Fast Blood - Il Romanzo
Quelli che seguono sono alcuni brani tratti dall'incipit di Fast Blood.
Io sono veloce. E in movimento. Io sono le mie gambe, i miei piedi, i calcagni. Mi sposto. Sono in viaggio. Veloce. E senza meta. O meglio, la mia meta è il cammino.
Io sono veloce. Non individuabile, non rintracciabile, non identificabile. Sono disconnesso, ormai. Sono un pesce fuori dalla rete. Io ora cammino. Macino chilometri, giorno dopo giorno.
(...)
Non corro: è ovvio. Correre è proibito. Lo so bene che per me sarebbe la fine. Diverrei la preda autorizzata di un qualsiasi cecchino, magari degli stessi che vedevo dalla finestra di casa mia, banda di straccioni feroci, con attaccata alla camicia una qualche insegna ufficiale di una qualunque delle Milizie o Polizie, pubbliche o private che si stanno occupando di riportare la pace in Europa. Li osservavo con curiosità, dall'oblò blindato, mentre, venendo fuori dallo scheletro annerito dell'ex palazzone dei telefoni di Stato, dove stanno arroccati da ormai due anni, sciamavano verso il cadavere di qualcuno, sorpreso a correre, o a nascondersi, o a quello di qualche loro omonimo di parte avversa, individuato coi cannocchiali dei fucili a passeggiare nella parte sbagliata della città. Lupi o formiche rosse. A litigare per ore e a discutere quale delle cinque o sei pallottole detonanti che avevano fatto scempio di quel cadavere caldo che prima era un uomo fosse stata sparata da chi. Chi avesse colpito la testa e dunque avesse diritto a scegliere per primo… Li ho guardati decine di volte dividersi tutto: soldi, abiti, scarpe, orologio, telefono satellitare, armi. Poi lasciare qualche moneta ai ragazzi di strada, perché si incaricassero di bruciare il cadavere. Di fare un po' di pulizia. Come previsto dalla Legge.
(...)
Io non corro: è ovvio. Sarebbe troppo pericoloso. La Legge è chiara al proposito. Nessuno può correre. E' proibito. Per ragioni di ordine pubblico. Di sicurezza. A correre sono solo i delinquenti, chi ha qualcosa da nascondere. Ribelli, mafiosi, ladri, assassini. Pazzi. O più probabilmente terroristi. Dunque correre è proibito e chiunque è autorizzato a sparare addosso a chi corre. Chi corre sta certamente impedendo all'Europa di ritrovare la pace perduta… E questo lo sanno tutti, quindi io non corro. Io cammino veloce. Come gli antichi marciatori greci, o come i finnici dai nomi impronunciabili, o i neri segaligni, a piedi nudi sempre primi al traguardo. Ma mi tengo in movimento. Per non essere individuato. Passeggio senza posa, sempre. Anche quando mi trovo davanti il filo spinato e i cavalli di frisia dei check point, coi militari che guardano stupefatti uno coi documenti in regola che, invece di starsene al riparo a casa sua, a godersi tutte le comodità della vita moderna, è per la strada, in mezzo alla merda di questa guerra infinita che infine - questo è certo - ci porterà la pace. E una Nuova Europa.
Io allora cammino sul posto. Alzo e abbasso le gambe. Segno il passo. Fino a che, finiti i controlli, non mi ridanno la carta magnetica e posso proseguire. Andare avanti.