanza fra tradizione e avanguardia. È anche grazie a lui che la poesia del novecento a preso il corso che ha preso.

Bibliografia
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